14/07/2008
Se Dio non avesse voluto che ci toccassimo ci avrebbe fatte con le braccia più corte

Oddio non è che adesso che ho esordito con la citazione inneggiante all’onanismo selvaggio, rubandola ovviamente da uno dei manualetti di sopravvivenza con cui mi sono sollazzata nella toilette durante l’ultimo calvario postuniversitario (l’unico posto dove mi sono concessa letture scelte da me medesima che non avessero nulla a che vedere con la didattica delle lingue e letterature straniere) io mi senta meglio. La vecchiaia avanza. Sono sui trenta e mezzo e il tre davanti ai dati anagrafici comporta un certo cambiamento di stile. Nel senso che: 1) sudo di più perché la pressione è più bassa di prima. Conseguenza: inno popolare a San Condizionatore (in pentametri giambici per deformazione professionale), patrono di tutte le creature invernali che mal tollerano i climi torridi 2) la vista non è più quella di una volta e quindi gli occhiali mi servono per mettere a posto le lettere come si fa nei cassetti dei calzini e collant (io da brava ossessiva compulsiva li tengo tutti in fila in ordine per gradazione decrescente di colore). I bei tempi in cui potevo permettermi di tenermeli qui accanto al mouse e di inforcarli solo per pose sexy da segretaria semitroia o per controllare se i miei gatti stessero mordicchiando cavi fondamentali all’apparato telematico sulla lunga distanza sono ahimè terminati. 3) quello che la piattaforma ha fatto al mio blog nel corso degli anni mi impedisce di riconoscerlo e di farmi tornare la voglia di curarlo.
Allora … ragioniamo. La parte nostalgica si appresta a festeggiare i cinque anni di blog. A quei tempi non ci voleva la laurea in informatica con specializzazione sul settore html per mettere una foto tua e personalizzare questi orribili template preconfezionati. In verità ero già andata sul sito di tor vergata a vedere se mettevano il corso online perché effettivamente il titolo mi manca, ho ancora un paio di spazi vuoti sulla parete-angolodelsecchione del mio studio work-in-progress, e il senso di vuoto lasciato dalla SSIS dopo due anni di martirio pseudointellettuale è di per sé incolmabile. Meno male che la gente che mi circonda mi guarda perplessa quando prendo queste iniziative. Soprattutto quando le porto avanti. È che fondamentalmente non mi va (grazie a Dio ho desistito). Potrei emigrare su splinder e ricominciare da capo. Ma questo porterebbe alla chiusura definitiva di questo spazio, che avevo lasciato fondamentalmente a posto e mi son ritrovata peggio della casa di Dorothy in Kansas dopo opportuno intervento di tornado e strega dell’ovest in azione congiunta. E cazzo non ho le scarpette rosse. Cioè ho rispolverato un paio di sandali Regina Schreker fondamentalmente scarlatti che usavo una ventina di chili fa, ma non posso farci tre passi senza sottopormi al letale rischio di rovinose cadute, ridicoli traballamenti e vene varicose. Io sono ampollosa e prolissa con le parole (sto citando la mia prof di italiano della prima media… Dio abbia in gloria i suoi capelli color carota, la sua vocina stridula e monotono e i pasticcini che ci offrì quando andammo a casa a trovarla perché le avevano sfilato la safena dall’inguine… ed era tutta colpa nostra). Appunto lo sono con le parole, ma lo sfondo lo voglio scarno, chiaro, minimalista, sostanziale. Posso concedere al più una delle mie fatine color pastello a fare da cornice.. ma mi serve il codice, e devo inserirlo in una teoria di lettere e simboli che sembrano il mio msn quando i gatti saltano sulla tastiera e chiacchierano con i miei netfriends o i libri del mio ex ex ex ex ex fidanzato ingegnere (che mi ha ovviamente mollato alle soglie dell’altare anche per la mia intrinseca incapacità a decifrarli). Insomma le scarpette non funzionano, ma voglio tornare a casa! Non so che scrivere perché a parte la cellulite e le solite pippe sul mio aspetto, che avevo anche una vita fa quando ero il clone di anna falchi (tette originali), sono davvero felice. E soprattutto sono serena. E non pensavo che questa cosa l’avrei mai detta. E neanche pensata. Né qui sopra né altrove. Non so nemmeno spiegare cosa è successo. I problemi non sono certo finiti. Quelli ci sono sempre e non se ne andranno mai. Il template con cui mi presento al mondo anche fuori dal blog è effettivamente degenerato in una cosa che agli occhi non è bella da vedere, se paragonato a quello che c’era prima. Eppure se mi guardo non vedo più il chirurgo attento e folle che imbraccia i suoi arnesi tagliuzzanti verso la mia lingua o l’interno cosce (tanto per citare quelli di cui mi sono più pentita) e inneggia a qualche parola che finisce sempre con suffisso –one (mutilazione, glottoasportazione, liposuzione ecc…). Vedo una versione di me sorridente e calma, senza logorrea, amenorrea e diarrea. Mangio a tutti i pasti (o quasi). Se mi concedo un gelato non va a finire nel cesso di casa. Se mi devo sputtanare soldi continuo a prediligere il sushi, ma penso anche che c’è da andare da Ikea a vedere il tavolo della cucina perché gli spaghetti si mangiano seduti (seduti Valeria… i cuscini a terra non valgono) e la bolletta di fastweb da pagare. Di Lui non parlo. Non sono pronta. Se qui sopra ho detto peste e corna di quasi tutti gli imbecilli di cui mi sono circondata nel corso della mia vita so con certezza che Lui qui sopra non c’andrà a finire. E io non ho abbastanza credibilità per parlare della gioia. Anche quando smette di essere muta e ha qualcosa da dire. Certo che mi parla, ma lo fa sussurrando piano piano perché le mie orecchie sono delicate quanto la mia bocca è aggressiva. Non ho rimpianti su nulla. Ho amato moltissimo e sono stata amata altrettanto. Ho avuto dalla mia vita tutto quello che ho sempre spasmodicamente ricercato: amori impossibili e tormentati, di quelli per cui si scrivono fiumi di parole; indimenticabili flirts che hanno pompato la linfa nel mio corpo altalenante e mi hanno fatto girare sulle montagne russe, mi hanno mandato in paradiso e poi all’inferno e poi in punizione e poi in visibilio. Mi hanno dato tutto quello che cercavo: passione, instabilità, tormento, notti insonni, incubi, lacrime gridate e lacrime sommesse. Insomma cose di cui scrivere pagine adolescenti che non smetterò mai di amare. E che non mi pentirò mai di aver concepito. La cosa fica è che l’amore adulto non perde nulla di tutto questo, ma assume una qualità che a tutto quello che c’è stato finora è mancata come il coperchio sulla pentola in cui lessi il cavolfiore (lo mangi ed è buonissimo ma ti puzza tutta la casa): la sicurezza, la certezza, l’assenza totale di pippe mentali. L’amore adulto ti prende in una mano, ti ci racchiude anche se pesi sette quintali e sei due metri e ti culla al ritmo che stabilisci tu. Ti consente di cacciare le palle ed uscire fuori dal guscio quanto ti pare, ma non smette di essere un morbido giaciglio in cui cercare riparo, conforto, amore per se stessi o anche il semplice riposo. Eh sì… finalmente ho imparato a dormire in due. A vivere in due. A condividere veramente senza desiderare di fuggire da nessuna parte. E non ho dovuto seguire nessun corso accelerato per corrispondenza. È successo e basta. E se sto zitta è solo perché un po’ rosico che tutti mi dicano che questo mio status di serenità dipende dalla sua presenza. È ovvio che è vero. E non sono più il finto supereroe che fatica ad ammetterlo. Ho fatto pace con la mia umanità molto più di quanto io stessa sia disposta ad ammettere in pubblico. Ma la novità è che probabilmente per la prima volta in vita mia ho incontrato una persona che non ha avuto solo pretese, ma che mi ha concesso finalmente lo spazio di amarmi e Dio solo sa quanto avessi disimparato a farlo. E una volta ripreso a voler bene a me so che non smetterei anche se lui se ne andasse (devo scrivere un manuale di autoaiuto: “donne che amano troppo la pastasciutta: come sopravvivere al trauma abbandonico, superarlo ed essere felici”. Non ho ancora capito bene come funziona perché mi sono rifiutata di razionalizzare per principio, però ora so che l’amore che posso offrire da quando mi voglio bene è di qualità infinitamente migliore. Non ci sono ragnatele, né pantani (non il ciclista, parlavo come sempre da bravo cigno dei soliti acquitrini stagnanti). Non ho più bisogno di contorcermi e strisciare per sopravvivenza. So volare ora. Non avevo mai smesso di farlo e non me n’ero accorta. L’avevo scordato perché ero troppo occupata a punirmi o a farmi del male per colpe che ora so di non aver mai commesso. È come se mi avessero concesso un premio bonus dopo tutto sto dolore di cui io mi sento in buona parte responsabile, anche se ho avuto un valido aiuto dalle paranoie delle persone che ho avuto accanto. Ho smesso di sognare una vita color pastello perché ce l’ho già e l’ho sempre avuta. E posso finalmente avere a che fare con tutta la tavolozza di colori senza paura. Non temo il vermiglio del sangue, il marrone della terra e nemmeno il bianco panna delle nuvole e degli abiti da sposa. Li so gestire. Mi hanno inserito una funzione definitiva nell’hard disk interno e non può crashare perché c’ho lavorato sopra e non smetterò di farlo. So che ho scritto l’ennesimo papiello che poche persone avranno voglia di leggere. Probabilmente qualcuno lo riterrà noioso più del solito perché la suspance della sofferenza è più divertente da leggere delle morbide ed ovattate e fresche onde della quiete. Ma io che ho sputato qui tanti dei casini che hanno colorato di fosche tinte la mia adolescenza, ci tenevo almeno a postare a tutte le persone che hanno diviso questa roba con me il più tenero e sereno dei sorrisi.
Valeria (che del cigno non ha quasi più bisogno)
17:35
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07/05/2007
RE-PU-LI-STI
Non c'ho mai capito una sega della divisione in sillabe. Alla soglia dei trent'anni non credo che mi applicherò. Già dilettarsi con gli acronimi prediletti da Mrs Moratti è avvilente (signora la prego mi dia due chili di PECUP.... Amore ma hai scoreggiato? Oh sì tesoro... con tutti quei peperoni mi è scappato un gran bel POF ecc ecc). Figuriamoci se mi metto a sollazzarmi su cose che non ho mai avuto voglia di imparare. Virgilio mi ha mandato una mail. Ovviamente non a me personalmente (anche se il mio egocentrismo avrebbe avuto un orgasmo nientemale) e mi ha detto che cambia tutto e io mi sono sentita come il gattopardo sotto le stelle .... che sussurra che bisogna che tutto rimanga com'è. Ma non quello di Lampedusa che si fa tre pippe consecutive sul riassuntino di tutte le vite dei protagonisti.... Io dicevo proprio quello del film... con quel gran pezzo di fico di Burt Lancaster (se penso che una volta i sex symbol erano lui, Clark Gable e Paul Newman e adesso abbiamo Daniele Interrante medito una reincarnazione in una vita precedente di almeno una decina di generazioni). Comunque quel Burt lì, che cammina sotto le stelle e chiude tutta la faccenda in quella passeggiata notturna perché non c'è altro da dire, o forse perché a Lampedusa non avevano ancora insegnato come si chiude un libro. Soprattutto quando è bello come il suo. J Insomma tutto sto casino (sono la solita... la lobotomia sissina non sta facendo effetto) per dire che questo repulisti mi spaventa un po'. Mi sono anche scese due lacrimucce.... proprio non mi riesce di adattarmi alla naturale evoluzione delle cose. Sono la vergogna di tutte le giannaschelotto degli ultimi tempi. Io e i distacchi abbiamo litigato troppo tempo fa perché io possa ricucire il rapporto. Non mi piace quando le cose cambiano. Faccio i capricci come i bambini di tre anni (la mia approssimativa età emotiva su per giù). E allora dico.. vabbè chi se ne frega che sono le due... faccio un giro sul blog. E vado da halya e dal guitto... che da sempre sono le mie prime mete bloggiche quando mi viene la nostalgia canaglia. Appunto... da halya trovo la morte.... Una morte datata ben 5 marzo 2007.. Parentesi: minchia da quanto non scrivo.... E minchia sto correttore di word, a cui la miNchia non piace... (manco a me se è per questo... sono diventata frigida per scrivere su frigidaire in attesa di tempi migliori)... e me la trasforma in miSchia come se fosse meglio... secondo lo stesso principio di illogicità che mi ha fatto consegnare a tre sale di doppiaggio il mio curriculum su cui figurava che ero laureata all'università degli Studi di Perugina.... A studiare cosa poi? Cioccolateria applicata? Dio dalla stazza raggiunta ho rischiato la laurea honoris causa.... Peggio di Valentino o Vasco... tanto sempre Rossi sono... e comunque... cazzo volete se io ste cose le faccio sempre di notte quando devo alzarmi poche ore dopo e Bill Gates italico non sa la geografia???) Fine parentesi, altrimenti ne apro un'altra in cui mi rendo conto che sto peggiorando e non sta bene. Dicevo... halya..... ma accidempoli.... (quest'imprecazione è un eufemismo per rendere omaggio al tuo miglior abito da sera. N.d.C. Nota del Cigno) ma ti pare che mi muori il 5 Marzo così dal nulla? E chi sei? Stalin??? Devo ammainare la bandiera rossa sopra il Cremlino? (per lo stesso principio di cui sopra, secondo l'italico Bill Gates, quella cosa con le guglie d'oro in mezzo al centro di Mosca è una specie di gelato con lo stecco (vaniglia ricoperto di cioccolato) che mangiavo quando andavo alle elementari. C'ho fatto la prima crisi bulimica della mia vita e vuoi che non me lo ricordi??? Tutta la notte a vomitare in braccio a mio padre... e quando c'è lui di mezzo i ricordi diventano limpidi come la pipì degli angeli... che notoriamente non hanno ureteri. Vabbè ora mi stendo sul lettino come Groucho di Dylan Dog e non ne esco viva nemmeno entro domattina. Non si parla di mio padre a maggio.... Non si parla di morti. Ho smesso. (si si come con le sigarette ahahahahahahahah vabbè taccio e faccio un sacco di frasi che cominciano con comunque.. il che significa che ho perso il filo, che ho divagato, che ho messo un sacco di virgole e che tutti mi diranno che sono difficile, complicata, isterica, cervellotica e io sghignazzerò perché hanno mestamente ragione). Comunque (appunto.... Signora mi vende tre metri di filo conduttore? Sta proprio lì accanto al pecup a fette di cui facevo cenno righe fa) Comunque (ci risiamo) pure mio padre c'aveva le manie di grandezza e s'è fatto venire in mente di schiattare il 5 maggio come napoleone... e poi mi chiedevano perché odiassi manzoni... vabbè ora sparo un altro comunque). No ok. Posso ancora farcela senza. Ma cazzo tutti con queste date altisonanti e/o storiche e/o. punto (ci stava). Non sta bene. Non è carino. Come se io mi facessi venire in mente di morire... che ne so... il 14 luglio e tutti giù per terra a darmi bastiglie per il mal di gola (ognuno c'ha le sue. Io non prendo lexotan, non mi drogo dall'ultima volta che sono stata a centocelle, il sabato sera prendo le benagol nuove al lampone al posto di quelle boiate che si calano i miei alunni, ma in compenso il numero dei miei gatti è salito a dieci e ormai sul mio lettone devo fare a cazzotti per vedere se c'è un po' di spazio per me. Insomma halya... va e non morire più. Sai che non lo tollero. Poi ora viene il tuo compleanno e ti ho fatto una marmellata di rose che finalmente verrò a portarti di persona come mi riprometto da pasqua. L'ho fatta davvero la marmellata eh... ho scaricato sei ricette diverse da internet e ho fatto il collage. Veramente sa un po' troppo di limone e la trovo francamente un po' anemica, ma so che mi aiuterai ad aggiustare la ricetta. Le rose rosse non fanno profumo. Non servono a niente come tutte le cose troppo appariscenti (i miei capelli, il mio sedere, il mio dolore). Quelle bianche, rosa o arancio però mi hanno invaso la cucina con lo stesso profumo che il mio naso virtuale immaginava tutte le volte che apriva il tuo blog. E l'eccesso di limone era inevitabile. Doveva andarci mezzo limone e ce n'ho messo uno e mezzo perché pensavo a te e noi due siamo abituate ai sapori amari. E ci metteremo almeno tre stecche di vaniglia di quelle che per trovarle devi girarti almeno tre supermercati. Io e te sappiamo come.
Beh ero già fin troppo sconsolata dalla prematura dipartita di halya e dico vabbè fammi andare dal guitto sperando che l'interpol non mi faccia la tracciatura dell'accesso e la mandi al kgb tramite le indiscrezioni della gestapo. E cazzo trovo il guitto fermo a gennaio con la memoria e nel bel mezzo di un suo repulisti ancora più storico. Beh col guitto è nell'ordine delle cose andare sul blog e sperare di trovarci almeno il blog. Ci ha costretto per anni a fare orribili sedute di back up delle sue parole preziose casomai ci venisse il golio di leggercele per più di tre volte di fila. Non conservo ormai più nulla di quegli splendidi file. Li ho cancellati personalmente un giorno in cui avevo mi ero messa in bocca le parole esta vida nueva e avevo stabilito che paola e chiara erano meglio del miglior cohelo di periferia. Il giorno in cui ho capito che qualora avessi voluto rileggere i suoi post non avrei dovuto fare altro che chiederglieli. Guitto mi dai i tuoi post? Guitto me lo fai un sorriso a occhi bassi guardandomi di lato? Potrei scriverci un libro intero e diventare famosa ogni volta che ti tiro fuori dal cassetto dei ricordi e sorrido a pensare a come siamo stati scemi, avventati e meravigliosi. Non ho fatto così tante follie nella mia vita, a dispetto di quello che dice mia madre quando mi cospargo la cellulite di fango guam. Una delle ultime m'è costata troppo cara. Quella che abbiamo fatto insieme è probabilmente quella su cui mi viene più da sorridere. È bello potertelo dire. Tornare qui e dirvi le cose, a te, a Lina, a tutti come se gli anni non fossero passati. La mia vita ha raccolto tanti cestini di vimini carichi di frutta fresca, qualche verme, panini col burro e crostate. Ma quello che ho lasciato qui per me c'è ancora. Voi ci siete ancora. Sento il profumo quando mi metto sul treno del passato e scorro i vagoni all'indietro, a cercare le cose belle che ho lasciato a sbiadire e a ricordarmi chi sono. Mi servono quando devo capire in che direzione sto andando. Ho un giardino come questo in ogni bosco in cui sono stata negli ultimi ventinove anni. E se halya vuol morire come Stalin sulla piattaforma di Virgilio che lo faccia pure. Basta che non mi muore Lina coi suoi occhi buoni e la calza della befana e le cazziate quando parlo di sesso in maniera troppo nouvelle vague. Il guitto vuol far piazza pulita sul suo blog.... E che lo faccia... basta che sia da qualche parte nel mondo e che respiri e che qualche alito di vento gli ricordi quanto è bello stare a questo mondo nonostante i casini. Se non fossero le tre e mezzo passerei almeno dai blog della strega, da quentin, dalla maga. Ma poi ho pensato... ma chissenefrega.... Signor Virgilio cambia quel che cazzo ti pare qui sopra. Narciso dorme acciambellato ad Olivia. Diana miagola per casa. Guaio sta fuseggiando qui accanto. Biagio Bigio e Cioccolata ronfano coi pancini pelosi all'aria. Polly Pillola (perché mi ostino a dare il cognome terapeutico ai miei gatti) mi ronfeggia sulle ginocchia e fa la partita di ping pong con le mie mani che scorrono i tasti con velocità. Pallino si trastulla coi miei alluci. E Agata starà ninnando nella cuccetta a casa del suo nuovo padrone. Domenica lavoro a Roma e i miei amici senza virtualità vorranno venire a ridere e vedere il cigno alla sua prima esperienza di interpretariato serio (dove per serio intendo pagato e col contratto). E se non vogliono venire mi porteranno a mangiare una pizza a trastevere come da tradizione no? E la strega la posso chiamare così mi fa l'aggiornamento anche se io col telefono ci pesco poco. Ho detto tante di quelle parole inutili l'estate scorsa dentro un microfono che ancora mi deve tornare la voglia di dire qualcosa con le labbra. No no TRANQUILLI su Daniele non ho più un cazzo da dire. C'ho già rovinato mezzo blog e non vale la pena per uno che non capirà mai il profumo delle rose di cui sopra. Cioè d'istinto lo capisce, ma poi si perde a cercarsi i congiuntivi sul manuale di retorica. Capitolo sette e mezzo (in fondo son meno di nove settimane.. meno di quanto è durato tutto il delirio. Meno di niente.. che niente fu...). E ciononostante... gli manderò un messaggio al compleanno? Ci puoi scommettere. Proprio lui che era l'unico che doveva morire e ha voluto fare l'highlander come Bruce Lee. È morto? Nah. Io non faccio morire mai nessuno. Provvedono già in troppi qui intorno senza che io mi stia troppo a disturbare. Io sarò una vecchierella grassoccia con gli occhi luminosi e i capelli azzurri lunghi fino al culo che andrà al cimitero tutti i giorni all'alba per scegliere i fiori più freschi e colorati e questo me lo consentirò solo quando non avrò più tanto futuro da vivere. Per ora mi barcameno alla meno peggio per arrabattare quello che c'è ed è già un casino così. Uscire dalla spirale di paranoia in cui guardare indietro mi stava portando è stato ben più che ostico. C'ho fatto i conti e mi sono guardata a lungo dietro le spalle prima di guardare dritto davanti e vedere in maniera chiara e limpida dove volevo andare. Dove sono? Credo in un bel posto, in cui il rientro a Roma si avvicina a passi da gigante e l'anno scorso Roma era una favola di sti periodi. Cavolo se non me lo ricordo.... Prima che arrivasse il caldo torrido che ha mangiato sogni e ha portato incubi. C'erano i colori, quelli che io stessa avevo messo in camera mia rivestendo i mobili di giallo e celeste. E co tutto che a sto cazzo di mondo le certezze so poche lo so che li ritroverò lì esattamente dove li avevo lasciati. E sotto la polvere non ci saranno fantasmi perché i sorrisi degli alunni e le carezze dei micetti li hanno cacciati via. E io il boato che ho sentito a scuola quando ho detto "ragazzi guardate che in gita vi c'accompagno io" non me lo scorderò mai. Perché quel tuono mi ha svegliata e mi ha ricordato troppe cose che avevo messo in tasca in attesa del sospetto della primavera. Aktrisa Vesna. Zima net. No vsegda pozhalujsta
04:10
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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01/02/2007
NASCOSTA
02:37
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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01/12/2006
MUTE BLINDNESS
Ma porca put... uff. risbuff.. non mi viene manco una frase che non finisca senza una parolaccia o un qualcosa per cui sarò rimproverata dalle mie mamme putative del blog. Stasera mi sono veramente girate e io quando sono davvero arrabbiata so fare solo una cosa. Scrivere. E fino a qualche tempo fa scrivevo qui tutte le cose che mi facevano incazzare a morte. Adesso ci scrivo il minimo indispensabile perché pure le mie rabbie devo proteggere dagli occhi indiscreti. E sono anche stufa di sbattere qui sopra le mie mutande sporche, in questo mondo così piccino che fa finta di essere ovattato, ma che non lo è affatto. Non lo è per me che ho mangiato alla stessa tavola con quasi tutte le persone con cui ho interagito qui sopra. Mi tocca fare la signorina bon ton e dire a tutti che qui ci stendo solo il bucato delle serate vip, i reggicalze e la coulotte di pizzo color cielo di maggio. E non vi dirò certo che l'ho comprata al mercato di san Silverio sotto casa vecchia all'esorbitante cifra di un euro, mentre Assan il fioraio provolone mi scontava le rose gialle e i tulipani in cambio di un mio semplice sorriso. Non vi dirò che ho vissuto questi ultimi due anni da dietro una lastra di cristallo con cui mi illudevo di eludere la pioggia e le pozzanghere, perché voi non sapete quanto Roma sappia essere bagnata e ostile quando ci si mette d'impegno. Non ho girato con le medaglie al valore civile appuntate sul petto perché minchiasonoancorainpiedi. Ogni santo giorno mi sono messa la mia bella mascherina color alba_autunnale_prima_di_infila re_la_porta_della_metro (adoro coniare nuove tonalità) e l'ho portata in giro e ho sorriso e ho finto. Non è quello che facciamo tutti no? Fingere e sorridere. Lasciare i guai dietro la porta e i pezzi importanti di te a marcire nel tuo letto disfatto che puzza ancora di sonno e di caffè o di un amore stonato per cui è ora di cambiare le lenzuola. Beh mi sono adeguata. Ho canticchiato you won't see me cry sottovoce mentre mi infilavo dentro il primo 916 che mi capitava a tiro e mi confondevo tra la gente con i segni del cuscino sul volto e gli aliti di caffelatte e le ascelle sudate di chi non ha avuto tempo di passare dal bagno prima di uscire. E se non ce la facevo me ne stavo qui rinchiusa a sognare un'altra vita tra le mie lenzuola con le stelle e le lune e l'ammorbidente alla vaniglia, che mi addolciva l'umore e mi coccolava i sensi nelle giornate uggiose. Quanto devo ancora scontare le mie poche sortite in palcoscenico senza la maschera dell'agrimonica allegria? E che cazzo almeno potevo aspirare a pretendere che chi m'ha forzato fino all'esasperazione ad uscire a volto scoperto c'abbia capito qualcosa di me, che abbia compreso quanti film di Von trier ho visto e che abbia realizzato fino a che punto posso arrivare ad essere cogliona quando sono senza difese perché il mio cervellino malatino ha fatto dlin invece che dlon. E invece. Non c'è pace. Non c'è tregua. Non c'è trippa per gatti (ti voglio bene Lou, anche se non te lo dico mai). Non c'è nulla. Me ne sono stata in isolamento telematico forzato causa alice con le mestruazioni. Potevo tornarmene a Roma e lasciare i casini di adsl al natio borgo selvaggio. Rivedermela col signor fastweb e non pensarci. Ma la tentazione di tenere internet furiosamente inattivo era troppo forte e seduttiva per non lasciarmici trascinare dentro. Torno stasera. Il giochino cerebroleso in vacanza da giorni. Ogni benedetta sera fuori con Madda a sfoggiare una calza diversa dall'ultima volta in cui ho svaligiato calzedonia in una crisi di shopping compulsivo e compensativo. Sentirmi come quando avevamo sedici anni e dovevamo tornare alle undici e mezzo perché domani c'è scuola. Ritrovare le piccole abitudini di una vita fa. Non sognare. Non pensare. Non ricordare. E sorridere fino alla paresi perché tanto fin quando hai il kajal negli occhi possono sempre pensare che hai lo sguardo da geisha che sa dove mettere le mani (e come usarle) e non che vivi coi cadaveri e i fantasmi negli occhi. Io non parlo dei miei cadaveri. E non parlo dei miei fantasmi. Chi mi conosce dovrebbe saperlo. Che me li porto conficcati negli occhi, ma che li proteggo dagli sguardi indiscreti a colpi di ombretto perla pura glitteroso. Ecco appunto, lui è un altro cadaverino purtefattino che mi porto in mezzo alla fronte. Un fantasmino di passaggio di cui spesso mi scordo in virtù della mia naturale propensione ad occuparmi di spettri molto più mastodontici e che hanno avuto sicuramente più rilevanza nella mia vita. Io non parlo di lui. C'ho rinunciato in partenza perché non sono mai riuscita a trovare parole adeguate. Lo nomino di sfuggita quando posso, solo per sentire come mi suona il nome in bocca. E suona amaro come il fiele, come tutti i nomi con i dittonghi dentro. Come tutte le persone che non mi lasciano in pace con i loro pensieri putrefatti. Non potete marcire dentro il mio cervello come tutti i cazzo di fantasmi che si rispettino? No? Dovete venire a rompere le palle sul forum dei cerebrolesi. Come se io passassi le serate a parlare con lui come facevo con te. Come se io passassi le serate a parlare di te. No tesoro. Per quanto io stia ancora qui a reagire di fronte alla tua ennesima cattiveria gratuita e maliziosa nei miei riguardi non sono imbecille fino a questo punto. Certo non si può pretendere che io stia lì a lustrargli gli stemmi di guerra, ma cazzo non ho mai consentito a nessuno di esprimere un solo giudizio tra tutte le persone che sono state in mezzo a noi due. Ho fatto la brava bambina in mezzo ai cerebrolesi. E probabilmente avrei dovuto dire tutto come ho fatto qui nel mio mondo e levargli il diritto di parola per sempre. Farlo senza manco esprimere giudizi. Semplicemente raccontando la cronistoria per farmi compatire, consolare, coccolare, o per svuotarmi lo stomaco dalla rabbia. Ma non l'ho fatto. Ho recitato il ruolo alla perfezione. Ho fatto la signora col cane e l'ombrellino (lei che ne direbbe dottor Čechov? Lo scriviamo sto finale stavolta o li lasciamo ancora a Jalta a farsi i cavoli loro?). E invece no. La cretina ha taciuto. E sarebbero bastate un paio di citazioni per segargli le palle in quattro per sempre. Citazioni sue, non mie. L'ho fatto qui. Potevo farlo anche lì no? In mezzo alla gente che ci ha visti nascere e morire nello spazio di un click, a cui lui per primo avrebbe dovuto anche una minima parvenza di spiegazione. Alla gente che alle sue parole ci crede. O finge di crederci. E io muta. Alle elementari vincevo sempre io al gioco del silenzio sai? Era la caramella Rossana che ci regalava la maestra alla fine dell'ora il deterrente. Mica perché me ne fregasse qualcosa di tacere. O forse mi piaceva sfidare il mio essere una bambina esuberante. Era difficile stare zitti quando il mondo ti sembra ancora talmente affascinante da sforzarsi di trovare le parole per descriverlo. Ma poi tanto sono arrivati i cadaveri a rimettermi subito in riga e ad insegnarmi il gioco delle maschere. Perché senza indossarle non sei nessuno e la gente gioca a pallacanestro con le tue fragilità. Come hai fatto tu. E io sono stata zitta per tanti motivi. Non certo perché volessi sentirmi virtuosa o migliore della merdaccia che sono. Ma solo perché se qualcosa ti ha fatto male e tu ne parli il dolore s'ingigantisce e ti tesse addosso una ragnatela di saliva che fa finta di essere rugiada, per attirare più mosche e più vermi per la prima colazione. E io questo non lo volevo. Ero già stata al festival della bava del ragno e da brava libellula quale sono, sotto gli strati protettivi, non m'ero divertita. E quindi ho taciuto. E l'ho fatto solo perché io ci tengo ai miei fantasmi. Senza di loro di notte mi sento sola. È lui che ha scelto di esserlo e io, da bravo becchino dellamortedellamore che sa il mestiere, gliel'ho fatto fare. Avrei potuto dire tante di quelle parolacce, ingiurie, bestemmie e diosolosacosa. Mettermi a spalare merda fino a trovare un giacimento di petrolio in mezzo alle montagne del Molise o il mio cuore con sette bypass e quaranta cerotti sotto l'ulteriore cumulo di macerie non programmate e non incluse nel piano antisismico della nuova finanziaria. Potevo infilare le tette nella maglia di Totti e farle ciondolare sette volte (a zero) dietro al pulman della curva del Catania (Non spegnerete il nostro ideale. Noi non giochiamo sporco, noi abbiamo dei principi. Siamo leali a modo nostro e fuoco dell'etna e vaffanculo tu e il vulcano) ma probabilmente non avevo abbastanza testosterone per concepire un tale puttan tour dove ero io il puttan e tutti gli altri il tour. Perché è questo che si dice. Che t'aspettavi scusa? È normale che sia andata così, tanto t'ha già scopata e se ti cerca è solo perché magari gli sei pure piaciuta e vuol fare il bis alla prossima volta che diventi talmente stupida da crederci ancora. E io a difendere, giustificare, invitare al silenzio anche quando avevo una voglia matta di parlare e dire tante parolacce, senza ritegno, a mettermi il disco in testa: tu non hai capito un cazzo di questa storia per favore parliamo di Berlusconi che almeno ci divertiamo (a proposito san Silvio patrono di Arcore, vedi di non morirmi proprio ora altrimenti, per come son messa, mi tocca passare le notti anche con te. E ululare alla luna invece di farmi i soliti sogni tranquillizzzzzzzanti stile mia madre che muore, mia sorella che si butta dal balcone e i miei gatti infilzati a spiedino dal teppistello che mi alzava la gonna quando le mie cosce erano ancora in fase ah_però_niente_male e io andavo a citofonare a papà perché non avevo le palle per difendermi da sola. Senza contare che la tua roccaforte molisana come minimo ti erigerebbe un busto a due passi da casa mia e a me toccherebbe dare via i gatti e prendermi un cane per portarlo a pisciare in un luogo divertente e dignitoso per l'uso). Invece no. Sul forum dei cerebrolesi si insinua addirittura che io possa aver istillato commenti e parole che io non mi sognerei manco di concepire verso una persona che non sono mai riuscita ad odiare, a dispetto della sua fervente diligenza a tirarmi fuori pensieri ricchi d'improperi. E tutto questo mentre io me ne stavo qui a disintossicarmi da internet e dalle persone che ci vivono, a cercare di mettere toppe alle mie scelte di vita matricoleggianti che mi fanno rimpiangere le giornate perse dietro al lavoro massacrante, ma pieno di fascino, ritmo e vita e colore e creatività o meglio me ne stavo a festeggiare il mio ventinovesimo compleanno con la mia torta preferita con la crema alla nocciola e le scaglie di cioccolato al latte e il pan di spagna e i fiorellini di glassa colorata e auguri Valeria e una sola candelina perché il dolce è piccino perché i miei amici sono pochi ma buoni. Un cazzo di compleanno per cui avrei dovuto ricevere almeno uno straccio di impersonalissimo messaggio al cellulare. O devo pensare che gli zahir non le fanno queste cose e con la scusa dello zahir che non si deve incontrare ti sparisco di nuovo in preda all'ennesimo attacco di diarrea e tu pensi che sei stata veramente scema a provare tutte quelle cose per un uomo che di fronte a te è capace solo di scagazzare il cesso di casa di mammà. E pensi davvero che tutto il contorno te lo sei inventato, che quest'amore non è mai esistito, che se l'è sognato il tuo cervello malato per fare finta di essere fuori dalla merda, per non dover ammettere che sì stronza, sei fragile come un vaso di vetro incrinato all'interno e levati quella cazzo di maschera finta che tanto alla storia di valeria_la_roccia non ci crede più nessuno. E che t'hanno sbagliato nome perché non sarai valeria mai più e da oggi in poi mi faccio chiamare Giuseppina, Giovannina e divento una ina qualunque che non crede più alla magia o al potere catartico degli eventi. Ma io c'ho l'arma segreta. Tiro fuori il meglio Simon&Garfunkel dalla preistoria delle mie musicassette e me lo sparo a palla: I am a rock... I am an islaaaaaaaaaaaand. Anzi ora me la scrivo tutta così mi ricordo chi sono e perché ho cominciato a fare questo mestiere quando ancora non sapevo fare le divisioni a due cifre:
A winters day
In a deep and dark December;
I am alone,
Gazing from my window to the streets below
On a freshly fallen silent shroud of snow.
I am a rock,
I am an island.
I've built walls,
A fortress deep and mighty,
That none may penetrate.
I have no need of friendship; friendship causes pain.
Its laughter and its loving I disdain.
I am a rock,
I am an island.
Don't talk of love,
But I've heard the words before;
It's sleeping in my memory.
I wont disturb the slumber of feelings that have died.
If I never loved I never would have cried.
I am a rock,
I am an island.
I have my books
And my poetry to protect me;
I am shielded in my armor,
Hiding in my room, safe within my womb.
I touch no one and no one touches me.
I am a rock,
I am an island.
And a rock feels no pain;
And an island never cries.
11:34
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16/11/2006
SE TI SI ALLAGA LA CASA E PIANGI PEGGIORI LA SITUAZIONE
Ho creduto di essere unica e speciale. (Tu sei unica e speciale altrimenti non sarei qui a tenderti la mano - semicit). E dove cazzo sei? Anche queste sono parole che devo dimenticare. Rimbombano. Voglio fare navicelle fino alle cinque di mattina. Scoparmi chi capita. Dimenticare. Alzarmi tutte le mattine senza provare rabbia. Dimenticare. Riuscire a fidarmi delle carezze che mi stanno facendo per leccarmi le ferite. Dimenticare. Farmi scovare fin dentro il nascondiglio. Dimenticare. Manco dell'affetto son degna. Dimenticare. Nemmeno una parola ti posso dire. Dimenticare. Mi arrivano i txt degli sconosciuti con i messaggi per me. What the hell am I doing here???? Ci sono mani a forma di mani e mi toccano alla base delle autoreggenti. C'è l'olio sul comodino. C'è il mio comodino. E casa mia. Dimenticare. C'è la mano che dondola la culla e io sono il bambino. Dimenticare. C'è lui con quegli occhi cosi innocenti e profumati di passato remoto che dice chi t'ha fatto male Vale? e si fa tutto il viaggio intercity Firenze-Napoli centrale dicendo tu sei un cucciolo, tu sei bella come una principessa. E diciamo che su questo ho barato perché mi sono comprata il diadema di strass di Barbie e me lo sono incastonato tra i capelli, anche se l'unica persona per cui sono stata una principessa è mangime per vermi casertani. Dimenticare. Però mi piace che mi guarda appisolarmi dopo la notte insonne e mi dice come cazzo fai ad avere questo viso con la nottata sulle spalle. E io sorrido e dico ho le mie risorse col sorriso sornione e accattivante di quando ero bella davvero e mi sento la regina di Castiglia che ha tanto bisogno dell'adorazione del popolo. E mi guardo allo specchio e comincio a riconoscermi anche se sto cedendo al ricatto della vita che mi circonda che mi vuole così e non collì. E sorrido, ma seriamente, con le labbra umide e cosparse si glam shine glitterato, con le spalle ed il collo nudo, quello del cigno che avevo scordato di essere, che sa di un body sorbet al lampone comprato in una delle peregrinazioni fuggiasche messe in atto per dimenticare. Ma non c'è aereo che tenga contro i cazzotti nello stomaco. Non serve nemmeno lui così dolce, infinitamente dolce, immeritatamente (per me) dolce, che sa di buono e mi implora di fargli leccare le ferite che io amo sputazzare da me. Il dolore è come il cancro. Non si cura. Si combatte. E se vince lui gli effetti collaterali sono pazzeschi. E proprio quando ti sembra di essere andato giù fino al fondo del pozzo di Samara ti telefona Alberto e ti dice che gli dispiace per averci fatto preoccupare tanto, che certe volte il dolore è insopportabile e il salto nel vuoto sembra l'unica scelta. Ma se lui che l'ha fatto dice che è na cazzata ci sarà un motivo no?. E io campo tutti i santi giorni per quell'alchimia di destini che mi ha consentito di sentire ancora la sua voce. Mi siete mancati, presto camminerò e voglio andare a comprare il gelato alla nocciola che ti piace tanto e fare una passeggiata per il corso in mezzo alla gente. E tu ti accorgi che sono tutte cazzate e che dalla vita pretendiamo sempre troppo e io ce lo porto Alberto in giro per il corso a guardare le vetrine, se a lui basta questo per sentirsi ancora vivo. E parliamo di Nietzsche e dei Cure e della sua chitarra o dell'università o di tutti i libri che avrebbe fatto meglio a non leggere se voleva conservare un minimo di lucidità emotiva. Oppure fare come fanno i coglioni di adesso che ascoltano la house e muovono il culo a ritmo di una musica che la musica non sa manco cos'è e si vestono come i camerieri e come le cocotte e guardano programmi dementi in televisione e sono molto più felici di noi. Dimenticare. Si se c'è il sole sul corso si può dimenticare. Io ce lo porto Alberto, anche con tutto il carico di dolore e la zavorra dei gesti inconsulti che si chiamano follia di nome e disperazione di cognome. Perché io e le seghe mentali siamo amici e non ho mai avuto né l'età né la testa per calarmi una pasticca e non pensarci. Vieni a segare con noi. Ci manca il verme. No io quello ce l'ho. Basta che mi guardo un po' indietro e ne sfoggio una collezione. Ma non mi sono ancora arresa. Per questo probabilmente mi farò accarezzare il seno da quell'altro lì che sta deragliando pericolosamente in mia direzione e probabilmente dopo fumeremo una sigaretta, nudi, e rideremo insieme a Mr Johnny Walker sulla precarietà di questo nostro incontro. Perché non ho altro destino che rinascere nuova ogni giorno e in questo cammino non voglio nessuno a contarmi i passi. Perché chi lo fa mi sta mentendo perché mi vuole succhiare quel po' di nettare che m'è rimasto e vuole ciucciare da dentro il mio corpo le stille di allegria e colore che ho faticato a trovare in mezzo a tutto questo casino. E campare di rendita con quelle alla faccia mia. Se ti volevo ai miei piedi ti rigiravo come un calzino. Invece ti ho messo di fronte alla faccia della luna più butterata e satura di crateri che sarà anche disarmonica e patetica, ma santiddio è la mia. (credo che avrebbe detto Si sono semplicemente un coglione, ma di quelli drammaticamente epici. Ed io, cogliona al quadrato, l'avrei ascoltato). È vero. Olivia non mi fa più scrivere. Ha deciso che mi deve ronfare sulla tastiera. Diana s'è presa il cuscino e Guaio ha stabilito che mi deve mettere in disordine tutte le carte che devo consegnare in segreteria. Penso di aver trascorso gli ultimi due mesi con le creature più meravigliose della terra. Niente a che vedere con quello che mi parla tramite txt di altrui conversazioni, quello di Se mi faccio male stavolta dovrò essere solo io. E cazzo perché scegli sempre me alla fine? Quello di Ho intenzione di farti vedere quanto bello posso diventare grazie a te. S'è oscurato il quadro. Non ho pagato il canone della tv via cavo. Insomma è una manchevolezza sempre mia. Solo mia. Vedrò di scaricare gli episodi persi da emule se ci riesco. Solo che non so cosa digitare alla voce search. Non so nulla e nulla voglio sapere Wake me up when Novembre ends. Gioco con le navicelle e i soldatini. Parlo in un forum di cerebrolesi attaccati alla classifica. Ma ci vado da sola tutta timida timida e abbandonata nella steppa col fagottino di stracci sulla spalla caucasica e l'occhio a piccola fiammiferaia mode on. Martedì è il mio compleanno e probabilmente lo passerò a letto con uno sconosciuto a fare finta di essere felice serena e fica e spiritosa perché ho comprato chili di cerone sotto cui nascondere le cicatrici e col cazzo che qualcuno si permetterà di sindacare ancora su di esse. No io non mi svendo alla malinconia e se ora piango come una fontana sta sicuro che non lo vedrà nessuno. Vedranno tutti la strega maliarda che ho smesso di essere secoli fa e nessuno si accorgerà che invece sono solo una fatina timida che ha scordato di credere al potere della sua magia.
08:38
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27/08/2006
CONCERTO D’INFERNI: A CIASCUNO IL SUO
Qui qualcuno chiede un'assoluzione su cui credo di dover riflettere bene. Sono turbata e confusa. Almeno sul mio blog non devo negarlo... oddio mica tanto... a quanto pare ho rischiato la denuncia da una madre isterica, che non ha ancora compreso che, se vuol capire le ragioni per cui ha cresciuto un rampollo privo di appositi attributi, che si dibatte per affrancarsi dal suo marciume come un pesce appena abboccato all'amo, non deve far altro che guardare in direzione di uno specchio... tranquilla Miss Sicilia 1975, le parole di una cretina che parla bene, ma passa 4 mesi della sua vita a spostare navicelle da una galassia all'altra per non incappare in soggetti pericolosi e nocivi come tuo figlio, non arriveranno alle orecchie dei giurati per il concorso di madre dell'anno. Ti vestirai bene, farai il pollo alla cacciatora e vincerai tu. Però vedi di non scassare le palle se mi permetto di citare le minchiate che tuo il frugoletto s'è inventato quando aveva deciso di non mentire a se stesso sul MIO blog. L'ha dette a me e ne faccio quel che mi pare. Nessuno gli chiederà il copy right, che spetterebbe ai meri lavori di fiction, perché quell'imbecille che hai partorito c'ha creduto quanto me a quelle minchiate. Chiaro? Vai a minacciare altrove... che ne hai accanto di povere vittime da tenere sotto lo schiaffo. Il DNA non mente mai. (Non t'illudere che sia una faccenda intellettualoide che viene tanto apprezzata tra le tue mura domestiche. Me l'ha solo detto Lorenzo Flaherty nell'ultima puntata di RIS). Basta veleno. Mi inquina la testa. Sono stata così isolata dal mondo per non doverci avere a che fare. Mi volevo proteggere. Non lo volevo tutto questo. Ma non m'ero scavata una fossa abbastanza profonda e i miei dolori erano troppo sotto gli occhi di tutti perché io potessi nasconderli a quelli di chi me li avrebbe usati contro. Vengo da un buio troppo nero per far finta di nulla. E ho tentato di nasconderlo troppo a lungo. Ora lo so che da certe cose non si guarisce mai. Ma che la vita può essere inestimabile e gustosa anche se ti porti dietro lo zaino con la zavorra dei cadaveri, il tuo compreso. Se non ci passi in prima persona non lo sai a che limite si può arrivare. Io sono arrivata a stare in piedi sul davanzale, perché tanti dolori messi insieme a volte sanno essere davvero insopportabili. Ma io il salto non l'ho fatto. Ho scelto di guardare il panorama e di lasciarmi meravigliare. Ho sentito il profumo dei fiori invadermi le narici, ho sentito l'allegria delle voci dei bambini, gli spruzzi della birra che gli amici ti schizzano addosso il sabato sera. Io sono amica delle mie piccole tragedie. M'hanno reso una persona migliore. A volte me lo chiedo come ci si possa sentire in una vita più leggera, superficiale, dove i pensieri sono lineari e le azioni non hanno centomila significati subliminali. Se mai ci sono stata a far quattro passi in quest'eden l'ho dimenticato come ci si sente. Ero talmente piccola che non sono riuscita a conservarne un'essenza. E a tenermela per me quando mi sembra di non farcela. Sarebbe bello. Ma non in questa vita. Sarebbe bello, ma non sarebbe la mia. E io i miei percorsi l'accetto così come sono, e per farlo mi sono fatta un culo grosso come una casa. Dopo certe cose non c'è nulla che sarà come prima. Eppure si va avanti. E quello che c'è alla fine della strada è sempre una sorpresa che val la pena di scartare come l'incarto dell'uovo kinder... che la sorpresa fa cagare da che mondo è mondo... ma vuoi mettere il golio di lacerare l'involucro a piccolissime strisce frastagliate? Vuoi mettere il gusto del cioccolato che si scioglie a contatto con la lingua? Che m'importa che poi dentro l'uovo giallo di plastica io ci trovi una macchinina, un papero o un coniglietto Daniele da smontare senza libretto d'istruzioni? Nonostante il contenuto io non sono ancora stufa. E su quel davanzale non ci finirò mai più. Voglio morire a 92 anni nel mio piscio, sorridendo come Oscar Wilde che sorseggiava un vino pregiato alla faccia della sifilide. - Che cosa fa Mr Wilde? - Non lo vede Mylord? Muoio al meglio delle mie possibilità :) e nonostante questo confortante pensiero non so ancora che fare. Per questa storia c'ho rimesso un'amica che poi non era tale e forse è meglio così, c'ho rimesso il mio spazio virtuale in cui mi ero nascosta per eludere le richieste del mio futuro che scassa i coglioni da troppi anni, c'ho rimesso quel pizzico di fiducia nel prossimo che m'era rimasto. C'ho guadagnato un monte di parole con la data di scadenza già trascorsa da tempo, parole a perdere, best before Aug 06, un catorcio di bugie, una più becera dell'altra, due multe che mi dovrò pagare col prossimo lavoro che mi devo inventare, una scopata che non m'è manco piaciuta, un altro fantasma che mi gira per casa dopo avermi fatto credere che si sarebbe occupato di me con ogni mezzo a sua disposizione (col cazzo che riusciva a farla a sta vecchia volpe che è arrivata sulle sue zampette dovunque se non mi sparava tutte quelle minchiate a raffica). E c'ho guadagnato una marea di baci e carezze che è stato davvero difficile scrollarsi di dosso. Sono probabilmente i più bei baci che io abbia ricevuto (dopo quello di G. accanto all'albergo dei cinesi vicino a termini, ma questa è un'altra storia). E non è facile convivere con il sapore del loro ricordo. Sono quei baci che hanno bisogno degli addii quando qualcuno decide di smettere di darteli. Quelli che proprio perché questo non è successo terranno una parte di me legata a quell'aeroporto ad aspettare per sempre. Ferma ed immobile, con le trecce e gli occhi lucidi e pieni di speranza. Non ce la voglio lasciare quella Valeria informe proprio lì ad attendere che le sue imperfezioni venissero amate. Me la voglio riprendere. Voglio portarla a casa sana e salva. E invece mi tocca lasciarla dov'è perché mi guardo e l'ho già persa di vista. E questo è ingiusto perché la Valeria che ho lasciato lì, in mezzo alla caterva di valerie che posso diventare, era quella più pura e quella che più meritava tutte le carezze che vorrei farle adesso che la cerco nello specchio e non la vedo. Non so più vivere le cose con equilibrio e dargli il giusto peso. E me ne starò nascosta fin quando non ritroverò un po' di stabilità emotiva. Non ho saputo proteggermi e difendermi. Mi rimane la testa alta e fiera, ma certe delusioni non si cancellano. La paura di trovarmi ancora di fronte a certi soggetti davanti a cui sono così disarmata è devastante. Non voglio più essere ferita così. Ma non voglio nemmeno fingere con tutti ogni cazzo di volta che mi alzo la mattina. Una vergine penetrata da dieci cazzi diversi nello spazio di una notte può scegliere di rimuovere la cosa e fare finta che non sia capitato a lei. La rimozione è il meccanismo più immediato. Serve a salvarti la pelle quando il corpo urla dall'interno. Ma se un giorno s'infilasse un dito nel sesso non potrebbe mai esimersi dal ricordare. E allora arriverebbe qualche laureato apposito a dirle tante parole, apprenderebbe il significato di tanti termini astrusi tipo egosintonico, arriverebbe qualche chirurgo esperto a prometterle che l'imene si può ricostruire in sala operatoria... ma che cazzo farà quando il mondo le chiederà di fidarsi ancora delle sue manacce maldestre addosso? Perché sarà anche patetico e imbecille.. ma io mi sento proprio così e la percezione della sofferenza non è mai una cosa su cui ridere tra un panino e l'altro. Perché io ero nuova e ora mi sento vecchia di nuovo. Perché mi sentivo protetta da una membrana che era così fragile e ora sento di dover cospargermi di amianto per andare oltre, e sento che tutti i miei anni e anni di lavoro sulla fiducia sono andati a puttane e non ho ancora trovato un rimedio a questa mia inettitudine. Non lo so ancora perché ho messo tutto questo in mani così immature senza battere ciglio. Me lo chiedo da un mese e non mi so rispondere. Cosa ne farò di quella donna quando mi sentirò ancora addosso le mani di qualcuno? Dove la nasconderò per non farle vivere ancora le cose in questo modo? La dovrò sostituire con la versione figa di me: quella d'acciaio, quella coraggiosa, magra e senza incubi. E mentre offirirò agli astanti questo simpatico spettacolo a chi consegnerò la mia vulnerabilità affinché rimanga il mio tesoro e non il mio limite? E alla luce di tutti questi pensieri perché cazzo dovrei perdonare e cercare una strada?
Cazzo cosa devo fare? È un momento così difficile in cui avrei pregato non so cosa per non dover fare alcuna scelta. Io delle scelte ho sempre troppo compreso il valore. Ed è un po' che vorrei che il mio raggio d'azione in proposito si limitasse alla marca di cereali da comprare per la colazione. E invece qui devo fare passi da gigante per la mia vita. E quando si trattava solo di prendere tanti libri e studiarseli e andarli a ripetere a qualcuno era così facile. Non dovevi mica scegliere cosa saresti stata nei prossimi cinquant'anni. E in un momento così delicato io vado ad incontrare proprio mister incoerenza e i suoi sogni di carta velina. E invece di scappare che faccio? Lo ascolto e gli credo. E quando è tardi persino per ascoltare e capire davvero cosa è successo io sono qui a chiedermi come dovrei reagire ora che lui mi chiede umilmente un piccolo spazio. Dove metterò la rabbia qualora dovessi scoprirmi così forte? Come mi difenderò qualora dovesse ancora venirgli il golio di saccheggiarmi il forziere? Dove reprimerò il desiderio di schiacciarlo come uno scarafaggio per non aver saputo mettere da parte la sua instabilità a tutela del mio cuoricino che riesce ancora a trovare la forza per ascoltare le sue parole senza metterne in dubbio il 90%. Beh da qualche parte bisogna pur cominciare. E io ho deciso di partire dalla rabbia. Ecco qui.. direttamente dal diario di bordo dei miei serpenti, uno degli scritti più incazzati del periodo. Con la speranza che la magia si compia ancora e che copiarlo qui nel mio regno l'esorcizzi.
20-08-06 Non è ancora l'alba e la mia penna vomita veleno.
Belle parole mio anonimo commentatore. La vigliaccheria è un'arte che va coltivata sempre e con devozione. Potrò sembrarti dura con queste mie, ma è a causa di persone che parlano e agiscono senza assumersene la responsabilità che ho indurito la mia corazza fino a non sentire che odore di metallo su per il naso. E da dietro questa spessa armatura non ho mai scordato di apporre la mia firma quando avevo qualcosa da dire. Ma oggigiorno si sa che le buone abitudini sono inflazionate e ti assicuro che potrei anche smettere di sganasciarmi dalle risate solo per il fatto che detesto le frasi che cominciano con oggigiorno. E se le infilo all'interno di un discorso di retorica spicciola, per tirare l'acqua al mio mulino, ti sto palesemente prendendo per il culo. È il prezzo dell'intelligenza. Fortunato chi ne ha. Encomiabile chi sa farne uso. Inestimabile chi sa metterla al servizio di cause giuste e non per affermare la propria meschinità e tentare goffi panegirici per vedersela giustificata. In questo caso, se mi si consente la presunzione, io mi sono sentita fortunata, encomiabile ed inestimabile (mi resta solo da imparare a convivere con la mia modestia ihihihih... ma non è mica facile quando incontri qualcuno che si fa guardare così dall'altro in basso da non riuscire a scorgergli addosso manco il colore rosso fuoco del maglioncino di cachemire che indossa per riparare inconsistenti spalle dai primi acquazzoni di fine estate). Tu sei una che non mente mai a se stessa... mi hanno detto di recente. E devo dire che mi piace pensare questo di me. Essere una che non se la racconta. Che non plasma la realtà dei suoi vissuti per farsi comprendere e/o compatire. Vorrei tanto che fosse vero. Ma il fatto che io non sempre riesca ad esserlo non mi fa desistere dal tentativo di provarci ogni volta. E devo dire che con i primi segni di vecchiaia sono nettamente migliorata. Questo anche grazie alle persone più marce che hanno ostacolato il mio cammino, alla forza che mi hanno conferito, al valore che hanno aggiunto ai miei comportamenti passati e soprattutto futuri. Perché anche se aver incontrato una persona così inconsistente e gretta mi ha posto su un piedistallo di pronta utilizzazione (è così semplice sentirsi migliori davanti alla merda.... chiunque ci riesce... e non sarebbe altrettanto facile sentirsi tali di fronte a luminescenti cristalli di acquamarina e lapislazzuli) io non mi sento affatto elevata di sette gradini come forse dovrei sentirmi. Se pantomima c'è stata io ne sono stata attrice. Consapevole o meno importa poco. Ingannata, plagiata, trascinata, abbindolata.... (devo assumere un paroliere ad ore per trovare un sinonimo o ho reso l'idea???). non ho bisogno di ulteriori termini per cercare una giustificazione che sento di non meritare. Io c'ero. Ero lì. Potevo scegliere. Nessuno mi ha puntato pistole alla testa. Nessuno mi ha costretto a fare nulla. Camminavo sul palco e recitavo un copione che somigliava vagamente alla mia vita, in una rosea prospettiva che avrebbe dovuto insospettire la scala cromatica di grigi che di solito mi è confacente, quando divido le mie scelte con qualcuno e non le affido solamente sulle mie solide spalle da nuotatrice mancata. Troppo rosa. La mia scala di grigi ne sarebbe rimasta decisamente offesa se fosse durata anche un giorno in più. Che io non sapessi affatto che quello era un copione e che io stessi recitando senza averne alcuna cognizione non mi scagiona. Non mi giustifica e non mi consola. Perché io che mi sento hispanica non solo perché mi piace vincere in uno stupido giochino per cerebrolesi cybernautici, ma soprattutto perché amo combattere fino alla morte col fuoco negli occhi per le cose che contano davvero nella vita, avrei dovuto spalancare ancora di più i miei occhi enormi per proteggere quello che ogni giorno nascondono alla gente. Avrei dovuto almeno fermare gli ingranaggi e riflettere su quello che mi stava succedendo. Invece ho afferrato la criniera di un cavallo impazzito e ho fatto una lunga corsa a precipizio lungo il ciglio del burrone. E questo l'ho fatto consapevolmente. Questo l'ho scelto, ignorando deliberatamente tutti i campanellini d'allarme che il mio corpo e la mia testa facevano tintinnare all'impazzata nella speranza che allentassi la presa. Quello che magari qui non si vede perché per risalire la china sono andata altrove a curarmi le ferite alle terme dei puri di cuore (e per farlo non avevo bisogno di salire su un aereo o scappare tra le braccia di qualcuno... mi è bastato solo spegnere il pc, piegarmi le mutande colorate che avevo comprato per tinteggiare di verde speranza le mie parti intime, spostare i mobili della mia stanza e guardare lo stesso paesaggio da una diversa angolazione) è semplicemente la posizione che io occupo in questa faccenda, a distanza del poco tempo trascorso dalla resolution of events. Nella brusca frenata sul ciglio del burrone gli zoccoli del mio cavallo hanno impresso una dura striscia marrone sul selciato. Indubbiamente mi sono graffiata le mani e ho dovuto sputare sulle microferite perché al momento non disponevo di altro disinfettante per umettarle come si conviene. Per almeno due giorni il mio corpo e la mia mente sono rimasti appesi alla criniera del cavallo in stato catatonico, incapaci di qualsiasi azione degna di nota. Il fatto che non emettessi suoni e che il mio incoraggiante sorriso finto abbia tentato di ingannare tutte le facce preoccupate intorno a me non ha impedito che i miei urli gastrici sputtanassero la loro subdola eco per tutta la prateria sottostante. Ma era un effetto più che normale e i miei tentativi di dissimulare il tutto si sono spesso rivelati piuttosto vaghi ed imprecisi. Quando giri col dolore negli occhi ed arriva l'ora di levarti gli occhiali da sole non c'è maschera che tenga. Puoi solo sperare che chi ti sta osservando guardi altrove. E grazie a Dio ho amici sufficientemente discreti per non guardarmi negli occhi quando sto per vomitare tutto il fiume in piena che ho dentro. O forse hanno solo paura di essere travolti. Perché questa cosa ha scatenato dentro di me troppe cose che avevo messo da parte nel profondo e che avevano tutta l'aria di dover rimanere lì dove le avevo sepolte per non farmi eruttare chili di lava messa a covare sotto ceneri almeno biennali. E alla luce di questa consapevolezza credo che se mi fossi messa a gridare avrei sollevato uno tsunami acustico talmente violento da anestetizzare chi mi vuole bene davvero per un tempo troppo lungo da poter essere tollerato da un comune orecchio vulgaris. Quindi ho tirato fuori un paio di urletti di circostanza, seguiti dal botto della porta della mia stanza quando sbatte contro il viso attonito di quelli che non si sono ancora abituati al mio carattere pessimo e schivo, in perfetto stile adolescente incompresa. Credo che avrei anche potuto incidermi qualcosa sulla pancia (una scritta in bloodtechnicolor LEAVE ME ALONE). Scriverlo qui mi diverte molto. Mi sento libera di esprimermi dopo tanto tempo. Mi era venuta una specie di paura di esser presa troppo sul serio qui sopra. Se penso all'immagine di me che cerco di scolpirmi il candido ventre adiposo col taglierino di quando andavo a scuola, con la stessa chirurga maestria con cui mi sono autoeliminata un pelo incarnito sul ginocchio destro appena due giorni fa, mi viene tanto da ridere. E penso a cosa riesce a produrre la mia fantasia malata quando l'orologio biologico dell'autocommiserazione mi ticchetta impazzito da dentro lo stomaco. Onde evitare di far accorrere in questo spazio tanti soccorritori preoccupati che io possa farmi del male in maniera così visibile ad occhio nudo, ignari di quanto io ami fare l'Eleonora Duse dei poveri quando si tratta dei miei sentimenti, cercherò di limitare le mie iperboli e di non scadere nel patetico becero (mi si consenta una versione patetico medium o extrasmall... in fondo sono sempre dello scorpione... e questo fa di me una donna estrema, misteriosa, teatrale, ossessiva ed esagerata per tutti i branko e paolofox con un briciolo di cognizione del mestiere che fanno). Abbandonata l'immagine di me che traffico con oggetti acuminati a scopo autolesivo (che mi ha messa decisamente di buonumore... se non altro per l'espressione da questaèpazza che si dipingono addosso le persone che mi credono troppo quando sparo minchiate di tal calibro... che se poi lo fa Ally McBeal a suon di milioni di dollari a puntata le dicono tutti che è tanto simpatica e intelligente.... Fanculo sto divagando). Ero qui per rispondere ad un commento dopotutto. Un commento vigliacco quasi quanto il suo autore. Perché mi spiace ma qui sei a casa mia e se permetti le regole le faccio io. E tra le mie regole di vita basilari chi non ha i coglioni per dire queste sono parole mie e le ho scritte io non ha diritto di parola. Così come le persone che calpestano quelli che gli stanno attorno così deliberatamente non hanno alcun diritto di vivere in società. Io ho deciso di sferrargli un calcio negli stinchi mentre le loro paroline intonavano echi di sirene nelle mie orecchie senza protezione e si aggrappavano alle mie caviglie tornite cercando terreno fertile per far attecchire l'edera velenosa della minchiata troppo grossa e la gramigna delle illusioni. Alla fine della corsa sul cavallo impazzito io ho fatto un balzo di sopravvivenza dalla parte giusta del dirupo. E nel burrone a faccia in giù ci sei finito da solo. Quindi gente... accorrete e compatite il mio ex fidanzato finito a cosce all'aria per sua sola colpa, mentre questa stronzetta qui, che voi tanto amate, si crogiola di tanti progetti lavorativi che l'aiuteranno a seppellire il cadavere dell'uomo che amava prima che faccia giorno.
Vedi mio caro, nella mia scala di valori tu sei un essere talmente ripugnante da non avere nemmeno il diritto di baciarmi le scarpe col preservativo. La tua pretesa di cavartela così a buon mercato è stucchevole. Cosa sei venuto a fare qui? A domandare comprensione? Cercare qualcuno che sapesse accogliere la tua sofferenza insieme alla mia? Ti piace etichettare come interventi qualunquisti tutti quelli che ti hanno dato addosso (sei un po' troppo coinvolto in prima persona per parlare in terza non trovi?). Si è vero. Probabilmente alcuni lo erano. I maschi sono bastardi e le donne vogliono essere amate e a tal scopo si bevono tutte le cazzate che gli rifilate. Io lo so bene come stanno le cose e lo sai anche tu. Ti piacerebbe crogiolarti nell'etichetta dell'uomo bastardo che voleva strisciare tra le mie lenzuola, millantando sentimenti inesistenti quasi quanto a me piacerebbe fare la parte della donnetta abbandonata per farmi compatire. Sarebbe così dannatamente comodo per entrambi. Ma ahimè la realtà è un'altra. E tu non potrai mai aspirare ad essere quell'uomo bastardo di cui sopra. Perché sei troppo mediocre anche per questo. Anche per essere crudeli ci vogliono i coglioni sai. Sono scelte anche quelle. Io stimo molto di più una persona che sa distinguere perfettamente tra bene e male e sceglie la seconda opzione, rispetto a uno che vaga nella penombra e senza direzione, travolgendo nel suo volo kamikaze (si scrive con una z ignorante!!! Anche se per farti quest'appunto devo ammettere che appena tornata non ho saputo resistere alla tentazione di andarmi a leggere le minchiate che scrivi nel forum dei cerebrolesi, in mancanza di ulteriori soddisfazioni nella tua vituccia di provincia e senza pretese) chiunque si trovi sulla sua strada. Uno vero stronzo certificato si può prendere a parolacce, si può bastonare, si può eliminare fisicamente, si può perdonare. Ma con un ignavo che ti fa del male così gratuito senza nemmeno rendersene conto non c'è soluzione. Nemmeno il disprezzo. Anche quello è un sentimento troppo nobile di fronte all'inconsistenza dell'ignavia. Mi spiace. Nessuna compassione a casa mia per la tua buona fede. Nessun fazzoletto per la tua sofferenza. Hai scelto il posto peggiore per essere giustificato o compreso. Non c'è comprensione per tali livelli di vigliaccheria. O meglio... probabilmente ci sarebbe stata se la tua mancanza totale di palle avesse mostrato ai miei occhi almeno un briciolo di rimorso, se ci fossero state sincere parole di scusa e sincere richieste di perdono che possono venire solo dalle persone perfettamente consapevoli del male arrecato senza volerlo. Personalmente non ho ricevuto nulla di tutto ciò. Sono stata privata di qualsiasi forma di contatto solo a causa della tua mancanza di carattere e questo è un gesto che è ignobile anche se io mi ficco la rabbia altrove e ti sorrido come faccio con tutte le persone che mi hanno fatto del male. Tu hai rinunciato a qualsiasi forma di reazione da parte mia. Anche se avessi voluto coprirti di insulti, arrabbiarmi, oppure comprenderti e perdonarti non me n'è stata data la possibilità. Sei stato vigliacco anche in questo, bloccando i contatti. O devo pensare che guardare le mie fotografie su msn ti fa ancora paura, più paura delle mie parole? Chissà dove avresti messo le tue belle parole se avessi avuto le palle di venirmele a dire di persona e non nascosto dietro un telefono. Guarda che essere declassata da grande amore a passione del momento è una cosa che fa molto più paura a te che a me. Io non ho paura di parlarti. Mi fai solo un po' schifo, ma non ho paura. Io non ho mai paura davanti a persone così inconsistenti. E questo solo perché tra me e te l'hispanica sono sempre e solo io, almeno per quello che questo nome rappresenta nel tuo immaginario. Tu sei tuttalpiù un guardiano di pecore sonnacchioso e maldestro. Una comparsa alla fine del film. Nulla più. E tu vorresti giustificare una tale viltà dicendo solo sono immaturo e sono insicuro di me stesso? Hai dimenticato idiota alla fine dei complimenti che meriti. Perché attraverso un processo di crescita ci siamo passati e ci passeremo ancora tutti. Ma questo non giustifica nessuno a trascinare ignari coprotagonisti nei drammi della propria vita. E le persone che hanno un briciolo di consapevolezza di se stessi, quando sono rovinate così com'eri disastrato tu, hanno il buon senso di starsene per fatti propri. Non hanno la pretesa di avere non una, ma ben due donne e passare dall'una all'altra con la stessa facilità con cui si cambiano i calzini sporchi di sudore. Ho incontrato moltissime persone che volevano amarmi mentre attraversavo la fase più nera del mio malessere. Ho lottato come un rottweiler da combattimento contro i miei bisogni che tutte queste persone avrebbero potuto soddisfare e rendermi la vita immensamente più piacevole e colorata. Ma non ho mai avuto l'egoismo di approfittarmi di loro, sapendo che quello che potevo mettere in gioco era poco più di nulla. Le persone non si usano!!!!! MAI!!!! E soprattutto sono stata onesta. Non mi sono inventata sentimenti inesistenti, non son ricorsa a menzogne talmente luride da far impallidire mefistofele in persona e non ho mai fatto in vita mia promesse che non ero capace di mantenere. Proprio perché ci credo ancora non ho mai bestemmiato contro la sacralità dell'amore, soltanto perché ho bisogno di riceverne e soprattutto di dispensarne per sentirmi un essere umano completo. Sono diventata la barzelletta di tutti perché c'ho messo due anni a dire alla persona che avevo accanto che l'amavo. Ho sempre schifato chi pronunciasse quelle due parole senza potersele permettere, sulla scia dell'entusiasmo del momento. Ci sono infiniti modi di amare le persone. Potevi amarmi come un quadro, come un'icona, come un'ideale, come una sorella, come un'amante, come un soffio di brezza in una mattina afosa, come una madre, come un'amica, come un ricordo, come un rimpianto, come una madonna, come una piccola maga che ti veglia il cuscino. Dovevi solo scegliere. E invece tu hai voluto fare lo sborone. E hai voluto dire di amarmi con ogni tua cellula dalla testa ai piedi e senza ripensamenti. Ed ora pagherai il prezzo di questa menzogna e lo pagherai da solo come meriti. Non importa che il mio buon cuore ti sorrida o ti disprezzi. Perché certe parole, per quanto gli esseri come te le pronuncino a sproposito e senza rendersene conto, non hanno ancora perso di valore nella mente della gente come me, che invece sa di poterle tirare fuori solo quando ne è davvero sicura. Perché sa benissimo che non te le puoi rimangiare indietro con la stessa disinvoltura con cui te le sei fatte uscire. Non c'è immaturità, confusione, dolore o insicurezza che giustifichi un tale gesto. Sei stato condannato senza appello da questo tribunale. E non sarà concessa la grazia a chi non ne ha fatto nemmeno richiesta. Firmata e controfirmata intendo. Tutti abbiamo fatto del male a qualcuno più o meno consapevolmente. E le persone intelligenti, che conoscono l'importanza sacra dell'amore, quando si rendono conto del terremoto provocato, almeno fanno qualcosa per chiedere perdono. Se io avessi visto traccia di un briciolo di pentimento tra le tue parole ti avrei concesso almeno tre attenuanti diverse. Ora so molto bene che se certe cose mi fossero state dette di persona io non ti avrei umiliato perché non ce n'era bisogno. I tuoi gesti e la tua inconsistenza ti avrebbero già umiliato e punito abbastanza, molto più di quanto non possano fare tutte le mie parole velenose e cariche di rabbia. Adesso so perché non sei venuto. Lo so ora che ho smesso di credere alle tue giustificazioni di uomo semi-intelligente con una spiccata propensione per la retorica, l'oratoria e con le armi della persuasione ben affilate e pronte a colpire. A te stesso puoi raccontare tutte le barzellette che vuoi. Sei talmente ignavo che finirai per crederti. Ma non avere la pretesa e la presunzione di convincere me con i tuoi modi sottili. Io non sono come la gente misera di cui tu ti circondi. Io non guardo il grande fratello e la fattoria e i programmi della defilippi, non trascorro tre ore della mia vita a sistemarmi i capelli solo per ingrifare un paio di cazzi il sabato sera o per sentirmi più sicura di me stessa, non rimango colpita ed esterrefatta dalla possenza degli addominali a quadretti dei miei amici, non concedo le mie attenzioni ad un ragazzo solo dopo avergli fatto fare mesi di piscina per tonificare spalle e bicipiti, non prendo a insulti le donne per cui i miei uomini mi hanno mollata solo perché mi sento inferiore, soprattutto quando queste sono state gentili e disponibili con me e mi hanno fatto chiaramente capire che non era affatto loro interesse fregarmi il ragazzo, non misuro la gente col centimetro e non la giudico per la macchina del papino o la firma sulla mutanda che esce dal pantalone, non riesco a considerare un bacio meno intimo di una scopata, non faccio talk show sulla mia vita sentimentale e sessuale con tutti i miei amici, non ho tanta malizia da vedere il marcio ovunque, anche dove non c'è (ma grazie a voi sto imparando) e non perdono un tradimento così a cazzo di cane solo perché ho una paura fottuta di affrontare la vita da sola senza i punti di riferimento. Quindi risparmia il fiato per queste persone, ma per cortesia sta lontano dalla gente come me, che sarà anche patetica e melensa, ma almeno le persone che ama le guarda in faccia, in testa e nel cuore. E non c'è bisogno d'altro. Nè delle vostre mode, né dei vostri locali in, né delle vostre magliettine aderenti e firmate, né della vostra musica truzza con cui vi anestetizzate il cervello quando dimenticate di pensare. Con me i mezzucci non funzionano più. Risparmia fiato ed energie perché ti serviranno per quando il tuo lato più umano e sentimentale dovrà fare i conti di nuovo con le sacre leggi dell'apparire di cui sarai schiavo per sempre. Lo sono stata anch'io e per certi versi lo sono ancora. E stare accanto ad una persona come te mi stava riportando talmente indietro che avrei finito per odiare la persona che sono adesso. Invece non mi odio affatto. Mi voglio un bene infinito per non essermi fatta infettare dal tuo veleno, per non essermi fatta trascinare dalle tue belle parole fino al punto da tradire me stessa e le cose in cui credo. Hai detto bene. Tu hai tradito te stesso mentre io sono stata solo ingannata. E non ti invidio sai. Perché io potrò arrivare un giorno a dimenticare te e perdonare me e la mia ingenuità, ma tu cosa farai quando dovrai rispondere di una tale bassezza fatta verso di te davanti alla tua coscienza? Quale favoletta ti racconterai? A quanta gente avrai ancora fatto del male molto più di quanto tu ne abbia fatto a me prima di cacciare i coglioni e startene in disparte a meditare sul tuo brutale egoismo? Mi spiace. Ho lasciato altrove la mia dolcezza a cui sei stato abituato. Quella se mi consenti, la riservo per altre persone che si sono dimostrate un po' più meritevoli di te. A tutti quelli che mi hanno dato tanto e anche a quelli che mi hanno fatto del male e poi hanno fatto anche un solo timido gesto per riguadagnare la mia stima ed ottenere il mio perdono, che è la forma d'amore più grande che si possa manifestare verso le persone che ti hanno deluso. E per metterla in atto ci vuole una cosa di cui uno come te non avrà mai sentito parlare: l'umiltà. L'umiltà di comprendere che tutti facciamo azioni becere e degne di demerito, che nessuno può giudicare, ma di cui prima o poi dovremmo rendere conto. E credo che a quel punto saremo salvi solo nel momento in cui abbiamo davvero compreso l'entità del male inferto e abbiamo fatto qualcosa per pareggiare i conti. Ma tu non sai nemmeno di cosa parlo. Da bravo religioso che si scandalizza davanti ad un'imprecazione blasfema e gira la testa davanti a tali azioni come se non ne fosse responsabile, dirai tre avemaria e quattro padrenostri davanti ad un prete e ti illuderai che la tua anima sarà salva. Dammi una voce quando sulla tua personale via di damasco avrai un'illuminazione degna di tale termine e ti convertirai al culto di noi profani che non conosciamo formule standardizzate per salvarci l'anima, ma le sostituiamo con gesti concreti, capaci di dare molto più amore di quattro parole messe in fila da chi ha un'ottima memoria per recitarle, ma non ha la minima cognizione di come si concretizzi un messaggio d'amore talmente terreno da far tremare d'orgoglio qualsiasi forma di divinità. E fin quando non farai questo il mio invito a tenere il tuo marcio lontano dalla gente sarà sempre valido. Anzi ti dirò di più. Hai bisogno d'interagire col prossimo? Comprati un criceto. Rinchiudilo in una gabbia dorata e guardalo girare istericamente su una ruota che non va da nessuna parte. Alla fine della giornata un esserino così piccolo, vittima del tuo egoismo e della tua crudeltà, sarà in grado di darti più amore di quanto tu abbia saputo fare in metà della tua vita. E schifati per questo. Tanto prima o poi un dio che ti assolverà lo troverai e ti resterà solo da imparare a convivere col puzzo smisurato della tua meschinità.
Ecco a te la più disperata delle Carmen Consoli... urlata a squarciagola contro l'oblio che la mia mente ti riserva ogni giorno di più, mentre rabbia e amore scemano mano nella mano. La miccia è stata accesa da un mese e l'ossigeno è finito. Il fiammifero si sta spegnendo e per una come me, che rimarrà sempre affascinata dai particolari, queste spirali di fumo ondeggianti avranno sempre un valore speciale. In questo preciso istante rappresentano tutta l'inconsistenza delle tue parole... (a costo di citare ancora la tua conterranea)... l'unica cosa che mi hai lasciato, e di cui mi sto liberando un po' alla volta.
sopporterei ciò che più mi offende
assisto a quei gesti guidati dalla tua stupidità
sopporterei ciò che più mi uccide
saprei comunque restare fedele a me stessa
viscidi sorrisi non riscaldano
tra bene e male ho già deciso
in fondo sai che le apparenze
non m'ingannano
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio...
facile risponderti che puoi prenderti
tutto quello che vuoi
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
hai soltanto sprecato il tuo nobile fiato
sopporterei ciò che più mi offende
saprei comunque restare fedele a me stessa
viscidi sorrisi non riscaldano
tra bene e male ho già deciso
in fondo sai che le apparenze
non m'ingannano
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio...
facile risponderti che puoi prenderti
tutto quello che vuoi
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
mi hai soltanto strappato un po' di silenzio
hai soltanto sprecato il tuo nobile fiato...
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
E su questo ultimo grido strozzato credo proprio che soffocherò. E probabilmente una volta morta potrò ricominciare.
07:14
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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01/08/2006
MONOLOGHI PARALLELI E UN SORBETTO AL LIMONE
Tutti i più grandi film parlano dei triangoli d'amore. Perché per ogni pezzo di felicità c'è sempre un pezzo di infelicità. E se non li racconti entrambi non racconti tutta la storia. È come vincere la bambolina senza pagarne il prezzo o scalare l'Everest senza le ferite sulle ginocchia e i mignoli del piede congelati.
Vale la pena? Mah... devo rispondere per forza oggi dopo dieci giorni di incubo? Almeno oggi ho la sensazione che sia finita. E mi sento stranamente sollevata. Se mi fossi risparmiata quest'ultimo stillicidio sarebbe stato decisamente meglio. Ma si sa come vanno queste cose. Quando si ha a che fare con persone dall'ego così smisurato o talmente piene di casini da non vedere altro che il proprio malessere non ci si risparmia mai nemmeno l'ultima goccia della doccia cinese. La mia agonia è durata meno di 15 giorni e poteva andarmi peggio. (non ho volutamente postato quello che ho scritto quel giorno per non dovermene vergognare ora che sono più lucida e più consapevole. lo faccio ora perchè non ho nulla di cui vergognarmi). Lo rifarei?
Ci puoi scommettere?
Perché?
Perché sono cretina?
Forse.
O probabilmente continuo a pensare, a dispetto degli schiaffi della vita, che un singolo momento di vera gioia vale una vita intera di sofferenze.
Ho sempre creduto che non bisogna lasciare che sia il destino a dettare la tua vita.
Non ho mai lasciato che lo facesse. Mi sono sempre ripetuta strani e cacofonici mantra: Valeria mandalo a quel paese il destino, se non ti piace quello che ha in serbo per te. Certo ci sarà da soffrire, ma è un piccolo prezzo se vuoi davvero vivere da uomo libero.
Non so mica chi mi dà tutte queste certezze, ma sono straconvinta che se questo fosse un pezzo di un film girato male ed alla svelta, eppure così fortunato da finire nelle sale, tutto il pubblico seduto su scomode poltrone rosse avrebbe smesso di pulirsi le dita unte di popcorn sui jeans scoloriti ed avrebbe tifato spudoratamente per me. Oh mio fintissimo amore di plastica (citazione di Carmen Consoli allo stato puro) avresti sentito un coro unanime che ti avrebbe detto Sali su quel cazzo di aereo una seconda volta e non lasciarla andare. Avrebbe ricordato con me tutte le tue parole in cui ogni cellula del tuo corpo credeva a dispetto dell'onnipresenza del tuo angelo custode dell'abitudine e della consuetudine. Ma il pubblico pagante è rimasto straordinariamente muto. Oppure hai voluto ascoltare solo quello che ora ti faceva sentire meno vigliacco. Quello che non conosce il valore delle tue parole come l'ho conosciuto io. O che è abituato ai tuoi repentini colpi di testa in cui rinneghi tutto ciò che sei stato fino a cinque minuti prima. (e qui sono stata ignobilmente cieca perché che tu eri questo tipo di persona io ce l'avevo davanti e mi sono fatta abbindolare dai tuoi scrupoli ogni volta che ti ho visto fare la banderuola su qualsiasi cosa avesse senso per te fino all'istante precedente). Ma visto che siamo qui facciamoci male. Personalmente io amo ricordare due monologhi. Quello che finiva con cosa sono qui mia streghetta, dormi serena perché io non me ne andrò; il mio cuore è puro Valeria. Se ti ferirà ne morirò con te. Se io non sono sicuro di poterti toccare con i guanti dell'uomo che vede te e soltanto te preferisco non sfiorarti nemmeno. La tua pelle appassirebbe ad un tocco che esprima solo attrazione e che non faccia trasparire che tu sei l'unica. Oppure quando ti dicevo tesoro e tu dicevi: sei tu il tesoro e io non so se mi sono messo i guanti adatti per maneggiarti. E io a dirti che non sono di cristallo e tu a dirmi che sono d'oro e che l'oro si ossida se lo tocchi con le mani sporche. Erano lerce le tue, ma sei stato troppo bravo a farmi credere il contrario. Poi questa che ad un certo punto ti sei reso conto che io ero andata troppo oltre con i sentimenti mentre tu ti eri fermato la voglio proprio sapere. Ti cito.. perché grazie a dio gli elefanti hanno buona memoria (cit). Abbiamo sbilanciato il rapporto, perché se tu mi dici che hai fatto a meno di me per 28 anni e puoi ancora continuare a farlo per me non è più vero. Perché senza di te io ricomincerei a sentirmi profondamente incompleto. Avevo avuto un barlume d'intelligenza a volerti allontanare un po'. Ma ora mi tocca il fine destino della femminuccia innamorata e non corrisposta. E come tale rispetto il mio ruolo. Ma perdio sul mio blog ci posso almeno scrivere la verità... cioè la maniera indecorosa con cui tu ti sei sbilanciato da subito e hai trascinato me dietro ai tuoi discorsi che solo ora conosco come insensati. Volevi catturare la preda. Credo di averti dato la stessa soddisfazione di quando hai mosso le tue infami celluline cerebrali per prendere Vodoo. Perché tu devi essere il primo. Tu devi vincere. Hai vinto Daniele. Hai stravinto! E il mio stupido amore, estorto con un inganno più o meno consapevole, è un magro trofeo da aggiungere alla tua personale collezione di hof. Perché non vai a postarlo? O devo pensare che tutti quelli che in quel mondo ti rispettano non debbano mai sapere chi sei? Hai paura no? Potrebbero scoprire il marcio che hai dentro e non venerarti più. Presuntuoso! Devo pensare che ti restano solo queste consolazioni per sentirti meno perdente? È che io non ti considero tale. Lo sei stato solo con me. Devi solo crescere. E ti auguro davvero di diventare un giorno l'uomo che vorresti. Ma ora non lo sei affatto. Mi c'hai fatto credere, ma non lo sei. E non ti odio solo perché c'hai creduto anche tu. Anche se è paradossale che tu abbia perso interesse proprio nel momento in cui hai cominciato a percepire di aver raggiunto il tuo scopo e di esserti preso il mio cuore, disseppellito apposta per te da sotto i cumuli delle mie macerie. Era difficile. Anche per uno come te. Ora te lo posso pure dire... non ho mai visto il gladiatore perché non ho mai sopportato quel personaggio. Ho sempre pensato che fosse un bambino troppo cresciuto privo di emozioni umane profonde. Ti risparmio le dovute associazioni che potrei fare ora col senno di poi. E so che dovrei tacere. Ma tanto che io lo faccia o che parli fino a consumarmi il fiato non ha molto senso adesso. E poi io non sono come uno di quei personaggi dei film di James Ivory che si tiene il non andartene dalla mia vita stretto tra i denti. Speravo di riuscire a non dirti nulla ma io non sono un personaggio di quei film, una di quelle persone che soffrono in silenzio sopportando il dolore con grande stoicismo. Perché se lo fossi forse prenderei due oscar, ma ti amerei molto di meno di come ti ho amato finora. Ma continuiamo ad accoltellare i miei sensi. I funerali vanno fatti per bene. Con tutta la loro buffa cerimonialità (questa parola disturba il correttore automatico di Word. Chiedo venia se me la sono inventata). Ragioniamo. Tiro fuori un discorso che mi è garbato parecchio (sto cercando di non decontestualizzare le cose e non è facile. Non è semplice fare analisi oneste quando qualcuno gioca con i tuoi sentimenti, ma io sono filologa e come tale ci sto provando):
cosa ci hai visto in me di così bello o particolare tanto da farti provare emozioni scordate da anni ricordandomi con quanta facilità te l'ho saputo mettere addosso con il suo significato e la sua melodia
(ricordo di averti detto che ti amavo mezzo rimbambito dal sonno lo sai che quelle sono le cose più spontanee che si possano dire perchè dette nella piena incoscienza)
ho visto un uomo intelligente, colto, umile e presuntuoso all'unisono. consapevole dei proprio limiti e sempre pronto a metterli in discussione: amo la tua sensibilità, il tuo modo di rapportarti agli altri, le tue mani addosso a me, i tuoi occhi persi nei miei, amo la forza con cui sei riuscito a mandare a fanculo in un secondo tutte le cose che ti avevano condizionato, amo la serenità che mi pervade solo al pensiero di te e di tutto quello che è successo in mezzo a noi due, amo la correttezza e l'onesta con cui hai saputo gestire la situazione con angela e i sentimenti profondi che ti legano a lei e che non te l'hanno fatta gettare via come una scarpa vecchia che non serve pi, amo la tua insicurezza e la spavalderia con cui tenti di mascherarl, amo il modo finemente divino con cui ti prendi per il culo o con cui ammetti di aver sbagliato, amo quella rughetta che ti viene in mezzo alle sopracciglia quando mi guardi come se fossi un essere che non appartiene a questa terra, amo la tua dolcezza e la forza della tua passione che sono riuscita ad avere accanto a me senza sforzo, amo la tua capacità di ascoltare e di capire anche cose che non ti sono vicine, amo il tuo corpo che non s'è vergognato nudo davanti a me, amo la delicatezza con cui ti sei accostato ai miei problemi e la discrezione con cui mi hai offerto il tuo aiuto e la tua presenz. ti serve altro da sapere?
Eheheheh no vale
penso che mi hai appena comprato per tutta la vita
se ti fidi di me dammi tempo x spezzare le mie catene. non puoi spezzare tu lo devo fare io e non con la forza bruta ma con la chiave giusta io credo di saperlo dove trovare questa chiave
Dove di grazia.. se è lecito chiedere? Avrei un paio di suggerimenti, ma ora sono troppo impegnata a distruggere le tue parole nella mia testa, una per una. Dio come sei stato bravo. Non avevo avuto alcun dubbio sulla tua sincerità fino ad oggi pomeriggio. Nemmeno uno. Devo essere troppo cretina o .. diciamo... poco avvezza ad avere a che fare con bugiardi di questo calibro. Ti sei allenato troppo bene con tua madre. Non ci vuole Freud né anni di psicoterapia per capire che non potevi creare relazioni diverse nei tuoi rapporti di coppia. Ma sei bravo cazzo. Eccoti un saggio musicale della tua maestria:
amore vorrei essere li e asciugare con un mio bacio
ogni tua lacrima
sussurrarti nell'orecchio
che tutto andrà bene
e che saremo più forti di tutto questo
non parli ma ti sento lo stesso tramite la musica che ascolto
come se ogni nota
si associasse ai ricordi che abbiamo insieme
alla tue espressioni
tu la senti ?
TI AMO VALERIA CON TUTTO IL MIO CUORE E SENZA PENTIMENTI
Mamma mi dispiace. Non avevo capito che ero finita nella tela di un ragno. Pensavo di essere tra le mani di un uomo per bene. Te lo giuro. Non avevo dubbi stavolta. È stato troppo abile anche per una con le antenne drizzate e disilluse come me. Mamma ti prego perdonami se non t'ho creduto. Ti prego non farmi domande scomode adesso. Non lo so perché sono stata così cieca e stupida. Ma come fai a spiegare perchè ami una persona? Non puoi. Lo fai e basta e io mi sono sforzata di trovare le parole solo per lui. Non sapevo che c'era tutto questo ad aspettarmi. Non sapevo che mi stavo divincolando in un tripudio di bava. Che bella mossa Daniele. Ora mi spiego con cognizione le tue mosse meschine con cui hai fatto scacco alla regina. Ed ora so anche che quello dell'altro giorno non poteva essere un colpo di spugna attento e deciso. C'era qualcosa che io non sapevo. E di cui non ne avevo nemmeno cognizione. E come potevo? Tu facevi il pifferaio magico e io topolino ti seguivo senza manco saperlo. Avrai fatto un corso di ipnosi per corrispondenza. E comunque la fulmineità con cui ti sei autoeliminato dal mio libro di persone preziose non ha annullato la forza dei miei pensieri e delle mie parole. Solo quella delle tue, che tanto non hanno consistenza e sono goccioline di pioggia acida evaporata al primo impeto d'estate. Quindi ti regalo la suprema spugna da washing up e vedrai che divertente sarà la splendida passata di last al limone che passerai sui piatti unti del nostro oleoso amore purulento, che fingevi fosse pulito e senza flatulenze. Vedrai come starai bene quando ti ritroverai seduto ad una tavola bon ton, in cui ti occorrerebbe una delle tue giacche da bella presenza con cui ti travesti quando il mondo non può permettersi di darti dello sfigato. Vieni qui. Siedi con me alla tavola imbandita.. Trangugiamo insieme un sorbetto al limone che ti anestetizza le gengive con le sue gelide goccioline aromatizzate. E pretende di lavar via dalla tua bocca il sapore corposo e accattivante della più buona spigola in bellavista che il tuo palato raffinato abbia mai avuto la fortuna di degustare. Anche ora che ti sembra una volgare soglioletta lessa, insaporita da tre chili di maionese industriale, non impazzita grazie ad innominabili additivi chimici. Oh che essere puro. Avevi scordato che anche dopo la novelle cuisine quello che ti rimane in bocca è sempre il sapore di pesce? Come? Il tuo acquafresh prontopulito sorrisosmagliante non ti ha accompagnato nel tuo viaggio d'oblio in cui le selvagge pianure del Kent avrebbero dovuto farti dimenticare il lauto banchetto ad ogni passo attraverso la brughiera? Me l'hai fatta almeno una tomba tumulandola con gli stecchini del leccalecca? Ti sei steso li accanto a vederci marcire? Mi hai cantato un inno solenne col suono delle tue mirabili cornamuse con cui hai comprato il mio amore e la mia povertà a buon prezzo? Nah. I funerali sono la mia specialità. E tu sei un uomo troppo viziato e fortunato.
Buongiorno mia speranza
ecco un'altra di quelle foto in cui penso di essere davvero fortunato ad avere una cosi bella ragazza al mio fianco
sai tesoro mio ... non penso di aver fatto un sonno cosi sereno come quello di stanotte da almeno 1 mese
ogni giorno che passa sono sempre più sicuro che tutte le scelte avventate che ho fatto saranno ripagate con un futuro sereno e felice
sei la mia gioia e la mia felicità nel bene e nel male e non rimpiango nulla di quanto fatto sino ad ora...già solo quello che ho ora basterebbe a giustificare tutte le tribolazioni che abbiamo dovuto sorpassare insieme
sono felice valeria
grazie di esistere e di essere esattamente come sei...non penso che potrei desiderare altro o qualcosa in più dalla vita se non esserti più vicino
un bacio tesoro mio
08/07/2006 9.50.35.
Tu mi scrivevi questo e andavi a letto con lei. Essere ripugnante!
Perché tutte le persone che ho amato sono carne putrefatta e concime per i vermi che mi perseguita di notte quando non riesco a dormire. E nonostante ciò sono ancora in piedi e la mia fiducia nell'amore è ancora una devozione a cui non so rinunciare. Finalmente sono riuscita a vomitare tutto questo. E l'ho fatto in maniera scomposta come è giusto che sia. I sentimenti lo sono per definizione. E chi riesce a soffrire in maniera composta e dignitosa sta prendendo per il culo se stesso e chi gli sta accanto. Il dolore può diventare un'abitudine dopo e consumarti poco a poco con il suo gocciolio costante e lento, ogni santo giorno, ogni maledetta mattina. Ma quando arriva con la sua ondata ti trascina e ti sballotta. E se non lo fa vuol dire che sei diventato come me in certi momenti. Immune ed anestetizzato ad esso. Il mondo ti crolla addosso. Ti manca la terra sotto i piedi. Tutti i pori della pelle gridano una nenia disperata e io non sento niente. Ributto tutto in gola. Ingoio e ingoio e ingoio. E mi lascio contaminare i rami e mi lascio sporcare la linfa. E poi mi ritrovo faccia a faccia con la tazza del cesso e vedo i miei bellissimi lineamenti baciati dagli dei scomposti in una smorfia contorta. E il volto che tutti amano passa da Canova al peggior Picasso in un delirio di dissoluzioni che non piace a nessuno. E io lo vedo riflesso nell'acqua del water e penso che l'immagine dei miei occhi che tutti dicono di amare e nessuno ha il coraggio di guardare a fondo, ci sta davvero bene nel luogo deputato alla merda e alle scorie di sé che ognuno ha fretta di gettare via lungo le fognature. E anche se ora l'unica cosa che mi pervade la bocca è il sapore rancido dei miei succhi gastrici io so che la loro forza corrosiva si porterà via sommessamente e con violenza l'odore del pesce. S'insinuerà tra i molari laddove un barlume di cibo aveva la pretesa di troneggiare come rimasuglio del banchetto di dio incastrato tra i denti. Avrò anche io da qualche parte una pozione molto più potente del tuo lurido e finto sorbetto al limone per lavare via da dentro di me il tuo sapore, che accolsi interamente per ingenuità e perché davo peso alle tue parole. E poi infilerò le dita una per una in una soffice farina alla vaniglia e quando agiterò ancora i polpastrelli al cospetto di qualcuno sarò di nuovo linda e profumata. Anche se il mio magro tentativo di dissimulare la contaminazione sarà presto scoperto dagli occhi attenti io mi illuderò di essere amata di nuovo, a dispetto di questa triste pantomima di cui mi hai fatto attrice senza scritturarmi e gli aliterò in faccia il sapore degli dei con cui sono nata e che ho dimenticato strada facendo, imputridendomi col letame della vita e con la sua grottesca bellezza. Di questa ancestrale purezza poterò sempre il marchio dentro lo stomaco. E saprò donarne un'essenza solo a chi non si limiterà ad intuirne il velluto, ma a chi saprà carezzarlo con tutti i sensi senza alcun moto di vigliaccheria. Ho pensato che tu fossi uno di quelli che amano il rischio, un sognatore, una di quelle persone che capisce che ogni tanto le si presenta di fronte un'occasione unica e qualunque cosa decida la sua decisione cambierà il resto della sua vita per sempre. Potevi dirmi di sparire, non salire mai su quell'aereo, ma non l'hai fatto. Perché tu sapevi. Poche persone hanno la fortuna di riconoscere quei momenti. E io mi sono sentita come un'eletta. E tu con me. Insieme potevamo diventare migliori.
E io sono qui prigioniera dei discorsi che cominciano con il se. Se non ci fossero stati i tanti chilometri a separarci, se non ci fosse stata Angela determinata a riprendersi ciò che era sua così come aveva minacciato all'inizio (la purezza del suo cuore è confortante sai. Siete degni l'uno dell'altra) o tua madre o quella sessione d'esame mancata o quella domanda scomoda e fuori luogo della tua amica. Se tu fossi rimasto su quella spiaggia a goderti il mare e ad ammirare tatuaggi e culi della gente che conta o ad interrogarti sul loro fascino o sulla loro inutilità, invece di porti domande escatologiche a cui non avrai risposta manco tra vent'anni, se non lasci il tempo alle cose di scorrere nella loro direzione; se non ci fosse stato il volo del mio amico dal terzo piano proprio adesso, se ci fossimo stati solo io e te con i nostri cuori pronti ad indicarci la strada.... Se avessi rispettato l'unica cosa che ti avevo chiesto esplicitamente di fare: non mentirmi mai!!! .... avrebbe funzionato? Hai detto che dovevamo separarci perché non sapevi più nemmeno chi eri quando ti guardavi allo specchio. E te credo... se guardi lì come fai a non sputare verso la tua immagine? Che dovevo capire io e con quali strumenti? Cosa avevo in mano per capire il desiderio di mettere il punto quando c'era tutta una gamma di segni d'interpunzione da utilizzare? Io avevo suggerito un punto e virgola che era come tirare il freno a mano. Uno stare a vedere cosa succede senza forzare nulla, né verso un imminente unione, né verso un addio che nessuno dei due era in grado di sostenere. E dammi una sola buona ragione perché avremmo dovuto agire in questo modo. Perché se la trovi tu e riesci a comunicarmela in maniera convincente io magari penserei che una cosa simile non vale abbastanza per giustificare la mia insonnia notturna consumata rimpiangendo di non aver avuto il coraggio di salire davvero sulla tua giostra e farci girare la testa insieme al suono di campanellini di miele e gioia.
E se davvero ho vomitato e ho cominciato a vedermelo alle spalle...se davvero sto risalendo la china dopo tutto questo e sto ricominciando a pensare a me e solo a me, gettando tutte le sue parole nel più nefasto dei dimenticatoi... da dove mi viene questa fantasia perversa da quindicenne di terza categoria? Quella stupida e idiota in cui il ragazzo che ti ha spezzato il cuore capisce di aver fatto il più grande errore della sua vita e ti raggiunge dovunque tu sia. Ti viene incontro correndo e ti dice non posso vivere senza di te tu sei tutto il mio mondo e se non torni subito da me non amerò mai più nessun altro. Da dove viene questa fantasia? Dal cinema? Dalla tv? O da quella piccola parte del mio cuore che spera ancora di aver incontrato un uomo con la U maiuscola e non un bimbetto capriccioso. Quella parte di me che è rimasta ferma all'areoporto con una promessa negli occhi e uno sguardo nel cuore, che non sarebbe mai stato capace di dirmi addio con la convinzione necessaria. Alla fine di tutto il ragionamento (si ragiona sui sentimenti quasi quanto ci si metta il parmigiano sugli spaghetti alle vongole) dò fondo a tutte le mie vocazioni intellettuali per farmene una ragione. Penso al finale de l'Educazione Sentimentale di Flaubert. In un telefilm di adolescenti dicevano che fosse il miglior finale di tutta la letterature. Perché? Perché non finisce. Ci sono solo due vecchi amici che ricordano la cosa migliore che non gli è mai accaduta. E si chiedevano pure: come si ricorda qualcosa che non è mai accaduto? Teneramente. Perchè Flaubert credeva che la forma di piacere più puro fosse l'aspettativa. E anche la più attendibile. Mentre quello che ti succede finisce immancabilmente per deluderti, ciò che non t'è mai successo non muore mai. Non scompare. Rimane sempre inciso nel tuo cuore come una dolce malinconia. Vigliacco di un francese!!!
Il mio cuore non farebbe mai questo a nessuno. Perché è coraggioso e lo sarà sempre. Anche se finisce tra mani maldestre. Lo chiuderò ancora? Nah anche se fa fatica a districarsi tra le maglie di un omuncolo trascinato da impuri ragionamenti, con cui giustificare le sue gratuite meschinità. Il mio cuore è rimasto puro. È il tuo che deve convivere con il putridume di ciò che è stato detto. Il mio cuore parla poco. Ma quando lo fa ha una minima cognizione di ciò che sente. Anche se si ritrova spesso a fare l'epifania di ometti senza coglioni travestiti da hispanici che parlano dell'Irlanda ma non sanno nulla né di Dubliners, né di cosa cazzo sia un'epifania. Il mio cuore è pulito. E per quanto io sia costretta a rinchiuderlo ancora per non cedere alle false parole dei demoni che infestano questo lercissimo mondo, e i demoni si presentano sempre con le faccine d'angelo (a 28 anni dovrei saperlo), non sono ancora stufa. C'è Lou Reed in sottofondo. E i suoni scivolano lenti contro un'altra parte di me da cui mi sto separando. Quella che ti ritroverai addosso quando più crederai di essere al sicuro. Non godrò di questo sai. Non auguro il male a nessuno. Ma le bugie hanno le gambe cortissime. Come le mezze verità e le cose di cui bisogna convincersi per tirare avanti. Non so davvero dove trovi il coraggio di dire che sono stata io l'egoista, con la confusione che mi hai scaricato addosso. Con i tuoi comportamenti assurdi ed incoerenti. Ma che t'aspettavi da me... che io ti dicessi arrivederci e grazie? Volevi la mia benedizione? Volevi tenerti a distanza da qualsivoglia manifestazione di dolore scomposto per sentirti meno merda di quello che sei? Mi spiace hai bussato all'indirizzo sbagliato. Qui si guarda in faccia alle cose per quello che sono. Qui ci sono le palle fumanti che tu non avrai mai. E ci sono pure dolori passati che non avevano voglia di essere calpestati da te con tale superficialità. E la mia colpa sarebbe quale? Quella di non essere riuscita a dirti nell'immediato: ho capito e ti rispetto? Il mio cuore non è abituato a tali repentini ripensamenti. Non governa la vita altrui secondo i suoi momentanei impulsi. Ne capisce il valore e ne ha rispetto. Apri il vocabolario alla R e cercatela sta parola, casomai dovessi servirti di un dizionario non solo per abbellire l'esteriorità del tuo eloquio e del tuo sex appeal, ma per fermarti un secondo a riflettere sulla vera essenza delle cose e non solo sulla loro apparenza. Io non ho bisogno di prendermi in giro e di raccontarmi la verità a mio modo. Sono consapevole delle cose che ci siamo detti e di quelle che abbiamo fatto e non rinnego nulla, anche se non sono finite nel tuo diario di bordo dell'ultimora. Sono delusa da te come era giusto che fosse. Sono delusa da me stessa per aver aperto tutti i boccaporti senza tenere nemmeno una scialuppa per salvarmi dalla tempesta. E non ti odio nemmeno come vorresti perché non te lo meriti. I miei sentimenti sono coerenti. Se ti odio lo farò per sempre e non come te che ti svegli la mattina e decidi insieme a cosa metterai addosso per mascherare al mondo le tue imperfezioni. Volevo collocarti in uno scrigno e tornare ogni tanto a rimirarti, a sorridere di te e dei nostri fiori mai colti. Invece ti devo gettare nel water insieme ai miei lineamenti contratti. Perché tu ti ci sei voluto collocare. Perché se questo è il prezzo che la vita mi costringe a pagare io imparerò a dimenticare. E cazzo.... comincerò da te.
Anyone who's ever had a heart
Wouldn't turn around and break it
And anyone who's ever played a part
Wouldn't turn around and hate it
Sweet Jane, sweet Jane
Sweet, sweet Jane
You're waiting
For Jimmy down in the alley
Waiting there
For him to come back home
Waiting down on the corner
And thinking of ways
To get back home
Sweet Jane, sweet Jane
Sweet, sweet Jane
Anyone who's ever had a dream
Anyone who's ever played a part
Anyone who's ever been lonely
And anyone who's ever split apart
Sweet Jane, sweet Jane
Sweet, sweet Jane
Heavenly widened roses
Seem to whisper to me
When you smile
Heavenly widened roses
Seem to whisper to me
When you smile
La la la la, la la la,
Sweet Jane
Sweet, sweet Jane
Sweet, sweet Jane
19:21
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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NOVEMBER SPAWNED A MONSTER
Io devo essere stata una persona orribile nella mia vita precedente. Devo aver fatto qualcosa di talmente crudele che credo sarò condannata a scontarla per tutte le mie vite future. E sicuramente in questa. L'ho fatta e non la ricordo. Ma so che l'ho fatta il 15 luglio. Due anni fa il mio amore con gli occhi blu infilava le sue dita regali che disegnavano i cerchi concentrici ed imperfetti del nostro futuro tra le cosce pulsanti di una donna di cui ora non ricorda nemmeno il nome. Quel giorno è morto un qualcosa di enorme e la parte più bella e innocente di me è morta con lui. Quella notte ha aperto i miei occhi per sempre e io ho avuto la certezza che non avrei dormito mai più. Che non l'avrei chiusi davvero mai più, se non nell'ultimo giorno della mia vita. Sono stata condannata a come lady Machbeth a trasformare in una maschera di sangue e visceri purulenti ogni mio momento d'incoscienza. Urla e lamenti e il cuscino bagnato. e poi c'è oggi. Se fossi la sorella di Shakespeare potrei trascorrere ogni secondo di questi tormenti senza giustificazione a recitare quello splendido monologo sul sonno, balsamo dell'anima, per esorcizzare con il supremo potere dell'arte quello che le dita crudeli del fato non hanno saputo tenere a freno. Ma non lo sono. Per quanto mi sforzi riesco ad essere sorella solo ed unicamente di un dolore che mi consuma il cervello, che mi mangia il sonno, la musica, le parole e la gioia. Che mi stride addosso, che mi manda in pasto al primo demonio travestito da salvatore della mia anima nera che si aggira al buio mentre io porto a completamento la mia espiazione. Perché sei venuto qui a torturarmi le carni, ad offendere chi l'aveva fatto prima di te per un tempo troppo più lungo perché io ne dimenticassi al primo tocco delle tue mani sulle mie ghiandole mammarie? Perché mi hai messo la testa sul tuo petto e l'hai guardata abbandonarsi alle seduzioni del letto coniugale se quello è il mio letto e rimane tale anche quando ci si infila qualcuno di prepotenza, col cazzo in erezione, a far finta di sapere come si manovra una persona con gli occhi segnati dalla sofferenza quanto i miei? Ho fatto un gran brutto sogno. Un altro. E sono stata condannata ancora. Credevo di aver espiato abbastanza. Dio mi ha levato tutto quello che potesse levarmi. Era inutile che mi baciasse con il dono della bellezza se questo aveva portato nella mia vita soltanto cazzi eretti e brutte parole e presunzione e desiderio di avere sul mondo uno strapotere di cui non ho mai avuto bisogno. Adesso non è più così. Adesso il mio dolore ha smesso di essere muto. Parla alla gente dalle mie cicatrici. Gli racconta chi sono. E li fa scappare tutti. Posso mettermi alla prova tutte le volte che voglio. Sedurre come la puttana del diavolo, mettermi le mie scarpette rosse e la cipria sulle guance e il corpetto strizzato e farli tutti fessi così. Sono bravissima. M'è sempre andata bene. È fin troppo facile. Abbinare il colore dei collant all'ombretto e all'umore che vuoi che gli altri ti vedano addosso. Mimetizzare i pregi ed esaltare i difetti. Ci vogliono ore di lavoro a volte. Ore con la spazzola e il phon in mano e lisciare una serie indefinita di riccioli ribelli che non hanno alcuna voglia di essere domati. Ora è cambiata la mia presunzione. Volevo ottenere lo stesso effetto con la forza della mia anima e delle cose che mi sono nascosta dentro per toglierle agli occhi che non ne meritavano la vista. Per farli intravedere solo alle persone speciali. L'ha viste? Sotto la mia dozzinale maglietta grigio topo? Sotto i capelli increspati dal sudore e dal caldo. L'ha viste? E perché non è qui allora? Mi sono piovute addosso come melma una serie di accuse. Tutto quello per cui credevo d'essere speciale mi s'è ritorto contro. E si è fatta strada dentro di me la voglia prepotente di strapparmi da dosso i segni di quell'infelicità per poter avere accanto quella persona a cullarmi per tutta la vita. Sarei stata disposta a tornare ai miei livelli più patologici pur di riavere quello che avevo prima ed essere guardata in quel modo da quegli occhi. Mi è mancata la mia serenità, la mia stabilità affettiva, la ballerina che teneva il dolore nascosto agli occhi della gente. Perché proprio con lui che sembrava avermi amata con le mie cicatrici e le smagliature della pelle e del cuore? Perché lo sapevo che l'avrei perso in favore di una donna che dentro gli occhi non avrà mai il vitreo sospetto del terrore. O l'avrò perso in favore della paura? Paura di chi? Sua? Non si spara sulla croce rossa ed io avevo qui un uomo che in questo caso mi ha rubato il mestiere. Uno travestito da ispanico guerriero che doveva tenere il timone e seguire la rotta e doveva avere tanta forza per reggere insieme a me il peso delle nostre scelte. E invece, ironia della sorte, dalle mie retrovie in cui dovevo essere solo una fata imperfetta dalla lingua lunga, sono io l'ispanica. Sono io che sto trovando la forza manco fossi nella vendetta dei sith. Sono io che gli ho detto vai è tutto a posto a me ci bado io e tu prenditi cura di te. Sono io che ho scritto sul mio msn che avevo un mucchio di gente intorno ad aiutarmi a sbattere la testa contro il muro per l'ennesimo... non si contano più... che ha danzato una disarmonica mazurca polacca lungo le mie vertebre salde che si piegano in due come rami di betulla. In effetti la mia bidonville capitolina è stata attrezzata bene per reggere al massacro. Mi sono tolta le pantofole e ho ballato le mezze punte tutta la sera. Ho mosso passi sicuri su tutte le note che mi capitavano a tiro, da De Andrè a Britney Spears, da Battiato ai Backstreet Boys. Ho cercato la mia grazia di quando camminavo leggera con le caviglie intessute dal vento e mi sono guardata tutta la sera tra i vetri della finestra tra cui verso sera ha fatto capolino la stessa mezza luna che c'era un mese fa. La stessa che mi ha guardata in mezzo alle sparute goccioline di acqua benedetta che mi rigavano il corpo mentre lui mi respirava a tre millimetri dall'anima. Quest'uomo parla di te come se non avesse capito un cazzo di ogni tua cellula. Così come solo tre giorni fa si rivolgeva a te come ad una creatura preziosa. Quest'uomo deve sparire dalla tua vita perché non meriti un'altra figura inconsistente a gettare ombra sulla tua luce. Quest'uomo si racconta quel che cazzo gli pare e rivisita la realtà solo per giustificare la sua confusione. Quest'uomo ha bisogno d'aiuto e tu hai già sofferto abbastanza per fare ancora la crocerossina. Se non so matti non li volemo. Quest'uomo rigira frittate per cucinare solo te sulla graticola a fuoco lento. Quest'uomo sta vivendo un momento di crisi profonda di cui sarai l'unica a farne le spese. Quest'uomo ti ha amata Valeria perché gli hai tirato fuori la parte migliore e quando la porterà in giro per il mondo si ricorderà di te. Cosa dovrò ricordare io? Il peso della delusione mi farà scordare. Ho imparato come si fa. So mettere in atto tutti i meccanismi. Ma ci sono cose che non si riescono a dimenticare. Si può soltanto sopravvivere ad esse. E io ho cominciato oggi ballando davanti alla luna con la canottiera di pizzo su cui lui non ha fatto in tempo a lasciare traccia del passaggio delle sue mani. È stato un incubo oggi. Mi sento defraudata di tutte le mie cose. Dal supermercato ai miei cuscini pieni di stelle non c'era cosa di lui che non recasse la sua impronta distratta. Ho cancellato tutto per quanto mi fosse possibile. Ma quanto ci vorrà per eliminare quei segni indecorosi dal mio strato di pelle più interno? Quanto ci vorrà perché io non mi senta più marchiata a fuoco dalla sua inconsistenza? Quanto ci vorrà prima che io senta di nuovo il profumo dell'alba feroce e prepotente, in cui mi sveglierò nuova e questo dolore straziante si sarà fatto abbastanza antico da poter essere tollerato. Ma poi che cazzo dico? Dolore straziante. Io non sento nulla. Potrei anche pizzicarmi i capezzoli con forza fino a farli diventare viola e non sentirei nulla comunque. Non mi viene fuori una lacrima. Credo di aver raggiunto da sveglia uno stato di imperturbabilità che non speravo di raggiungere nemmeno con la più florida psicoterapia. Sorrido. Sono allegra. Ho fatto una serata sana di cabaret per i miei amici. Ho portato la macchina. Ho tamponato un motorino parcheggiato. Ho pagato l'affitto e le bollette. Ho pulito tutta la casa cantando le canzoni di Cenerentola e Biancaneve e la piccola guardiana d'oche. Ho logorato le persone che mi stavano accanto e tutti quelli che sono accorsi dal computer a sapere come stavo a colpi di humor. Ho fatto i grattini a tutte le pance pelose del mio piccolo gineceo felino. Ho tranquillizzato mia madre prima che pigliasse una lupara e si precipitasse con le unghie a dire che qui dentro ne abbiamo avute abbastanza per prenderci le colpe delle banderuole che ti sventolano sotto il naso. Non ho fumato più sigarette del solito. Non ho suonato sinfonia per un addio al pianoforte. Non mi sono masturbata con le poesie abbandoniche di Alda Merini. Non ho dato spiegazioni a nessuno anche se so che quando lo farà lui dirà qualcosa di terribile su di me per giustificare la sua insensatezza. Non ho pensato e non voglio pensare. Ho fatto venire l'idraulico e ora sul mio bidet ci si possono lavare tutti e non solo i puffi e i folletti che mi spostano i mobili quando non sono in casa. Ho dato da mangiare ai passerotti sul davanzale. Ho innaffiato le piante. Ho steso il bucato. Ho cancellato le macchie di olio dalle mie lenzuola con la consapevolezza che di tutto questo mi resterà solo un gesto anonimo e presto dimenticato: la mia mano che scivola via da sotto il suo corpo e deterge le gocce di sudore dalla sua fronte imperlata e poi mi carezza il viso che ansima perché sa che vuole essere contaminato. Non sento niente. Sono accecata dal frastuono delle grida di pianto che ho sentito attraverso il microfono. Non credevo che esistesse qualcuno in grado di piangere più forte di me. Quelle urla sono pezzi di vetro conficcati nel mio cervello con grande maestria ed accuratezza. Non sento niente. Trovo in giro per me stessa pezzi del suo dolore, ma non trovo il mio. Non ad occhi aperti. Perché ora che tutto è silenzio e il carnevale è finito so già come e quando sconterò tutto questo. Nel sonno, che sarà un piccolo squarcio di morte come in un racconto mai scritto di Edgar Allan Poe. E allora dovrò solo pregare che le orecchie di coloro che stanotte dormono qui a due passi da me per rendermi la giornata di domani più sopportabile non sentano mai ciò che la mia incoscienza sarà in grado di produrre. Altrimenti rischio che se ne vadano via anche loro. Ed io non voglio più che il mio dolore onirico faccia scappare le persone che amo.
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18/06/2006
THE BUTTERFLY EFFECT
Ma possibile che io debba fare sempre la Medusa della situazione?? Il flagello di Dio, la millesima locusta che distrugge i raccolti? Da dove cazzo l'ho ereditato questo disfattismo pietoso? E ogni volta che la mia vita sfiora quella altrui debba causare un intreccio di dolore di cui non riuscirò a liberarmi per decenni? Crisi e dubbi ed incertezze e monsoni e turbinii? Io ero una ballerina perdio, con i piedini leggeri che ingannavano la pienezza d'animo. E la pesantezza delle scarpe col gesso che ti maciullano i piedi era un dolore tutto mio. Il mondo vedeva solo i volteggi e le piroette. È un'arte finta la danza. Un'arte in cui le donne sono un fascio di muscoli e nervi che la gente ritiene germogli di giunco. Se qualcuno volesse sfasciarmi il culo io avrei molto più paura di una ballerina che di un nerboruto camionista; di una leggiadra creatura che, con la mente paralizzata dal dovere, si prostrasse al crudo spettacolo di coloro che la vedono delicata come i boccioli di maggio. Ora che non lo sono più e che i miei movimenti sinuosi sono prigionieri dentro una forma aliena che mortifica le mie forme e allatta voracemente il mio desiderio d'imperfezione, ho provato a volteggiare sotto le finestre possenti di un gladiatore. Ho fatto danno e non riesco a nascondermi. Perché da quando ho assaggiato la sua essenza non desidero altro che rapirgli il cuore, portarmelo a casa in una scatolina e cullarlo. Ma sarebbe troppo facile se io mi fossi limitata a sbattere le ali dalla sua parte dell'universo. Il tornado è già arrivato in quella opposta. La mia mano ha scoperchiato il vaso di tutti i mali ed io sono una Pandora imperfetta. Non riesco a trovare uno spazio per contorcermi a sufficienza. Perché ho rinchiuso me stessa in una prigione di mia costruzione e la sua mano sta toccando le pareti e sta frustando le sbarre. Ed io prima o poi verrò fuori. Anzi sono già nuda e disarmata. E i serpenti mi morderanno i seni. L'ho scatenata io la tempesta, con la sola forza della parte di me che avevo rinchiuso nel profondo. Senza gli occhi ammaliatori della strega, senza le tette, senza le autoreggenti, senza avergli cucinato le fettuccine zucchine e gamberetti, senza avergli spiegato il significato di qualche termine astruso, senza aver svelato il segreto delle formule magiche che stavo serbando per l'uomo che avrei amato fino ad avere i segni della vecchiaia sul volto. Quindi che cazzo volteggi adesso, ballerina obesa e sgraziata, se lui non ha bisogno dei tuoi incantesimi? Subdola puttanella leggera, che mi raschi dalle pareti sotto il rotolo della pancia perché vuoi uscire a vincere il concorso di miss sederino d'oro per la prossima estate, sta buona nel tuo cantuccio e nella tua prigione. Io non sono pronta per te. Io e il mio cuore pulito non abbiamo bisogno della tua inconsistenza e della tua presunzione. Sappiamo sorridere anche senza di te. Pensa a farti sanguinare i piedi in quelle scarpette ridicole, mentre io mi godo la vita alla faccia tua. E muovo le guance paffute in direzione di un sorridente forziere di pepite d'oro che cercherò di non sciupare adesso che sono quasi pronta a reggere il peso della lucentezza. Ora posso anche scoprire le carte e lasciarmi guardare. Gioia mia passa di qui e guardami. Prima che io metta in atto la seconda parte del dramma in cui mi scopro pavida e scontrosa e ti giro le spalle per codardia. Non lo farò se non distogli il tuo sguardo dal mio adesso. Guardami prima che mi vergogni ancora. Guardami prima che la ballerina mi gridi da dentro che sono inadeguata e deforme. Guardami prima che io l'ascolti e le creda. Guardami prima che l'espressione che ho sul viso si contorca ancora sotto il peso dei giudizi del mondo in cui le veline contano di più di una carezza lasciva scolpita da mani sapienti. Guardami prima che la mia bocca articoli la smorfia del non-ci-siamo-signorina-sciogli ti-i-riccioli-e-torna-a-settem b re quando sarai ancora bella e il tuo culo si calerà a perfezione dentro quei jeans che sanno di vecchio e puzzano di armadio da troppi anni ormai. Guardami guardami guardami e straguardami (ho un debole per gli imperativi e i superlativi come tutte le persone che nascondono le proprie insicurezze sotto una coltre di secondo me, in buona sostanza ed in ultima analisi). Guardami oggi perché mi sentivo bella a dispetto di tutto anche se tu avessi detto che non era vero e sono riuscita ad immortalare la sensazione in una fotografia. Guardami adesso che mi ci sentivo da sola mentre ruminavo i tuoi dubbi in cui la mia imperfezione non è compresa. Quello è l'effetto della tua parte di tornado, che ti farà soffrire perché pare che immancabilmente se si viene a contatto con me non si sia mai immuni dalla sofferenza. Ho brevettato tante macchinose iniezioni per poter sopravvivere comunque davanti alla lapide contemporanea delle persone che amavo e del mio amore con gli occhi blu. Puoi piantarmi nella schiena tutti i coltelli al veleno che ti sono rimasti nell'arsenale. Io mi anestetizzerò, verserò due lacrime e non sentirò dolore. Le grida e gli strepiti le riserveremo a quando ci sarà da piangere per futilità. I pianti veri non fanno mai troppo casino e le lacrime dei dolori incontenibili si nascondono sempre dietro la parte degli occhi a cui non bada nessuno. E qualsiasi cosa succeda io conterrò le tue e le conserverò perché sono un collezionista del dolore altrui e prendermene cura mi fa dimenticare il mio dietro la porta. Perché quando non avevo la forza di farlo perché il mio dolore era troppo lancinante sono rimasta da sola, al di fuori dell'ombra delle mani di mia madre a cui ho spezzato le dita e strappato le unghie per puro e semplice orgoglio. Non credo che sarò capace di ferire la carta dei tuoi stati d'animo con l'acume che mi conosci. Ma posso provare a contenerli se tu mi guardassi come mi hai guardata ora. Non sono stata io a causare tutto questo. È stato dall'altra parte del mondo che una farfallina distratta ha battuto le sue impercettibili alucce. È stata lei, noi possiamo solo tenerci per mano e sperare che l'uragano non si porti via la mia imbarcazione e la tua. Non si può tornare sulla retta via mentre tenti di salvarti la pelle dai marosi della rivoluzione. E noi, mio prezioso diamante con la corazza che abbaglia, l'abbiamo promesso e non ci guarderemo indietro.
EDIT 20/06/2006

RISPONDE IL MIO SUPREMO GLADIATORE:
Ore 7 del mattino
Non mi è mai capitato di svegliarmi e sentire il solito morboso desiderio di scrivere, di liberare ciò che ho dentro e che aspetta di avere solo il volto che la mia penna gli darà.
Nottata fuori dal contesto usuale non c'è che dire, sveglio a parlare con infinita lena con Miss "ti conosco da 2 giorni ma avrei voluto conoscerti da una vita", alle 4:30 del mattino vado a letto con il cervello che frulla a pieni giri...peccato che non io sia in grado di poter leggere tali pensieri e per questo di comprenderli....il mio umore mattutino sarà forse dettato da tale contesto? Vedremo.
Dunque che il tutto abbia inizio...non tradirmi mia fedele amica...segna e ferisci la carta con il tuo acume e disegna a colori ciò che nella mia anima è per ora una scala indefinita di grigi...io in te ho fiducia.
Aprendo gli occhi al suono della crudele sveglia sento un eco lontano e indefinito sussurrarmi all'orecchio queste parole come a voler riassumere il complicato intreccio di emozioni e pensieri che a letto mi avevano accompagnato tra le braccia di un Morfeo più affettuoso del solito:
"Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo".
Sorrido perfettamente conscio dell'origine di tali parole che riecheggiano in me : è LA TEORIA DEL CAOS....tante volte studiata e tante volte approfondita in un impeto di irrefrenabile curiosità.
Il senso di quelle poche parole mi ha sempre affascinato : un gesto infinitamente piccolo ed insignificante può causarne uno spaventosamente grande e devastante a distanza inusitata.
Poche parole hanno espresso il significato della nostra vita e dato una risposta a tutti coloro che si chiedono cosa il futuro abbia in serbo per loro..se esiste un destino già scritto per ognuno di noi.
Una volta tanto i miei studi fisici e matematici mi hanno portato ad un risultato tutt'altro che numerico e che in se racchiude tanto. Mi spiego: in natura esistono Sistemi lineari e sistemi non lineari. I primi sono caratterizzati da una semplice regola:
se io sollecito il sistema con un input noto e determinato il sistema risponde a tale sollecitazione con una risposta di CUI SONO IN GRADO DI PREVEDERE evoluzione e forma.
I sistemi non lineari sono invece caratterizzati dalla suddetta legge del caos e dunque:
Se io sollecito il sistema con un input noto e determinato il sistema risponde a tale sollecitazione con una risposta di cui NON sono in grado prevedere alcun dato....e fatto ancora più singolare sollecitando il sistema più volte con lo stesso input il sistema NON RISPONDERà MAI NELLO STESSO MODO.
Cosa c'entra tutto ciò con la vita reale di ogni giorno? Semplice: si dimostra che in natura il 99,9 % dei sistemi (tutto in natura è riconducibile ad un sistema..persino noi stessi) è del tipo NON LINEARE....ovvero governato dalla legge del caos.
Come stupirsi dunque della complessità che ogni giorno viviamo in ogni nostra più semplice emozione? Come meravigliarsi quando difronte ad episodi analoghi o a situazioni già vissute reagiamo in modi talvolta tanto differenti? Come meravigliarsi della nostra totale inconsapevolezza su ciò che il futuro ci riserverà.
Mi diverto spesso a scrutare nella mia mente scaffali di libri con la mia storia futura...in cui folle inconsapevole ho già scritto tutto ciò che verrà. Dall'altro lato della sala neurale sono ammucchiati a mo' di carta straccia i diari con le esperienze vissute...ne leggi qualcuno e capisci che forse sarebbe il caso di farne un tutt'uno con quelli della sezione "il mio splendido futuro"e cestinarli. Eh già perché il caso vuole che rileggendo i diari di vecchi progetti, ti rendi conto di quanto sia infinitamente effimero continuare a scriverne in mente altri su ciò che verrà, o meglio, che speri verrà. A testimonianza imperitura che mai nella vita le cose vanno come ti eri programmato a tavolino....semplicemente perché siamo esseri dominati dalla legge del caos.
Una piccola modifica nella vita di ogni giorno potrebbe riscrivere i nostri futuri 50 anni: oggi devo andare all'università come sempre ,ma siccome mi sveglio tardi e sono totalmente fuori orario, corro come un disperato in auto per fare in tempo...a causa della mia spericolatezza tampono la macchina davanti da cui scende una donna...la guardo negli occhi...mi perdo in lei per pochi secondi che a me sembrano eterni e trovo inconsapevolmente la donna della mia vita. Piccolo esempio di vita vissuta atto a spiegare come funzioni nella sua sregolata perfezione la teoria del caos.
Ancora: oggi chiudo una storia con il mio/a amico/a di sempre che ha segnato nel bene e nel male i miei ultimi 5 anni (da dove mi sarà saltato fuori questo esempio?eheh)...soffro..piango ...rimpiango ciò che è stato e mai più sarà...sfoglio l'album dei ricordi quasi a voler toccare con mano impalpabile i ricordi per sentirli più vicini..A questa fase che io chiamo "l'osservazione delle rovine fumanti di se stessi" segue la fase di ricostruzione e fortificazione. Ci si creano mille illusioni su quanto ora si è forti, si promette a se stessi che mai si rifaranno con altri/e gli stessi errori, si guarda al futuro con una consapevolezza che in realtà non ha motivo di esistere. Nulla è scritto, nulla è certo. Ci si tuffa a capofitto in ogni interazione ti possa dare,regalare un contatto di varia specie con l'altro sesso per dimostrare a se stessi che non si è finiti, che ancora si è in grado di fare la propria "porca" figura.
Sono tutte manifestazioni invece del profondo dolore che brucia nel cuore, che lo consuma e lo costringe ad una segreta infelicità. Rappresentano la nostra futile contromossa alla convinzione bastarda ,che è maturata nel più recondito angolo del cuore e dell'anima, che grida a squarciagola "Non troverai ma più uno/a come lui/lei". E allora nascono le false convinzioni del momento, l'idea di essere più forti di prima solo per autoconvincersi che mai più si soffrirà in questo modo così feroce...si stila l'elenco delle qualità che il futuro partner dovrà possedere per poter ancora una volta reincarnare quel progetto di felicità e perfezione che , santo il Dio, NON Può essere predeterminato.
Non che io sia esente da quanto sopra cavillosamente criticato e messo in burla, il modo in cui io stesso ne parlo tradisce una troppo accurata conoscenza dell'argomento eheheh...però io sono un consapevole...un "risveglio" tanto per citare il famoso film. Mi sono risvegliato dal sogno pretestuoso di voler a tutti i costi sapere in anticipo le mosse del destino e per questo ad esse prepararmi..vivo quel sogno profondo anche io nel mio REM, ma in esso nasce e in esso deve morire...al mio risveglio ne manterrò una vaga e labile percezione.
Ho imparato ad apprezzare la vita proprio nel suo aspetto indeterministico e caotico...vedo in esso il nettare più dolce che labbra umane possano assaporare.Pensiamoci per un solo attimo: che gusto avrebbe la vita se anche solo per una sua infinitesima parte essa evolvesse come noi l'abbiamo immaginata...quale sarebbe il suo perché? Finirebbe tutto nella delusione di un film già visto che perde il trilling del finale....non saremmo più spinti al continuo mutamento che ci contraddistingue semplicemente perché verrebbe a mancare il motore stesso che lo muove: il DOLORE. Non esiste felicità senza dolore e viceversa...ci abbiamo mai pensato? Ci siamo mai soffermati a pensare che sono le sofferenze e il dolore a muovere il nostro intimo cambiamento? Che resteremo meramente uguali a noi stessi se non fossimo spronati dal fato imperscrutabile ,che ci pone ogni giorno problemi e difficoltà, a dare quel qualcosa in più per superarle e conquistare la nostra felicità?
Io ho vissuto e ancora vivrò momenti di calma e serenità apparente....quei periodi in cui ti abbandoni al solito ORRORE di far progetti sul futuro...a maggior ragione se sono progetti da condividere con una persona. Tante volte ho navigato tranquillo sulla mia barchetta a vele spiegate su un oceano talmente placido e piatto da sembrare irreale alla conquista del molo che mi ero prefissato di raggiungere. A perdita d'occhio ,giù sin dove finisce l'orizzonte, nulla può turbare la mia serenità...solo pace e calma apparente....il molo di approdo sarà presto mio...la convinzione di ciò è limpida come lo specchio d'acqua che mi circonda infinitamente. Ma non finisci di cibarti di cotanta illusione che tutto ad un tratto senti che l'aria che ti circonda non è più la stessa...si è fatta pesante...il silenzio prima pacifico ora assorda i tuoi pensieri, volgi lo sguardo al cielo e grevi nubi compaiono all'orizzonte offuscando la luce delle tue certezze: è il preludio della tempesta che sconvolgerà i flutti marosi e con essi la rotta su cui avevi posto la tua dolce barchetta.
Infuria la natura e perdi d'improvviso qualunque certezza...nei tuoi pensieri perdi di vista il molo tanto agognato...nulla di ciò che c'era ora vi è traccia. Tenti con tutte le tue forze di rimettere la barca sulla rotta prefissata ma la lotta è impari...nulla puoi contro la forza della tempesta.
Ho rivissuto questa esperienza tante volte che ormai mi è chiaro che ogni secondo di ciò che vivo è unico e irripetibile..mai lo rivivrò uguale a se stesso...lo gusto per tutti gli istanti che lo compongono finchè il sole è alto nel cielo e nel mio animo vive ancora la serenità di quel prezioso unico secondo vissuto. Quando la prossima tempesta deciderà di sconvolgere nuovamente la mia barchetta non tenterò più di oppormi al suo volere...mi metterò in un cantuccio al riparo e aspetterò che essa mi metta sulla nuova rotta che vorrà dare alla mia vita.
Una persona non è quella della tua vita fin quando non chiudi gli occhi per l'ultima volta fissando i suoi e affidando ad essi tutto ciò che insieme si è stati...solo allora avrai raggiunto il tuo molo...tutto il resto è quiete prima della tempesta.
07:28
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14/06/2006
E INFATTI...

Bene bene... la tuta grigia, le ciabatte infradito, i capelli attaccati e niente strass. Quanto mi piaci quando dici le parolacce pure qui sopra. Riconosco la donna che mi accoglie in casa col caffè anche alle 4 di mattina. Lina, questo posto non cambia. Se non fosse degenerato saremmo tutti ancora qui. Tu che come me non sei emigrata altrove, ma ti sei autorelegata nel silenzio, hai cacciato sto grido perchè sei una schifosa nostalgica quasi quanto me e ti manca da morire il tempo in cui erevamo quattro gatti, non c'era cinzia percazziecc, la home non sapevamo manco che era, io potevo commentare il blog del guitto senza sollevare un polverone tra quelle che non hanno vinto la bambolina e ci sentivamo un sacco eletti e speciali. Lina chi non c'era non lo può capire. Ogni cosa quando diventa moda perde il suo fascino: un reggiseno, una canzone, un'automobile, un blog. Non pensare a virgilio come lo schifo che è diventato. Le altre piattaforme non sono meglio. Si sono solo imbastardite nella mediocrità di quello che si vede sempre in giro: prodotti scadenti, programmi televisivi ridicoli, giornalacci. Chi ci sente parlare così è facile che ci etichetti come snob che guardiamo sti blog della lazio o cinziapercazzi o della fattoria dall'alto in basso. Loro non lo sanno com'era. Girare per i blog e spalancare gli occhi davanti a cose che manco in un libro avresti letto. Non eravamo nè eletti nè speciali. Eravamo semplicemente incontaminati perchè eravamo i primi. E per ritrovare ancora in giro persone che non si sono lasciate contaminare dalla merda circostante o che sono arrivate dopo e del degrado dell'ecosistema se ne sono fregate, ci vuole solo quel piccolo dono che spesso ci manca: la pazienza di cercare le nostre famosissime pagliuzze d'oro tra gli strati di pece. E se non si riesce qui sopra, in mezzo alle vecchie scartoffie ormai rancide, noi ci siamo riusciti camminando lungo via Caracciolo, col profumo del mare e dell'estate che si vaporizzava tra le nostre narici. E fin quando avremo questo e ci sentiremo pelle a pelle quando ci abbracciamo, tutto il resto apparirà comunque irrilevante. E ce ne fregheremo di cinzia.per.fave.amare, dei commenti anonimi, delle invidie, della mediocrità da cui noi abbiamo avuto la forza di staccarci senza la pretesa di essere scrittori, ma semplicemente scavandoci dentro e parlando senza mentire. Con se stessi non di può barare. Si bara con la home, con le gare di popolarità, con le mezze frasi scritte per far scalpore e far accorrere decine di commentatori maldestri. No.. non si bara. Solo che noi lo sapevamo e loro no. Minchia ho fatto un post... maledetta logorrea. Quasi quasi lo copio e incollo a casa mia
E infatti....
Lina quello che avevamo ce lo portiamo appresso. Io personalmente nel rotolino di cellulite sopra la coscia destra. A volte quando lo tocco fa un pò male. Altre mi ripugna e mi fa ribrezzo. Ma la stragrande maggioranza delle volte mi fa simpatia perchè è mio e non lo cambierei con nulla al mondo. Basta solo che non ce lo dimentichiamo.
03:15
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07/06/2006
TO THE SKY
Un maiale ha grufolato tra le mie lenzuola e io ho riscoperto il profumo della vita. Iconograficamente impeccabile: peloso, lardoso, flemmatico, vecchio, viscido, calzinobianco&mocassino, zazzerina incolta tipo berlusconi prima del bandana, pure il collarino zingaro d'oro massiccio, gli mancava solo il mercedes tra le cosce, il rolex finto o simili patacche e sarebbe stato perfetto. Ha grufolato tra le mie lenzuola. E c'è riuscito perché mi voleva fare pena.
Uhm... strano che la mia vocazione missionaria sia stata smossa così impercettibilmente dalle fondamenta per motivazioni così surreali. Di solito il madreteresa-mode si attiva automaticamente quando incontro un uomo interessante ma pieno di guai, o almeno quando mi sconfinfera qualcosa di indefinibile dentro gli slip. Nulla di tutto ciò stavolta. L'ho adottato senza pensarci perché mi sento schiava delle cose che mi scivolano addosso, perché ho scordato di aver avuto una personalità una vita fa, perché mi piace maledettamente svegliarmi la mattina e non provare alcun briciolo di stima verso me stessa. Eppure questa cosa non m'ha distrutto come avrei voluto. Non lo sentite il profumo dell'estate che bussa alle finestre? Questo sapore corretto di gelsomini e di erba bagnata? Cazzo è proprio verde la vallata qui di fronte al mio balconcino nuovo! È verde! Capite? Non è grigia! Non è nera! Non è incolore! È verde smeraldo con striature di giallo primavera e azzurrino nuvola e rosa caramella! Un maiale ha grufolato tra le mie lenzuola di cielo e io la vedo verde! E sento il profumo! E scrivo le cose con tanti punti esclamativi come quando ero piccola! Non ha funzionato stavolta! Il sortilegio di magia nera è stato esorcizzato! Solo albe e niente tramonti! Solo gentili tonalità pastello e niente tripudio di rossi e viola! Sono guarita. Riesco a dormire una notte intera e Roma non è mai stata così bella come adesso
07:32
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21/12/2005
COMMENTI A CALDO
Se fa freddo che cazzo vuoi che commenti a caldo? Poi a te non piace manco il freddo. A me sì. Se ci fossero 40 gradi all'ombra (dei cipressi in fiore e delle fanciulle dentro l'urna... delirio poetico, semicit) la mia bolletta della luce salirebbe alle stelle per via dell'abuso di pinguinodelonghi e non ci sarebbe sfizio a sbottonarti il giubbotto di pelle e ad infilarti le mani sotto le ascelle. Sarei sudata, e anche se sicuramente respirerei meglio e non mi lamenterei nel sonno per i miei incubi, perchè il caldo non mi farebbe chiudere occhio del tutto, non sarei felice. Ora lo sono? Bypasso la domanda. Sono in fase riflessiva. Dovrei pensare ad altro. Devo smetterla. Mi sento osservata per tutte le promesse che faccio in giro e che non manterrò. Perchè mi son fatta furba da quando il mondo mi ha rifilato solo menzogne e io la prendevo a quel posto perchè chiedevo nient'altro che verità. Ho smesso di fare l'outsider tardoadolescente. Dò alle persone quello che vogliono da me. Un bacio se vogliono essere baciati. Una scopata se vogliono essere scopati. Un ciambellone con la nutella se vogliono essere nutriti. Il mio limoncello fatto in casa se vogliono sentirsi avvinazzati. Non ho forma. Non ho desideri. Non ho nulla. Non voglio più niente. Desiderare non serve. Non a me. Tanto non si avverano mai. E se lo fanno poi me li fanno scontare tutti. E io quando c'è da pagare sono sempre in prima fila all'ufficio postale. E' quando c'è da riscuotere che mi eclisso per inettitudine e per timidezza. Fate voi. Datemi quello che ritenete opportuno. E quindi finisco per prendermi seicento euro per l'ultimo film, quando una qualsiasi persona sana di mente ne avrebbe presi almeno mille a tre turni al giorno per un mese, ad agosto, con Roma sotto assedio, le cartine allarmiste di studioaperto con tutti i posti su cui è consigliabile non andare e che manco a farlo apposta son tutti quelli in cui devo recarmi, i comunicati stampa in sala doppiaggio: state lontani da santa maria maggiore, è il nuovo possibile obiettivo.. e che cazzo... dove volete che andiamo a lavorare col controllo del film il 2 settembre???, 80 gradi nel 40 e 18 nel 46 barrato perchè c'ha l'aria condizionata, il naso che gocciola per il cambio di temperatura, le sopracciglia troppo incolte per una signorina bonton quale mi si richiede di essere, l'attorucolo da due due soldi che mi dice sei-uno-schianto-andiamo-a-cen a-stasera e mi slinguazza la spalla mentre siamo in ascensore per fotocopie, mentre io fingo indifferenza e spero che arrivi presto il quinto piano; il mio uomo, ormai ex, che sta a casa a guardare le puntate arretrate di lost invece di apparecchiare la tavola e mettere l'acqua per una pasta che non ho voglia di cucinare, un mese di pranzi a base di lemonissimo perchè tanto sei troppo grassa per concederti una pausa pranzo vera, e il capo ci tiene che sotto la magliettina bianca imperlata di sudore mi si veda solo il pizzo bianco e non il rotolino della pancia di cui avevo giurato di sbarazzarmi dopo la laurea due anni fa. Capo lei sarà anche Homer Simpson, sa, ma la sua attitudine a fregarmi tutte le pause pranzo per sfuttare al meglio la mia manovalanza non mi ha fatto perdere un etto. E se invece di prostituirmi alle vostre gerarchie avessi passato l'estate col mio bikini color cielo ed il corpo di allora sepolto sotto le quintalate di cose che mi avete fatto fare quest'anno, levandomi il tempo di andare in palestra, mettermi la somatoline, sognare, io forse sarei una persona soddisfatta di me molto più di quanto non lo sia adesso. Perchè non ho ancora le palle per puntare i piedi e dire al mondo che cazzo vorrei davvero. E le assicuro che la dicitura schiava personale di T.A. non è contemplata tra le varie voci. Domani la metterei di fronte ad un bel piatto di spaghetti pomodoro e basilico di quel ristorantino che le piace tanto, sopporterei persino la presenza di qualche doppiatorucolo che quando faceva il brusio a Beverly Hills 90210 non era nessuno e ora si sente un cazzo e mezzo perchè ha fatto il calendario e gli squilla il telefono ogni tre minuti mentre registriamo che manco la marzotto o briatore o qualcuno di quelli che si credono arrivati solo perchè c'hanno lo yacht. Io non lo farò il calendario, non mi comprerò la barca, in sala spegnerò sempre il cellulare perchè rispetto il lavoro della gente che sui giornali da parrucchiere non ci finirà mai ma che si fa il culo per i film che portano le vostre firme. E sono riuscita ad entrare nel jet set senza portarmi a letto nessuno, senza lasciar intravedere stringhe e capezzoli. Ho ballato il valzer nel salone principale perchè sono brava e mi sono fatta un culo così da quando ho preso la penna in mano. Nessuno mi ha mai regalato niente. Se sono arrivata dove sono devo dire grazie solo alla mia determinazione, alla mia competenza, al portafogli di mia madre che continua ad elargire soldi che non ci sono per mantenermi ed istruirmi, alla mia umiltà che mi fa sentire la più ignorante del mondo ogni volta che c'è qualcosa di nuovo da imparare. E questa cosa dell'umiltà mi ha sempre fregato. Questa cosa dell'autostima troppo bassa mi ha sempre fatto bruciare il buco del sedere. Perchè se ci credessi un pò di più allora sì che davanti a quel piatto di pennette tricolore le direi.. capo... mi paghi... aspetto da 4 mesi e l'affitto lo paghiamo anche noi cervellone sfruttate con cui vi piace vantarvi davanti ai nomi altisonanti (la mia coach, la mia consulente, l'esperta, il perito, se non ci fosse stata lei saremmo stati nei guai). E so che se ci riuscissi, se aprissi il rubinetto delle cose che avrei dovuto dire e non ho detto... ce ne sarebbero tanti di periti. tutti ma non io. E potrei cominciare da tanti e tanti e tanti. Che ne so. Potrei cominciare a chiedere al mio ex non fidanzato-amore-della-mia-vita -tu-sei-l'unica di spiegarmi una buona volta perchè s'è scopato una tappa psicotica stile dolcenera-senza-baccini-tra-le -cosce mentre tutto andava a puttane e il master non cominciava e mia sorella moriva e la mia vita per la prima volta diceva aiuto con tutte le possibili combinazioni di modi e luoghi di articolazione delle parole. c'hai messo meno di due giorni a capire che l'unica cosa che avevi in comune con questa qui era la boccetta di xanax nel marsupio, e poi era tardi ed è inutile coccodrillare con the reason, il corredino dei bambini coi capelli rossi, le succhiate di guance, la tua bella boccuccia che dice vale perdonami mentre piange e poi non cambia nulla e la tua fiesta blu che mi sbatte contro perchè per una volta non ho saputo capire la tua inconsistenza. (ho aspettato solo 4 anni in fondo... perchè mettere alla prova la mia pazienza...per il premio giobbe non sono più in lizza da tempo) Oh non sai quante ne avrei ancora da dire in quelle lettere a fiume che non spedirò mai. Potrei chiedere a L. perchè ti sei preso a cuore il caso patologico Valeria nel peggio del peggio e poi ti sei ricordato dopo nove mesi di croce rossa che ero una piena di casini e che proprio non mi ci voleva un fidanzato a farmi sentire in colpa per quello che non riuscivo a fare per lui quando per me era già un miracolo alzarmi la mattina e sentirmi ancora viva. Potrei dire a Fr. che è da marzo del 2004 che non abito più a Perugia e che se tanto voleva scoparmi, amarmi, ascoltarmi mentre canto Elisa, guardarmi dormire, e tutte le cose che ama scrivere in fase di magra senza metterle in pratica, mi sa che ha decisamente perso il treno. E a proposito di treni... Potrei chiedere ad A. perchè mi ha messa sull'eurostar alle undici del mattino se poi ci son salita alle 4 del pomeriggio e quello era l'unico giorno utile per massacrare chilometri, distanze, sentimenti mai realizzati. O scrivere una vibrante lettera di protesta al suo dentista per avermelo mandato in quelle condizioni... col sospetto che però non fosse tutta colpa sua. Ma io ad A. non farò domande. Ho troppo rispetto di lui. Non gli dirò nulla di tutto quello che ho sentito se lui non me lo chiederà. E so che non lo farà perchè non ho mai saputo puntare i piedi manco nei miei sfoghi notturni sul blog. Ma andiamo avanti vah.
Potrei chiedere a Fa. perchè non capisci che dentro di me non c'è nulla di bello e che tutto st'amore che senti è solo un delirio neofita che ti passerà presto quando capirai che non sta tutto nel saper manovrare sapientemente i pezzi d'artiglieria, perchè se qualcuno mi ama io lo distruggo perchè non mi sento all'altezza e non so se guarirò mai. C'è già passato qualcuno in questa trafila. E se gli chiedi com'è non è piacevole e posso davvero ritenermi fortunata a poterlo vedere ogni tanto senza fare casini col suo cuore che merita solo cose belle dalla vita. E io nn lo sono. Beh potrei dire un sacco di cose. Litigare con tutti i pochi lettori del mio blog perchè ho ancora abusato della loro pazienza per vuotarmi la coscienza quando non riesco a dormire. O più seplicemente, potrei dire a me stessa ma perchè non la pianti una buona volta di piangerti addosso per quello che non c'è e cominci a godere di quello che c'è anche se è poco e le persone intelligenti se lo fannno bastare, perchè le nonne dicono che chi si contenta gode e non si gode solo quando qualcuno ti lecca posti innominabili in pubblico o ti pianta un pezzo di carne nel corpo per digerire un pò meglio il sudiciume della vita. Lo dirò domani al capo quando con la sua bella vocina di Eddie Murphy senza la risata mi tirerà fuori un'ennesima scusa per rimandare il pagamento. (non mi dire che Mariadefilippi non t'ha ancora pagato per quella discreta scenetta in cui ti hanno venduto per tutto quello che c'è di commerciale in te). E io non batterò ciglio e dirò non c'è problema, rimandiamo ancora, mi è bastato comparire nei tiroli di coda. Anzi già mi sembra un sogno troppo grosso che si avvera, anche se tutte le persone che dovrebbero amarmi, quando vanno al cinema, si alzano sempre un secondo dopo l'ultima scena e perciò quando arriva il mio turno: edizione italiana a cura di... dialoghi italiani di... traduzione e adattamento di... direzione del doppiaggio di... assistente al doppiaggio... consulente per la lingua russa (Io Io fa la mia manina nella folla) sono sempre fuori a fumare o a controllare i messaggi sul cellulare col vibrino perchè sta brutto se suona nel cinema, mentre tutti dovrebbero commuoversi per frasi che io ho scritto apposta per farli piangere, che io ho limato e centellinato con cura nelle mie notti d'estate invece di rifarmi una vita e mettermi quel bikini blu e un cocktail multicolore in mano. Vy svetlye, dobrye, kotorye rešili, čto vprave chranit' mir ot t'my. Gde vy byli, kogda pili moju krov'? Voi non sapete quanto è stato difficile scrivere "Dove eravate quando hanno bevuto il mio sangue? Perchè non posso farlo io adesso?" alla scena madre di Nochnoj Dozor, rinunciando alla coltellata nella pancia che ti dà quel krov' in bocca alla vampira e che nessun sangue italiano renderà mai? Come facevo a metterci dentro tutta la Russia di allora, e i vampiri di adesso, e il lirismo, e il conflitto perenne tra il bene e il male che chi non sa niente della Russia non potrà mai capire fino in fondo e mettere tutto a sinc senza che una sola labiale corrispondesse a quello che avrei voluto dire? Ho solo esercitato il mio pravo vybora, il mio diritto di scelta. E ho scelto. La strada più facile e immediata. c'è entrata la frase alla fine. Nei tempi e nel sinc. Ma la coltellata la vedranno solo quei fortunati che hanno la possibilità di vedersi il dvd originale. Qui in italia ci sarà solo il mio compromesso (questa è facile... kompromiss. un sinc perfetto). Ed è colpa mia (Eto ja vinovata). A volte ti va di culo e a volte no. Nell'urlo più significativo del film m'è andata di lusso. Era il climax. Svetlana rivelava a tutti l'arcano. E dopo il suo lungo monologo grida " Bud' ja prokljata" e io non ho dovuto far altro che dire "Che io sia maledetta!" e godere per quella "m" e quella "p" che ci stavano perfettamente l'una dentro l'altra. E quella scena la venivano a vedere tutti in sala quando abbiamo registrato. Tonino l'ha rubata a Laura che la stava solo provando. Non lo sapeva mica che dalla nostra piccola sala regia il capo aveva detto al fonico di registrare comunque. Lei era concentrata a leggere ed entrare nel personaggio. Non l'aveva vista la luce rossa del rec accesa- Questi sono i suoi colpi da maestro che ti fanno accapponare la pelle perchè ti rendi davvero conto che lavori con un genio. Un genio che ti maltratta e non ti paga ma che alla fine del casino ti dice grazie guerriera della luce e della cultura che mai russa ma vibra. Dovrei dirglielo che a volte russiamo anche noi signorine per bene. Ma guasterei l'idillio e se parlassi non gli farei fare la parte del cattivo che gli piace tanto e poi cosa farebbe dire ad Homer versione cinica alla prossima serie dei Simpson? Saprò tacere, lo sapete. Ho scritto qui per dirlo da qualche parte. Perchè ho sempre detto qui cose che non ho il coraggio di pronunciare ad alta voce. Ma su tutto il resto e nel mio mondo reale terrò la bocca chiusa. Non andrò da nessun P. F. L. a dirgli in faccia tutto quello che penso, perchè se queste persone mi hanno conosciuto davvero sapranno leggere le mie labbra come faccio io di mestiere quando controllo se una battuta funziona o se ho perso qualche boccata, impelagandomi nell'effetto pesce. E se non lo sanno fare che mi stiano lontani quando mi scrivo sul viso una canzone misera e si prendano il meglio di me, i capezzoli e i riflessi verdi negli occhi se non vogliono altro. Perchè se c'è qualcuno tra questi che davvero ha i coglioni per penetrare la cosa più difficile ... il mio dannato SILENZIO che fa più casino di una carovana di elefanti con gli scarponcini da tip tap... io giuro su quanto ho di più caro al mondo che mando tutto a puttane e lo sposo e ci faccio un sacco di bimbi e ci giro per il mondo e gli faccio la miglior carbonara che son capace di cucinare, e dipingo a mano e personalmente la staccionata bianca in giardino e mi trovo un lavoro sicuro e rispettabile, e mi levo di dosso sti ormai trenta chili accumulati perchè non ci sarà più nulla da cui mi devo difendere e mi lascio acchiappare in tutto, e non fuggo più. Se ce l'avete ste palle io sto qua. Bussate e sarete accolti.
E non dipende da me se questo non è ancora mai successo davvero. Mi si perdoni la metafora sessuale di dubbio gusto ma tutti sfondano sempre la porta sbagliata. Peccato. Per loro non per me. Io sto imparando ad essere felice nonostante.
07:03
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05/12/2005
LA LOCANDA DEL CIGNO
Come in! In the Swan Inn. Delirio allitterante di preposizioni.
Entra! Trasi! Senza manco bussare! Sentirò il tocco della dita prima del toc toc.
Istericamente e ignobilmente incoerente, ti dico vieni qui a portarmi via i gioielli. Vieni qui addosso a me anche se non ti so sostenere. Desiderami, stropicciami le piume, contaminami, entrami dentro e nascondimi. Ubriacati di me. Perché non so fare di meglio. Perché il nostro è un crudele destino. Ed io ormai sono esperta di formule magiche e di interessanti scongiuri.
Acqua maledetta. Acquitrino stagnante. Destino avverso (čužaja beda). Cervello corrotto. Lacrime putrefatte. Amore non seminato. Seme non coltivato. Acqua rosso sangue. Come la piazza. Come le copertine sul treno che sa di the indiano. Come i paesaggi che ci scorrono davanti come tutte le scelte che avevamo e non coglieremo, per crogiolarci nei rimpianti e soffrire dieci copeche a testa. Perché è l'unica cosa da fare. Perché non si sfugge all'ubriachezza molesta degli acquitrini. Nessuno ti arresta. Né la milicija, né la mia paura. Non ne avrò te lo prometto. La mando via. Giuro. La farò sparire. La spalmerò sul pane con la marmellata e la inghiottirò col burro danese leggermente salato. E mi leccherò i baffi così come tu lecchi i miei umori che ti gocciolano addosso. La mando via ti giuro. La metto nel tostapane, la friggo nell'olio bertolli insieme alle patatine. C'è spazio qui. Te lo assicuro. Ne occupi molto? Lo so da me. E so pure che ti conterrò. Non mi staccherò da sola i piedi a morsi sotto la minaccia. Aspetterò che me li stacchino. Come non so aspettare? Sì è vero. Mi risulta difficile. Ma ci proverò. Non posso farne a meno. E quando arriverà qual giorno e ti sentirò bussare mi farò trovare. Disastrata e folle come sono. Non mi nasconderò dietro un falso sorriso. Ti regalerò i miei denti ad uno ad uno. E se la porticina è piccola io ti rimpicciolirò e ti farò entrare e renderò quest'ingresso il più invitante del mondo, con i fiori e l'odore dell'amore. Dio. I santi. La madonna. Com'è che si prega? Ho dimenticato le formule. Ho sempre fatto da me. Mai avuto bisogno dell'aiuto divino per far quadrare le cose. Stavolta mi gioco tutte le carte. Mettetevi insieme. Congiungete le mani. Parlate sommessamente.
Riportatelo da me.
Rificcategli in testa tutto. Mangiategli le parole.
Riportatelo da me.
Rimettetemi in faccia quel sorriso.
Riportatelo da me.
Fugate i suoi dubbi. Sculacciate i miei.
Riportatelo da me.
Io non ho tentennamenti. Non ho dubbi. Lo voglio qui. Non ho mezzi propri. Sono braccata. Ma non subirò questa cosa senza parlare. Se taccio faccio peccato verso tutte le persone a cui sto rivolgendo le mie preghiere. Perdio le rose che non colsi no!!! Io mi voglio pungere le mani e sanguinare sotto il sole. Voglio raccogliere le gocce vermiglie, succhiarmi gli indici e sorridere al pensiero di te. Certo che farà male. Tutte le ferite fanno male. Ma sono le mie cicatrici che rendono il mio corpo speciale. Non sarei nulla senza. Vieni a versare. Vieni a stingere la mia vita. Te ne andrai? Ma certo. Se ne sono andati tutti. Padri, sorelle, amici, amanti. La perdita fa disastrosamente male. Ma quante cose belle c'ho dentro io grazie a queste persone. Ho sofferto come una bestia. Proprio io che non mi so separare. Ma cambierei una virgola tornando indietro? Perdio no! Manco una. Cambierei solo quello che non ho vissuto per codardia. Cambierei i miei impeti vigliacchi perché sono gli unici che mi fanno ancora male adesso. Tutto questo mi ha fatto ricca. Voglio arricchirmi di te. Ma perché non funziona solo perché non c'è un per sempre vicino??? Non esiste il per sempre in amore. Ce lo mettiamo per pigrizia quando non abbiamo la forza per togliere i piedi dalle pantofole e cercarci un amore vero. Gli amori veri non durano tutta la vita. Sono passioni trasformate in altro. Io non voglio incasinare tutto questo con la puzza del quotidiano. Voglio succhiare il miglior nettare. Quello di prima scelta. Quello su cui schiere di api assatanate si fionderebbero. Perché anche i fiori migliori esauriscono il succo più saporito prima o poi. Voglio leccare le gocce di prima qualità. Leccare e basta. Non conservare per sempre un destino che ha già fatto una scelta diversa. Voglio sorridere come tu sai che so fare. Si spegnerà qual sorriso? Solo se non vieni. Se ti pungi le mani con me sarà mio per sempre. I miei muscoli facciali potranno perdersi in quell'espressione estatica ogni volta che i miei pensieri ti voleranno addosso. E tu sarai altrove perché è giusto che sia così. Se quell'altrove arriva prima che tu abbia visto quel sorriso, io da sola, davanti allo specchio, lo vedrò mutare in una smorfia contorta. Quella del dolore delle rose che non colsi. Quelle che non lasciano ferite e che non fanno sanguinare gli indici, ma ti lasciano le spine crudeli del rimpianto conficcate nei fianchi per tutta la vita. Questo è un per sempre. Non l'amore. L'amore non conosce i per sempre. Conosce i compromessi e gli scuotimenti della testa che dice sì sì sì. Cominci a dire sì già dentro la chiesa. E non smetti mai. Annuisci ficcandoti nel sedere i tuoi desideri. Finchè morte non vi separi. Altra stronzata poi. Quando mai la morte ha separato? La morte unisce quello che è stato impossibile conciliare in una vita intera. Porta la pace nei litigi più criminosi. Mette un sigillo eterno ai legami più indissolubili. La morte è crudele? Ci puoi scommettere. Credo che si burli di te. Che mentre ti sta portando via da questo mondo ti faccia scorrere in faccia tutte le possibilità che non hai saputo cogliere. Tutti i treni su cui non sei mai salito. Tutti gli attimi di felicità e di GIOIA a cui hai detto di no perché ci volevi mettere il per sempre vicino e non sai stato capace di succhiare le gocce perché volevi che ti scendessero addosso in eterno. Esiste qualcosa di più triste? È a questo che pensa una persona che sta morendo e ha avuto la fortuna di saperlo in anteprima. Non agli errori che ha commesso in buona o in cattiva fede. Ma a tutto quello che non ha fatto e che non ha più il tempo di fare perché il timer è arrivato all'ultimo giro. È crudele la morte? Sì che lo è. Ma l'amore lo è molto di più. Perché troppo spesso è agitando il vessillo dell'amore che ci castriamo. Che rinunciamo a vivere. Che ci nascondiamo la cacca fetente nei pannolini che avremmo dovuto abbandonare da tempo. L'amore è giallo come i miei girasoli. È dorato come il sole del mio sorriso che ha vinto la pioggia e la tua inettitudine. È rosso come il sangue delle mie rose. Non conosce grigi. È luce che ti si riversa addosso. Attraversa il cuore, il cazzo, il cervello, le budella, scorre sulla pelle e stinge, corrode, cambia tutto. E vuoi che io non porti addosso le cicatrici di tutto questo perché pensi che mi faranno male quando mi guarderò le braccia segnate? Non avere quei segni è l'unica cosa che mi farebbe desiderare di staccarmelo il braccio. Quindi corrompimi, mordimi, illuminami, stingimi, stRingimi, macchiami, ascoltami, abbracciami, leccami il braccio dove ci sarà la ferita e la tua saliva mi guarirà prima che il segno mi faccia male. Toccami, accarezzami, tirami i capelli, sorridimi, e guardami bene, coccolami, spaventami, stritolami la paura, desiderami, stremami, empiti di me (e poi dicono che Neruda eh... vabbè... cit), sollevami, fammi entrare, tienimi la porta mentre tiro a me lo strascico del mio vestito da sera, prendimi a calci, baciami tutti i lembi di pelle che t'ho lasciato scoperti, e pure gli occhi e le lacrime che verserò da sola quando te ne sarai andato, e pure i fazzoletti in cui mi soffierò l'anima e la gioia e la commozione per averti avuto qui con me. Congelami nel freezer con una buona passata di domopack. Tienimi in formaldeide come un fossile prezioso. Cristallizzami come un ricordo in uno scrigno. Dammi l'immortalità in un quadro come tutti i più grandi pittori hanno fatto con le loro amanti. Gocciolami addosso i tuoi orgasmi e la tua gioia. Cucinami a fuoco lento senza barare col microonde. Scongelami quando hai voglia di me perché, se mi vivi, allora io sarò lì intatta e potrai ricambiare il mio sorriso, anche se io non lo vedrò. Se tutto questo è vero me ne accorgerò comunque. In differita e altrove. Ma lo farò. Credo a poche cose come credo alla magia io. E ho avuto la fortuna di incontrare incantatori deliziosi che ci credevano ancor più di me. Bloccami. Immobilizzami. Premi il pulsante. Lasciami esprimere. E guardami mentre lo faccio. Guardami fino a consumarti gli occhi. Potrei continuare fino a finire lo spazio che word mi mette a disposizione e tutti i fogli bianchi che ho in casa. Perciò te lo dico in una sola parola.
Vivimi
E soprattutto ricordami dopo.
Io lo farò con lo stesso sorriso che tu mi conosci.
Non con quella smorfia in cui sta mutando ora per questa tua fissa del per sempre.
Fidati di me. Per una volta sola. Fidati anche se non me lo merito. Fidati anche se non te lo meriti.
Non so niente di quel che sarà. Ma ho un'unica cartezza: che dopo potrò dirti centomila volte GRAZIE.
Perché ti voglio, sì.
Ti voglio come ho voluto davvero poche cose in vita mia.
E sono diventata troppo grande per fare finta di niente.
È successo a me
È successo a noi
Ed è bellissimo
Mi credi?
18:36
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03/12/2005
COMMISTIONE DI NEGATIVITA’ (maledetta pioggia)
P.S. G. per quanto oggi sia oggi ti giuro che stavolta non c'entri niente. Come sempre intreccio con ago e filo tutti i miei casini e faccio il collage. Conoscendo la mia attitudine a scrivere in giorni particolari come questo e la tua ad infilartici dentro, meglio essere chiari :-)
16:59
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30/11/2005
SWAN RELOADED
22:35
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29/04/2005
PRECARIETA'
Lo dicevo io... bisogna seguire il profumo. E io, che amo alla follia i solenni reimpasti di tutto ciò che ha significato qualcosa, passo a potare le campanule d'aprile lasciando intatte l'erbacce. Uff queste frasi senza virgole... tutte che cominciano con la parola io. Non crescerò mai. Lo so. Ho sempre dato troppa attenzione alle cose che contano di meno. Da sempre sono una fanatica di persone e cose senza importanza. Perché smentirmi proprio oggi. Mi appresto a fare di nuovo le valigie. Impacchettare forchette libri e pagine flatulenti, scritte da me medesima nel periodo più incasinato ed instabile della mia vita. Ci fosse stato un solo giorno di questi mesi in cui il mio corpo o la mia testa abbia abitato nello stesso posto per più di un mese. Non starò diventando minimalista? Temo di no. Purtroppo. Per chi ha memoria dei miei scatoloni color cacarella, scocciati col nastro adesivo color supposta, ci sarà sempre tempo per attaccare i lembi con lo scotch azzurro cielo. Mi muoiono i parenti, ma mi voglio ancora illudere di avere lunghe giornate davanti a me per prendere il the delle cinque davanti a quel bel mazzo di tulipani gialli che m'impreziosisce il terrazzo. Ho sbattuto fuori parecchia gente. Non ho posto per nessuno. Nemmeno per me. E dio sa se non ho combattuto per anni la mia ingombranza. Con scarsi risultati a quanto pare.. visto che non mi riesce di perdere l'abitudine di coniare parole che disturbano vistosamente il correttore automatico di microsoft word (sta parola stranamente la legge benissimo... altro che la mia ingombranza... mah). In verità parecchia gente ha anche sbattuto fuori me. Comprensibile. Io mi sbatterei fuori almeno un paio di volte al giorno (cifra tendente al rialzo in periodo mestruale). Non mi sono manco sentita in obbligo di escogitare un rientro in grande stile. Io no ho mai avuto stile. E non sto rientrando da nessuna parte. Forse passavo a salutare. Questo è vero. Forse volevo solo dire a tutti quelli che aspettano una mia email da mesi (è femminile questa parola vi prego... la semantica è più importante della morfologia) che le mie sparizioni non sono del tutto volontarie... che non mi piace scrivere quando non ho niente di interessante da raccontare... che nessuno di voi ha lasciato il mio cuore per un solo istante... che me ne sto rinchiusa in tana perché ad aver a che fare con la gente ci vogliono troppe energie che non so di avere... che c'ho la quarta serie di six feet under da finire e che di sto passo lo farò quando sarà già arrivata in Italia e questo vuol dire che avrò lavorato invano... che come sempre è notte e non sono ancora in grado di mandare in giro per il web la versione diurna di me... che comunque il mio messenger è sempre acceso, anche se vi risponde il pc e io non ci sono mai... che halya è l'unica che si è ricordata di farmi gli auguri oggi e che questo mi ha strappato un sorriso grosso quanto la casa in cui mi appresto ad abitare... che non posso fare promesse, ma che nella mia tabella di marcia figura anche la dicitura riallacciare le cinture di sicurezza e passare dal blog a baciare chi ha meritato baci. Chiunque senta di avere queste caratteristiche si stenda qui accanto a me. E mi lasci un paio di carezze da pucciare del caffè con la panna domattina. Astenersi perditempo e refrattari ai ricordi. Io non dimentico mai nulla. Lo sapete. E accetto carezze solo da pari requisiti. E la mia schiena ha bisogno di sole e di verde. Potrei anche lasciare che i suoi raggi me la colorino di una leggera tonalità marroncino-terra-di-cigno bruciato. Perché il marrone è il colore della cacca, della consapevolezza, della terra in cui riposano i morti, del cerume, degli stivali con le stringhe che ho comprato all'inizio dell'inverno, delle cuccette dei treni, e delle spirali del cervello con cui ricordano i vivi. Io ricordo. E lo dico solo qui perché forse avrei gradito un destino diverso, ma m'è toccata la precarietà. E forzatamente obbedisco.
03:54
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15/12/2004
LA MIA PREZIOSA STREGA. Al posto di una lettera
08:44
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07/12/2004
CIGNO-STREGA: deliri mattutini (versione kinder - palla natalizia)
1 L'OCCHIO DEL CICLONE. CON LA BUSTA AUTOGRILL CON LE PALLE DENTRO
2 FROM ISLAM WITH FUROR (HEIL FURHER!! non sono stata io a scrrivere)
3 RECORD 24 ORE SENZA SONNO
4 RIDIAMOCI SU CHE E' MEGLIO
5 ODDIO... A PENSARCI BENE....
6 VI TENIAMO TUTTI SOTTO CONTROLLO...
7 E CI RIDIAMO SOPRA!
8 FROM ISLAM FO THE PORCIL... (questa é come open the port!)
9 LE MADONNE ADDOLORATE (si sa che c'abbiamo i blog tristi)
10 CHE CAPE DI.... AZZ
11 STA TUTTO A VEDE' CHI E' BABBO NATALE E CHI LA BEFANA...
12 LA PALLA 1: PENSIERI INCONTAMINATI
13 LA PALLA 2: PENSIERI IMPURI
14 DUALISMO MATTUTINO (pare il nome di una canottiera per adulti.. sfigati)
15 KINDER 1: L'APERTURA DELLA PALLA
16 KINDER 2: LA GODURIA DELLA PALLA (notare espressione cigno libidinoso)
17 KINDER 3: L'EFFETTO FINALE DELLA PALLA
18 TOXIC 1... CI FA NA SEGA LA BRITNEY A NOI (fase digestiva)
19 TOXIC 2: SI FA FINTA DI NULLA
20 TOXIC 3: MA POI CI SI RENDE CONTO....
21 E CI SI ESALTA PARECCHIO (maremma!)
22 MA LA DISPERAZIONE E' SEMPRE IN AGGUATO..
23 SIAMO SEMPRE NOI IN FONDO...
24 MA SIAMO PERSONE VERSATILI...
25 VEDETE CHE BIPOLARE DOC???
26 MACCHECCEFREGAAAAAAAAAAAAAAA.. .
27 MA CHECCEMPORTAAAAAAAAAAAAA.....
28 ODDIO UN POì SI... IN EFFETTI... (Chaffiuremmerd)
29 STO ENTRANDO IN UN MONDO MIO... (la strega sa)
30 ... E SE LA GODE...
31 TOXIC 205... PUBBLICITA' REGRESSO
32 BASTA ESSERNE CONSAPEVOLI
33 E DIVERTIRSI... TANTO POI LA SALUTE...
34 .. SE NE VA COMUNQUE... (il bourqua é diventato scialle da nonna)
35 E VA SEMORE PEGGIO
36 ... PEGGIO.. PEGGIO
37 SU NON SIAMO CARINE LO STESSO?
38 NO? (azz)
39 GRASSIE. GRASSIE. SMACK SMACK
40 E POI VORREM VEDERE VOI DOPO DUE GIORNI SENZA DORMI' !!!!!!!!!
AVANTI POPOLO:
41 MAL DI TESTA REGOLARE (tipico del day after)
42 DUE DONNE DISTRUTTE
43 MA CONTINUIAMO AD ESSERE FELICI
44 NONOSTANTE LE OCCHIAIE
45 SIAMO ANCORA IN FORMA
46 E VI PENSIAMO
47 ORA SCUSATE MA ABBIAMO DA FARE
48 BUON APPETITO A NOI
49 BACI A VOI IH IH IH
11:40
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03/12/2004
DOMA LA BESTIA. SEPPELLISCI LA BESTIA. AMA LA BESTIA. CAVALCA LA BESTIA.
La tua voce che trema.. è un qualcosa di dentro che traballa per l'emozione. (Se fosse un dente cariato? Cinismo preserale). Un uomo come me la vorrebbe sempre accanto una donna come te. (Bene! Hai vinto una scassapalle sovrappeso alla pesca della festa dell'unità. Con un bel prosciutto di casa ti andava decisamente meglio). Sì che la vorrei. E ancora e ancora e ancora. Posso pensare così? Posso farlo senza perdere il freno? E così dolce quella mano attaccata alla mia bestia. Chissà se ti sto facendo del male... (non domandartelo... agisci... non ti chiedo di tutelarmi anche se non sono in grado di provvedere da me. L'amore è crudele. A 34 anni non l'hai ancora capito?)
Bella boccuccia. (Sì, questo a vedersi. Adesso assaggia). Picciola mi chiami? (Vuoi un abbraccio che ti colori la giornata grigia e accarezzi una tastiera fredda e ancora più grigia... Fai fai). Hai tutto il tempo che vuoi perché so amare anche l'attesa se si tratta di te. Me ne andrò da qui lo sai... ma tu sei l'unica persona che salverò dalla chiusura. (Ahi ahi ahi qui siamo in contraddizione testa-cuore e lo sai). Piccola Vale sarò in grado di non farti soffrire ancora? (Risponditi adesso, ma non te ne andare in paranoia senza motivo. Io non sono innocente. Sono una donna colpevole che conserva barlumi di innocenza). Sono goloso. (Non hai sbagliato vocale? Zitto non dire una parola e mettimi la testa qui. In questa frase il qui è dove più ti piace sentirla. In quel posto dove più ti senti al sicuro. Dove le tempeste non ci fanno male. L'ho già sentita un po' di tempo fa). Ma esiste? Questo lo ignoro. Ma se esiste dovresti sapere dov'è. Infatti è proprio lì dove stai guardando. Mediastino lo chiamano i dottori quando i poeti si mangiano le parole per afasia. Mi trovi lì se vuoi. Però tienimi stretta e fallo per bene... prima che me ne voli via. Perché io volo? Ci puoi scommettere. Che ne hai fatto di quel cigno maldestro, signorina Valeria dei miei stivali (senza sette leghe). Si era stufato dei sogni. Parola inflazionata anche questa... voleva gli squarci della realtà del nowhere place. E li voleva con talmente tanta forza da far tremare la terra intorno a tutto questo. Fino a che il nowhere non fosse diventato un somewhere... senza il rassicurante over the rainbow where blue birds fly... Guarda che siamo svegli e di lullaby non è più tempo. Casomai siamo arrivati al livello di a night like this, al punto in cui I watch you like I'm made of stone as you walk away. Perchè per come stanno le cose e stando a quello che ho letto stasera, tu non lo saprai mai com'è dall'altra parte del pozzo. E la parola mai è una delle più terribili dello zanichelli della mia libreria. Dentro di te posso continuare ad essere quella mano dolce che accarezza una zona dolorosa. Ma io sono una donna per intero. Ci sono io alla fine di quella mano. E che se solo avessi avuto dieci centimetri in più verso di te i tuoi piedi avrebbero dimenticato il sapore della terra. Poi non so se per un secondo o per sempre. Perché le cose che fanno volare non si rinchiudono. È un delitto farlo. Soprattutto quando il monitor non ce la fa a nasconderle. E i monitor nascondono.. lo sai. E tu dovevi decidere solo cosa ti avrebbe reso più felice e sereno. Il suicidio .. questo me l'ha insegnato un mio amico... non è mai stato una buona idea. Io sono l'esperta di grida silenziose. Lo so benissimo che non fanno rumore, ma si sentono distintamente dovunque uno vada... anche a dispetto delle maschere che ci mettiamo addosso quando qualcuno, dall'esterno o dall'interno non importa, ce le spiaccica in faccia. Rimani lì... ti prego non muoverti... Zitti desideri! È un ordine superiore. Obbedite! Infagottatevi sotto la coltre di cerone e sorridete. Perché sotto quella maschera io volevo solo farti ridere fino a scoprirti chilometri di gengive. E tu soffri il solletico anche peggio di me. Se tu avessi lasciato tutto questo in mano al destino avremmo scoperto insieme che avrebbe saputo gestirlo molto meglio delle violenze che sappiamo imporci. Hai distrutto il corso degli eventi quando non era poi tanto male lasciarsi trasportare dalla corrente. Non so dove ci avrebbe portato ma almeno non avremmo potuto incolpare nessuno. In verità non diamo colpe nemmeno adesso. Solo che quella tua manina a guadare il fiume ce n'ha di colpe. Cerca un morto che galleggia e risale in superficie come tutti i cadaverini dell'acqua. E invece di ricacciarlo sul fondo...e bada che io me ne intendo di laghi e acquitrini... avremmo potuto prendere il morto e colorarlo di rosso e di sole. O di bianco e nero, visto che entrambi non sappiamo concepire il grigio. Ma io non ti dirò nulla per questo grigio color tastiera. Non protesterò.. perché anche se volessi non saprei nemmeno come né dove. Ti avevo promesso che avrei accettato qualsiasi decisione. Di grazia, signore, la sto accettando. Mi vedi? E se mi vedi, turati il naso davanti alle budella urlanti che ti contestano almeno una cosa: le modalità. Ho i brividi addosso.. ti sento lontana... dicevi spaventato. Sapessi quanti brividi mi son venuti a me dopo quella frase digitata in fretta... dopo quella lucina spenta che era sole fino a poco prima...che brividi a vedere sotto i miei occhi che non hai avuto le palle per mandarmi via parlandomi..che brividi a leggere la tua confessione vigliacca abbandonata qui quasi distrattamente... qui nel mondo delle mie parole dove ti avevo portato quando mi avevi chiesto chi fossi... per farti entrare dentro... invece tu hai usato questo posto per uscire fuori e uccidere il mostro quando non è da me che viene la sua malattia... l'ho letta stanotte a bruciapelo la tua letterina di commiato. Le mie celluline l'intuivano da tre giorni. Non avevo pensato a venire a cercarla qui. Non vengo più qui tanto spesso. Non sempre mi sento a casa qui. Sono a disagio adesso a scrivere dei miei brividi sotto gli occhi di tutti. Questo non è il mondo che avevo creduto. Quando invece certi brividi scuotevano te... insieme alla paura che io avessi cambiato idea, almeno ti ho dato la possibilità di discuterne con me. Tu questo non l'hai fatto. Mi hai lasciata a rabbrividire da sola in un posto in cui non mi sento a mio agio. Tu dici che c'è differenza tra quello che vuoi e quello che è giusto. Da queste parole digitate con distanza ho dovuto capire che coincidevano. Non l‘avevo mai capito prima... è questo quello che vuoi... dovevi dirmelo senza viltà... consentendomi un'interazione. Io ci sono già dentro... come farò se poi te ne vai.. piccola non me ne andrò.. almeno finchè non ci capirò qualcosa. Adesso hai capito ed è tutto lucido chiaro e cristallino. Avevi sbagliato la battuta del copione, ma capita spesso... anche a Michelle Pfiffer e Daniel Day Lewis a metà de L'età dell'innocenza. Tu mi hai fatto intuire i primi lampi di vita vera e poi mi hai detto di continuare a viverne una falsa. Nessuno può resistere a tanto...Questa non è vita per te... Sì che lo è finchè sarà parte delle tua. Ok. Titoli di coda e musica. Niente violini. Quante volte dovrò dirlo che mi disturba sempre un qualcosa che non sia diabolicamente disarmonico? Com'è che si dice? Arrivederci come si dice ... ah sì ... Addio... con quante d si scrive... acc la grammatica. Quella parola che non so dire... ma come.. l'ho detta... ne sono capace. Non la sopporto, ma ne sono capace. Un po' mi inorridisce questa tua speranza finale.. quel tuo desiderio di trovare quant'altro c'era di speciale. E cos'hai fatto per preservarlo dai tarli della delusione? Certo è ovvio. Si giocherà a scarabeo.. ci si racconterà cosa s'è mangiato per cena. Si parlerà del più e del meno... del tempo... di berlusconi che abbassa le tasse e del figlio del notaio che è l'unico a festeggiare. Lo trovo ancor più delittuoso.. e francamente spero con tutta me stessa di essere altrove quando succederà. E se così non fosse.. di essere abbastanza forte da sorriderti ed ignorarti come mi ordina la tua coscienza, anestetizzata ancora una volta dall'illusione di aver recintato la bestia dietro un mantello di filo spinato che mi ha già punto le mani. E quel picciola perdonami me lo dovrò solo immaginare perché i miei occhi non lo vedranno e le mie orecchie non lo sentiranno... anche se probabilmente era l'unica cosa sensata da dire. Certo che ti sorriderò. Sono una donna allegra. Ho sempre preferito ridere piuttosto che spiegare a qualcuno la differenza abissale tra Tat'jana e Onegin e Anna Karenina e Vronskij. Andiamo sul tecnico qui... sullo specifico. Vi amo Onegin.. ora sapete...ma ad un altro uomo è la mia sorte unita... sarò fedele a lui tutta la vita. E poi si finisce a buttar giù lettere su lettere per esorcizzare l'incapacità di non aver saputo succhiare il midollo della vita (cit). Ma alla Karenina in fondo non è che vada meglio sai... ma questa è un'altra storia di passione avariata che non ho alcuna voglia di raccontare. Almeno non adesso che non ho voglia di pensare alla maniera più brutale di essere puniti per i crimini non commessi. una cosa è certa. io finisco sotto il treno. Tu lo sai che la mia gattina parla no? Dovrei presentarla al cane di un mio amico che legge addirittura Shakespeare. Lo sai che ha sentito il pulsare del mio dispiacere e che mi mette le zampine in faccia perché la sto tirando su io e sta diventando una vera esteta della carezza sedativa del dolore? In più lei accende il motorino quando ronfa. Non lo lascia in garage a consumare carrozzerie e cellule cerebrali dell'emisfero senza ragione. È inutile fingere. Mi hai fatto male e non c'è rimedio. Ma non l'hai fatto perché te ne vai o per quello che hai scelto. L'hai fatto per il modo vile con cui hai messo in atto il tutto. L'hai fatto perché, dopo questa mancanza di coraggio che non m'aspettavo da te, speri ancora di poter giocare con me a scarabeo come se nulla fosse, mangiando dixi confezionate e tenendoti il formaggio tutto per te. Io voglio che lo speri. Perchè se così non fosse mi avresti voluto bene molto meno di quello che ho creduto. Io lo sapevo che te ne andavi. E te l'ho detto dal primo secondo quando tu nemmeno avevi la forza di pensare. Non ce la faccio a continuare lo scarabeo mentre tu mangi le dixi e io penso che ti stai tenendo il formaggio tutto per te. Poi non c'è gusto... vinci sempre (maledetto). Terrò quella luce o te la porterò via? Ne hai bisogno? Anche io ne ho bisogno. Non so che farò. Mai fatte previsioni in merito. Però sappi che, anche a costo di ricorrere a quelle frasi fatte che ci farebbero sorridere.. che tu vieni con me; e senza quelle lacrime che ti fanno imprecare parole arrabbiate come "maledizione!". Non potrei dimenticare neanche se volessi... se questa fosse la cosa migliore per me e per te. Forza chiudi quel baule e levami la luce. i tuoi pensieri verranno a darmi un'occhiata anche se il cervello non vuole. Lasciami sorridere.. perchè quando qualcuno ti regala un pezzo di cielo non puoi fare a meno di ricordarlo ridendo... anche con serenità quando la burrasca sarà passata. Io lo sapevo: è stato così con tutte le persone che ho amato a partire dal capostipite. Confezionano splendidi arazzi che mi s'avvoltolano al cuore. Ma poi se ne vanno comunque. Nella migliore delle ipotesi finiscono a far da concime per i vermi, anche quando non vorrebbero. E almeno in quel caso sono attrezzata. Ho marmo e lumicini davanti a cui pregare... ma tu non sei nè marmo nè grigio. Sei carne e per quanto ne so respiri ancora.
06:14
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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20/10/2004
RICOMINCIARE
Dovevo portarti le foto del pranzo di laurea. Te lo prometto.. dissi. È una faccenda di famiglia saper mantenere le promesse e non farne quando non si è capaci. Non abbiamo una foto insieme da tanto tempo. Una foto insieme dove tu sorridi e non ti tieni sulla faccia la smorfia di dolore del sacchettino delle medicine che nascondi sotto la cintura. E mi dispiace che per arrivare a sorridere in questa direzione ci sia voluto il gocciolio sfiancante delle chemio senza speranza e tutti quei tagliuzzamenti sul ventre candido e senza peli come il mio. Quando sbatti contro un nome così impronunciabile come il sarcoma ti viene una voglia incredibile di mettere a posto tutte le cose che non hanno funzionato in passato. Avrei dovuto dirtelo sai... ma tu mi avresti letto il tuo destino negli occhi se io avessi tirato fuori discorsi escatologici insieme all'amatriciana di Santo Stefano. E lo sai bene che nella tua posizione io non sarei stata capace di deliziare i palati di venti persone con la nera signora alle calcagna; che probabilmente avrei mollato pancetta e cipolla per farmi compatire. Ma tu sei la prima ruota del carro e io l'ultima. Tu sei l'inizio ed io la fine del circuito. Tu sei il cerchio che si apre ed io quello che chiude la parabola discendente. La mia presunzione ha molto da imparare dal riconoscimento di questa posizione così scomoda sia per me che per te. Anche se oggi mi appare così ribaltata dalle circostanze. Porto uno dei tuoi tanti nomi sulla carta d'identità. Tutti ne avete tanti di nomi. Tu sei la prima e l'hai presi tutti, come se papà avesse voluto concentrare su di te un pezzettino di tutto quello che il futuro gli avrebbe riservato. Anche se non credo che la sua pruderie avrebbe previsto una così strana arzigogolia di coincidenze che lo avrebbero portato a cominciare da te e a finire a me vent'anni dopo. Tu sei un po' Valeria con la virgola solo all'anagrafe... io lo sono tutte le mattine quando qualcuno, fosse anche io stessa, mi rivolge la parola. E senza alcun segno d'interpunzione. Non ho avuto il coraggio di sbattere le corna contro un altro necrologio col nostro cognome stampato di fresco. Non ero nemmeno sicura di voler dare il triste annuncio a qualcuno, come se fosse una cosa che non mi competesse. Non l'ho fatto. Non ho voluto nemmeno riconoscermi l'anestesia lenta e costante delle interminabili trafile di gente sconosciuta che ti bussa alla porta con i pacchi di zucchero e caffè mentre fai la cacca. Addolorarsi, ricordare cose che è meglio lasciare dove stanno, proferire una noiosa sequela di banalità e poi sentitamente ringraziare. Portate i fiori però... siamo una casta di materialisti wildiani... le opere di bene le lasciamo a chi sa rinunciare a qualcosa per appagare se stesso. Gigli col gambo lungo e poi quelli enormi che ti macchiano la t-shirt bianca, con cui hai vinto il concorso di miss maglietta bagnata in un'altra vita e in un'altra galassia, di quel polline ocra che non va via nemmeno con la potente pozione della nonna di Ace candeggina profumata. I fiori servono a dissimulare la puzza di morte. Così se cominci a dar cattivo odore sotto i ventilatori, in questa interminabile nottata di veglia di fine estate, possiamo sempre dar la colpa a loro e portarli fuori sporcandoci i vestiti. Perché lo sanno tutti che i fiori marci sanno di vomito e in questo momento credo di voler sentire solo il profumo discreto delle rose del tuo giardino. Siamo rimasti in pochi a romperci la schiena su queste poltrone di fortuna. Tentiamo di assopirci di malavoglia ma nessuno ha il coraggio di russare. Anche in quest'insonnia che tutti ci portiamo addosso c'è una commistione micidiale di genetica e vissuti strani. Perché lo sai che non è solo stanotte che dormire ci fa tanta paura. E in ogni caso starti accanto adesso ci fa temere di svegliarci, il mattino successivo, in un posto dove non siamo capaci di restare. Perciò ti guardiamo salutare il mondo con una compostezza a cui ci avevi già abituati. E quell'accenno di sorriso, che il tuo cadavere ci sta regalando prima di rivelare a tutti cos'è veramente, ci fa ben sperare che stai andando lenta lenta verso un bel posto. E che era ora che nella notte del tre settembre qualcuno avesse di nuovo la possibilità di festeggiare il compleanno del capostipite, che ha dato vita a tutto questo macello senza volerlo nemmeno. E mi ci gioco i riccioli biondi, uguali a quelli che avevi tu prima che la malattia se li portasse via, che stai già lì col bimbi e il bravo simac a fargli assaggiare la mussaka alla casertana.. perché quando c'era lui non avevi ancora imparato a preparare da sola le prelibatezze culinarie del Parka camping e dintorni. Avete tante cose da mettere a posto voi due. È bello sapere che alla fine del viaggio ci sarà qualcuno ad occuparsi di te come mai è capitato in questa vita qui. Mi piace credere che di là ci siano infinite possibilità di essere perdonati per le colpe commesse. E che l'inferno e il paradiso siano una stronzata megagalattica inventata dalle nonne per farti mangiare la verdura, per non farti dire bugie, per non rispondere alla zia acida e per non andare a letto col primo venuto. E lo so che mi credi perché vieni dritta dritta da un inferno di chirurgie d'avanguardia che Lucifero non si sognerebbe nemmeno. Ed è piacevole credere adesso che non farai altro che andare a cavallo e mangiare patatine alla paprika per l'eternità. Ho bisogno di crederci perché non so cosa dire ai tuoi figli, quando mi guardano con gli occhioni sgranati di chi è cresciuto di dieci anni in ventiquattro ore. E cercano una somiglianza di tratti somatici per il giorno in cui gli parrà di aver dimenticato il tuo viso. La tua faccia resta morbida, ma è sempre più fredda. La carezziamo a turno per tutte le volte che avremmo voluto farlo in passato e per tutte le volte che non potremmo farlo in futuro.E il tuo sorriso docile e rassicurante si sta mutando lentamente in una smorfia che non piace a nessuno. Nessuno vuole più guardarti adesso, perché stai diventando quello che prima o poi tutti diventeremo. E nell'incapacità di pensarti come ad un buon surrogato di concime per i vermi, guardano me che ho ancora il rosso della vita sulle guance paffute. Ma io lo so che cercano te, dimenticando che quel viso è mio, che quei capelli raccolti alla buona sono i miei, che quegli occhi verdi, che tu tieni ancora socchiusi per una questione di rigor mortis e casualità, sono i miei. E mi servono ancora per guardare il mondo e seguire il percorso che è cominciato oggi con te e finirà quando toccherà a me stendermi rigida su un letto di merletti, circondata da tante facce addolorate che mi rimboccano strati di lenzuola e coperte che non mi scaldano più. Come una velina scosciata sto offrendo i miei tratti e la mia immagine agli occhi della gente che ha bisogno di vederti ancora. Lo accetto per le persone che ti hanno amata fino al punto da non tollerare che quegli impresari formali sigillassero il coperchio su un volto che i loro occhi non vedranno mai più. Ma mi sto anche prostituendo per un gruppetto di prefiche che si abbeverano assatanate alla fonte di un dolore che non gli appartiene, che nemmeno io mi sento legittimata a riconoscermi. Per tutto quello che avrei voluto fare e non ho fatto. Per il semplice fatto che la prima volta in cui ogni cellula del mio corpo sente che tu sei mia sorella è stata negli sguardi pietosi di chi ha percepito distintamente la vicinanza di sangue e vissuti. E continua a vomitarmela addosso insieme a frasi smozzicate ed elucubrazioni di circostanza, durante un funerale a cui nessuno aveva voglia di andare. Non è dignitoso tutto questo... e i miei pensieri stanno disperatamente cercando una scappatoia per rifugiarsi altrove. Personalmente ho messo i miei piedi dentro la sabbia e l'acqua del mare in cui poche ore fa sguazzavo insieme a maga. E mi sono immaginata lì per una questione di pura sopravvivenza. Poi ho ricominciato a parlare con i muri delle stanze e con gli specchi. A dormire con la lucina accesa nelle rare volte in cui mi son concessa il riposo. A portare in giro la versione di me stessa riveduta e corretta dalle paure infantili che spuntano all'alba da sotto il letto. Ad impormi uno strenuo mutismo per ascoltare il mio respiro e sentirmi schifosamente viva a dispetto delle circostanze. A mangiucchiarmi le unghie senza french manicure e a gridare dal silenzio cose che non ho avuto il coraggio di dire finora.
Il cigno vi ha appena offerto lo spettacolo indecoroso di due mesi di grida silenziose... che sono arrivate solo alle orecchie più sensibili e più avvezze a tutto questo.
Cazzo Anna.. mi sa che se qui gira tutto per bene devi aspettare ancora qualche annetto prima di vedere come ti stava la parrucca in quelle foto scattate in un giorno di sole che si è finto allegro per convenienza! Non temere... quando sarà le porterò con me... sta tranquilla. Ma voi prendetevela comoda, giocate a scopone fino a farvi ingiallire le punte degli indici che non avete più, bevete il vino di casa del compare di Teano e fumate tutte le sigarette che le malattie vi hanno impedito di comsumare. Perché qui la strada da fare è lunga... la linfa che scorre nel profondo è troppa.. e temo che vi farò aspettare.
06:36
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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09/08/2004
CIAO
Parto.
Mi si aprono le mani su nuove cose.
Un aereo di classe economica.
E saremo solo io e le stelle.
Alla stessa altezza.
Vi abbraccio tutti.
Valeria xxx
03:04
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02/08/2004
NICCOLÒ E IL SOLE….
Non tornare più
Rimani per sempre con me
Non tornare più perché
Ogni cosa dipende da te
Il sole è blu
Qualcuno vuole uccidermi
Le formiche si riproducono accanto a me
Non tornare più
Rimani adesso
Non tornare più perché
È troppo il bisogno di te
VATTENE
Non tornare più
Rimani per sempre con me
Non tornare più perché
Adesso io voglio per me
La possibilità di andare
Lontano da qui
E vedere di nuovo il sole
Del colore che è
Non tornare più
Rimani per sempre con me
Non tornare più perché
È troppo il bisogno di te
VATTENE
Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione.
Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione.
Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione. Misentoinprigione.
Misentoinprigione. Misentoinprigione.
05:46
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23/07/2004
UN'ESTATE FA
Quante cose cambiano col tempo. I miei fianchi sono un po’ più scarni rispetto all’immobilità dell’estate scorsa in cui, in pieno delirio da tesi di laurea, durante una notte afosa in cui i miei due ventilatori non erano capaci di muovere un filo d’aria se non dentro i meccanismi del mio cervello stanco, decisi di aprire un blog su virgilio. Parecchia vita m’è passata tra le mani durante questa lunga avventura. Molte dita si sono intrecciate davanti alle tastiere per venire a parlare con me, a discutere, a litigare, ad amarmi, a leggermi, a ferirmi, ad esaltarmi, a denigrarmi. Potrei perdermi in un’infinita serie di considerazioni adesso che questo posto mi sembra sempre più spesso una Disneyland di anime perse. Perciò non lo farò. E userò questo momento all’unico scopo di ricordarmi dov’ero e dove sto andando adesso.
Quattro estati fa ero rinchiusa nella biblioteca imeni Lenina, alla fine di via Tverskaja a Mosca. C’era il sole che in troppi credono, sbagliando, che la Russia non veda mai. E non era poi tanto male schivarne il sospetto all’ombra della lunga figura di Fëdor di bronzo.
E aspettavo.
Aspettavo che la forza dei miei sogni mi tenesse su per un tempo imprecisato che non avevo alcuna voglia di definire.
Tre estati fa ero rinchiusa nel mio lettone a due piazze con le lenzuola blu e celesti, la birra mi scorreva addosso a fiumi, così come i pensieri su cosa diavolo fossi diventata e la paura del mondo. E dall’altra parte dei cuscini c’era il mio amore con gli occhi blu che non si capiva ancora cosa fosse.
E aspettavo.
Aspettavo che tutto questo potesse aspirare a diventare un amore vero, perché all’ombra di quegli occhi ne vedevo solo il sospetto, come il sole in Russia che sai che c’è ma non sempre ti fai prestare gli occhi per vederlo.
Due estati fa ero rinchiusa nella suprema biblioteca Augusta dell’altrettanto suprema Augusta Perusia. Ci andavo col motorino e il jollyivicta di quando andavo al liceo, che alla fine della giornata era talmente gonfio che riuscivo a stento a stare in sella.
E aspettavo.
Aspettavo che da tutto il mondo mi arrivassero i segnali che quello che stavo facendo non era stato sprecato. Li aspettavo dall’America, da München, da Bamberg, da Zurich, dalla comunale di Milano, dalla Marucelliana di Firenze. Godevo ai limiti del godibile quando m’arrivavano tra le mani.
Un’estate fa ve l’ho già detto che ero qui con voi. Ero rinchiusa nella mia camera da letto davanti ad un pc. Con la testa da tutt’altra parte, ma pur sempre con voi; a fare la mia parte, a dare il mio contributo alla Disneyland di anime perse. Concretizzavo i percorsi passati. Ne cominciavo di nuovi, anche tra queste pagine.
E aspettavo.
Aspettavo la forza per salire gli ultimi tre scalini dell’immensa gradinata. È stato bello dividere tutto con voi una volta raggiunta la cima.
Quest’estate mi ritrovo ancora qui con voi. Combatto per le mie cause perse. M’incazzo comunque quando accadono cose che non fanno parte di me. Bevo limonate e guardo telefilm. Vengo qui con un briciolo di distacco in più e spesso vi osservo.
E mentre lo faccio aspetto.
Aspetto che tutti gli sforzi passati convoglino verso una direzione desiderata con forza. E sento tanti occhi che mi guardano la schiena. Sono gli occhi della gente che si è fermata sulle mie parole un po’ più a lungo. A quegli occhi che si sono interessati alla mia direzione e alle mie emozioni vorrei dire che è vero che ora vivo accampata a casa di mia madre in attesa degli eventi. Che è vero che il grande punto interrogativo campeggia ancora davanti alla mia faccia e mi toglie il sonno. Che il verbo aspettare, che nella mia vita è stata una dura conquista, tutt’altro che sinonimo di stasi e d’immobilità, non ha ancora modificato la sua coniugazione. Ma anche che per la prima volta non mi sento più rinchiusa. Ho avuto tanto qui, da ognuno di voi. Non c’è un singolo elemento tra quelli che abbiano interagito con me che non sia stato passato al vaglio del mio impudente reticolato emozionale. Qualcuno di voi m’ha ascoltato a lungo e ha discusso con me su tante cose, qualcuno m’ha giudicata con superficialità e cattiveria, qualcuno è venuto a stanarmi fin dietro il nido del monitor, qualcuno m’ha ferita profondamente, ma è il naturale prezzo che bisogna pagare per voler bene a qualcuno così come io desidero fare. Voi tutti avete arricchito la mia vita con sprazzi della vostra, ognuno ha dato il suo contributo. Per questo motivo non vi ringrazierò mai abbastanza. L’unica cosa che posso fare per esservi riconoscente è ripristinare quell’elenco qui alla mia destra, che avevo eliminato tempo fa per proteggere dai deliri di un folle le persone a cui mi sento legata per un motivo o per un altro. Mi ci vorrà qualche giorno per rimettere tutti i link perché il poco tempo non mi consente di più. Però prometto che lo farò. Un pezzettino alla volta, ma lo farò. Perché senza quell’elenco mi sento sola qui sopra. Posso usare tutti i colori del mondo per dipingere il mio spazio, ma senza di voi è grigio. Tutta la vita che ho inserito a casaccio tra le mie parole non basta. È carta straccia, è parola morta senza le vostre, appena buona per riempire i miei già stracolmi cassetti. Le mie parole cambiano me, mi svuotano, mi aiutano a sopravvivere, mi rendono migliore, ma se anche solo una cosa da me scritta è servita a cambiare un atomo dentro di voi, a smuovervi qualcosa in testa, a farvi incazzare, a farvi discutere, a farvi emozionare, allora ho fatto quello che volevo fare: comunicare. Comunicare senza rinunciare al mio modo di essere … senza dimenticare chi sono.
Direi che come bilancio per il primo anno è più che positivo, nonostante le solite teste gloriose che arrivano qui con l’illusoria pretesa di aggiungere un po’ di pepe alle mie notti tranquille… come se la mia vita non fosse già abbastanza speziata.
A tutti quelli che si sono fermati qui anche solo per un breve passaggio o un saluto, a tutti quelli che grazie a queste mie parole hanno cominciato a volermi bene, a quelli che sono rimasti indifferenti, a quelli che si sono arrabbiati, a quelli che, nonostante le mie ripetute assenze, continuano a passare di qui, questo post è dedicato. Non vogliatemene, ma questa è un’ora in cui mi piace passeggiare, perciò non controllerò la punteggiatura.
Con affetto
Cigno xxx
23:01
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19/07/2004
COMMOZIONE BLOG-CELE BRALE: considerazioni a 40 gradi
Che io soffra il caldo non è un mistero per nessuno. Che il mondo del blog sia un ecosistema che non mi corrisponde più da tempo pure. E se prima era solo l’entourage di virgilio a tenermi lontana dal computer adesso ci sono una serie di motivazioni inerenti alla mia vita che mi fanno ignorare deliberatamente tastiera, schermo e mouse. Il mio pc è sempre acceso. Ma vive di vita propria. Scarica tutto ciò che mi serve per andare avanti nel mio lavoro ed è diventato autonomo in tutto. Io mi limito a pagare le bollette al signor alice. Venire qui mi fa spesso cadere le braccia. Troppe volte mi tocca confrontarmi anche con la parte di questo mondo che non cambierà mai. Me la ritrovo nei commenti o nelle cretinate che vedo seminate in giro, nelle rare volte in cui il mio snobismo si prende la briga di andarle a leggere… per intenderci, quando gli inviti a prendere in considerazione certe idiozie me li portano fin dentro casa, me li scrivono proprio qui, sotto le mie parole. Posso sempre cambiare io se quello che c’è intorno a me resta comunque uguale: posso diventare più comprensiva senza rinunciare al mio pungente modo di essere. E allora quando mi capitano queste cose mi sforzo di comprendere. In effetti fa caldo per tutti, ma a quanto pare non tutti reagiscono con ghiaccio, musica e limonate come me. C’è anche chi ama divertirsi inventando banali soap opera nel sottotesto del blog: intrighi, trame, sentimenti scontatissimi che fanno finta di essere violenti come l’invidia, la passione, la carnalità. Una specie di Beautiful insomma… un mal congegnato sistema di patinate “rivombrosate”, se vogliamo andare al passo con i tempi… peccato che io non ne conosca nemmeno i meccanismi perché, ancora per snobismo, ho sempre ostentato una radicale indifferenza per tali programmazioni trash, sentendomi spesso orgogliosa di me stessa per questo. Non mi piace mischiare la mia vita con certe cose. L’ho riscoperta da poco e la ritengo troppo più preziosa per dedicare un tempo che non ho a simili banalità. Non ho mai fatto corsi specializzati di sceneggiatura, ma so che se fossi io il regista di questo psicodrammone, che si mette in atto nel mondo dei blog da quando qualche losco personaggio ha deciso di smuovere un po’ la staticità delle acque limacciose, raffinerei un pochettino meglio la profondità psicologica dei personaggi. Il loro spessore, la loro capacità di sorprendere se stessi e gli altri. So che li caratterizzerei a tutto tondo per renderli quantomeno verosimili. No ho mai manifestato simpatia per quelli che i miei libri designavano come “flat characters”. E dubito che le cose possano modificarsi col tempo e con l’età. Sono innamorata della vita reale, non degli stereotipi che questo malaccorto regista senza alcun talento vorrebbe muovere su questo palcoscenico come burattini. Può farlo dalle parti sue, ma per cortesia, mi tenga fuori da tutto questo. Perché ubriacarmi di vita vera mi piace troppo di più. Ed è la mia vita vera quella che ha ispirato tutte le mie parole qui sopra. Ed è sempre la mia vita vera che mi tiene lontana da questo schermo a cui ho dedicato davvero troppo tempo in passato. Chi non comprende questo non può capire me. Ho troppo da fare con le mie spigolosità per occuparmi di quelle degli altri. Persino dei cippalippa (o come diavolo si scrive) che si occupano essenzialmente di metablog (ovvero scrivono di blog altrui); è una questione di scelte. Non giudico chi lo fa e mi sono anche divertita a leggere qualche intervista. Ma io appartengo alla sponda degli egocentrici e qui nel mio spazio parlo solo ed essenzialmente di me e delle mie emozioni. E per mio giustificatissimo gusto personale amo profondamente le persone che sul blog ci scrivono col mio stesso spirito. Mi piace guardare la gente da dentro il loro stomaco perché è così che mi piace essere guardata e sbirciata. Quindi cosa vuoi che me ne importi, mio caro cippaeccecc del fatto che un blogger conosca halya o radiofreccia (tu non lo conosci per niente eh… ah ah ah), che sia stato in home o in blogsfida, che abbia litigato con qualcuno, che abbia un blogger favorito? Per gli stessi motivi non m’importa che gli altri conoscano di me certi dettagli, che nella mia testa fanno ancora parte della categoria “futilità trascurabili”. A parte che chi mi conosce certe cazzate di me le sa già bene, ma mi auguro che in un anno di blog così come io ho impostato il mio, abbia appreso ben altro di me, oltre a conoscere a menadito le mie bloginterazioni. A chi mi ha letto io ho offerto il mio stomaco, aperto col divaricatore e coi ferri dal mio bisturi personale, che spesso si rivela un sapiente tagliuzzatore dei miei visceri molto più di quanto possano fare un paio di sparute insinuazioni che si fermano in superficie, in attesa che qualcosa di più interessante le spazzi via in un nanosecondo. Mi spiace, ma le tue sono state giustappunto appena spazzate via da qualcosa di più interessante. Nella fattispecie dalle mie preoccupazioni per combattere il caldo e diventare una persona migliore. Perché sai, in questo periodo non mi riconosco mentre guardo scorbutica e sudata il cassiere della tabaccheria che mi dice che ha finito le mie sigarette, e pertanto mi costringe a camminare sotto il sole fino al distributore più vicino. Però mi riconosco quando cambio idea e mi metto in macchina col finestrino aperto. E seguo le mie danze inconsce e lo so che prima o poi comincia a piovere se mi concentro per bene. E quando alla fine i miei riti mi accontentano accelero e metto su Kiss the rain a volume da denuncia e arrivo al prato di margherite più vicino. Poi scendo solo al momento in cui la pioggia diventa più invadente, quando decide lei chi comanda tra noi due e mi faccio violare senza protestare. Mentre l’estate mi scorre addosso sfoderando il suo miglior profumo d’erba bagnata e istinto libero. E forse m’abbraccia e mi tiene la testa coi polpastrelli umidi come se mi stesse studiando e poi memorizzando. Tutto questo mentre un goblin dispettoso o un folletto irlandese, fuggito appositamente dalla sua ninfea in cui era in corso un party casereccio tra elfi, se la ride pensando a quanto sono scema e mi strizza l’occhio.
Ecco cippaeccecc… in diretta dal mio stomaco, a volte con una differita di qualche ora o qualche giorno, queste sono le cose di me che mi piace comunicare alla gente. E per farlo non ho bisogno del blog di nessuno. Il mio basta e avanza. Se ci mettessi anche i particolari di gossip che piacciono a te rischierei di non dare un senso a blog come il tuo e tutto ciò sarebbe alquanto increscioso per me. Ognuno ha il suo modo per combattere il caldo. Tu vai in giro ad ipotizzare improbabili trame d’anonimato che persino qui sopra son diventate monotone e fuori moda ed io mi faccio una limonata con l’aspartame e schiaccio play su un ritmo che porta freschezza. È una strategia infallibile sai! E siccome comprendo che il clima torrido può dare alla testa un po’ a tutti t’invito a venire qui.. così Kiss the rain ce l’ascoltiamo insieme. È una canzone essenzialmente blu. Te la faccio gialla in un estivo moto di simpatia.
Appunto.
Click.
Play………………………..
Quando vuoi.
Hello
Can you hear me?
Am I gettin' through to you
Hello
Is it late there?
There's a laughter on the line
Are you sure you're there alone?
Cause I'm tryin' to explain
Something's wrong
You just don't sound the same
Why don't you…
Why don't you…
Go outside
Go outside
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I'm gone, too long
If you lips
Feel lonely and thirsty
Kiss the rain
And wait for the dawn.
Keep in mind
We're under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel
You can't wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Hello
Do you miss me?
I hear you say you do
But not the way I'm missing you
What's new?
How's the weather?
Is it stormy where you are?
Cause I'm so close
But feels like you're so far
Oh would it mean anything
If you knew
What I'm left imagining
In my mind
In my mind
Would you go
Would you go
Kiss the rain
And you'd fall over me
Think of me
Think of me
Think of me
Only me
Kiss the rain
Whenever you need me
Kiss the rain
Whenever I'm gone, too long
If you lips
Feel lonely and thirsty
Kiss the rain
And wait for the dawn.
Keep in mind
We're under the same sky
And the nights
As empty for me as for you
If you feel
You can't wait till morning
Kiss the rain
Kiss the rain
Kiss the rain
Hello
Can you hear me?
Can you hear me?
Can you hear me?
18:14
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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11/07/2004
RELAX...
Cammino a grandi falcate. Mi sbuccio le ginocchia.
A casa tutti bene.
03:34
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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25/06/2004
DIETRO LA VENEZIANA
Ogni tuo desiderio è un ordine. Spegnerò le luci. Non vedrai nulla che abbia anche solo un vago sapore di me. Ci sarà buio e forse freddo. L’hai scelto tu ed io t’asseconderò. Non ci sarà spazio per i brillanti pezzi di vita che abbiamo diviso lungo la strada. Al primo guizzo di questa luce entrambi guarderemo altrove. E mentiremo a noi stessi facendo finta di aver dimenticato. Ma io mi conosco fin troppo bene. Protesterò silenziosamente davanti a questo buio. E quando quella luce mi passerà di fianco io farò come quando da bambina guardavo dritta nel sole fino a farmi lacrimare gli occhi. Non m’importava dei danni, del verde che s’impastava nel rosso delle venuzze per lo sforzo. Per me il coraggio di guardare la luce era più importante della minaccia di perdere la vista. Schiverò i nostri ricordi illuminati solo per le prime volte. Poi mi stropiccerò gli occhi e guarderò. E il mascara mi righerà il volto.. non so se per la commozione o per l’intensità di quei vissuti che non sono più accecanti come credevo. Aprirò uno spiraglio senza sprecare movimenti inutili. E farò pianissimo così tu non mi sentirai. Permetterò a quella luce d’invadere la mia ombra. La farò filtrare subdolamente fin sopra la mia faccia. Ti sbircerò nella penombra e sarà mia cura non lasciarmi vedere. Saprai che sto guardando solo se i tuoi pensieri riusciranno a scovare, tra i rumori della sera, l’impercettibile suono della veneziana che si apre verso la luce un po’ alla volta. Solo allora saprai davvero quanto i miei occhi temano il buio e quanto i miei ricordi siano incapaci di starti lontano.
02:12
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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22/06/2004
ALLA CORTE DEL GIULLARE
Ohibò che meraviglia! Aspettavo questo momento da secoli.. ed ecco che finalmente alla corte del giullare si parla anche di me! Questa mattina il signor Bis luscus s’è svegliato dopo una difficile nottata di cattiva digestione. Il piatto forte della cena era stato la celebre peperonata delle elezioni, a cui bisognava per forza dare un po’ di sollievo col consueto bicarbonato della menzogna. Il nostro Jean Valjean nazionale (ho rubato per fame.. stiamo lavorando per voi), noto cabarettista di Arcore, ha riversato le critiche conseguenze della sua acidità di stomaco post perdita del 10% degli elettori, proprio contro la mia categoria. Impossibile per me tacere mentre si grida all’ennesimo complotto. Il mio stomaco, rinfrancato dalla nuova badilata di merda che il premier s’è tirato sui piedi, intona a sette voci il motivetto a lui sconosciuto di “bisogna saper perdere”. Ma lui non può perdere. Non fa parte della sua mistica missione. Non rientra nella sua oppiacea religione che anestetizza le menti con discutibili volantini pubblicitari, che t’invia direttamente a casa o con miliardi di sms (come dimenticare gli ormai celebri messaggini dal mittente PresDelCons che invitavano il popolo italiano al voto; costo del servizio 5,7 milioni di euro, nessuna dichiarazioni ufficiale su chi abbia sostenuto questa spesa, reato di violazione della privacy con migliaia di denunce per tim, vodafone e wind per aver illecitamente fornito i numeri di cellulare, notoriamente riservati). E quindi se al nostro beniamino capita di dover giocare a monopoli alle nostre spalle e di perdere il parco della vittoria allora è di sicuro colpa di Luigino che ha barato. Ma come chi è Luigino? Il figlio di quell’insolente e nostalgica giubba rossa che fa il portalettere a Cologno Monzese. Una specie in via d’estinzione da queste parti. “Eppure io l’ho visto – grida stizzito il burlone - che passava dodici volte dal VIA per prendersi le ventimila lire, l’ho visto che truccava le carte d’imprevisti e probabilità per farsi capitare le buone solo al suo turno. Non gliel’ho detto subito perché sono educato. Però è normale che adesso mi vendico a fine partita e lo sputtano. E giuro che con lui non ci gioco più. Tiè!… (pausa di riflessione.. colpo di fazzoletto per asciugarsi il cerone che gli cola addosso col caldo, anche’esso colpa degli sporchi comunisti.. al premier certi arcaismi piacciono oltre misura da sempre … che hanno corrotto l’anticiclone delle azzorre) Eh si perché questo Luigino, anni 27, fresco di laurea, l’han messo a far la spia dei comunisti (ci risiamo con gli arcaismi…n.d.r) proprio nel seggio elettorale dove mi si doveva per forza dar ragione perché c’avevan messo la trisavola del Confalonieri, che doveva metter la croce sulla bandiera dell’Italia insieme a tutte le sue amiche d’uncinetto”. Eh già… beata ignoranza… Altrimenti poi l’Italia perdeva agli europei e mandavano fuori il Trap che le donne dicono che è tanto un bell’uomo educato e simpatico. Ma come non eran gli europei? No nonna.. gli europei sono un’altra cosa.. quelle sono le europee. Devi proprio dirglielo alle tue fedelissime compagne della canasta del mercoledì che quelle bandiere tricolori che si vedono appese ai balconi non son lì per Berlusconi, ma per la nazionale di calcio. Sì lo so che sono uguali, e tu hai 97 anni e non capisci la differenza, ma fidati.. ti dico che è così. Il nipotino della Dora che ti dà sempre i bacetti se gli metti in mano i gianduiotti anche a ferragosto non grida “Forza Italia” da 15 giorni come un forsennato. Lui grida “Forza Azzurri!” ed è un’altra cosa, anche se tu non la capisci perché ai tuoi tempi le minacce erano più palesi e meno subdole. E comunque tu sei abituata ad obbedire da sempre. T’intimavano di “mettere la croce sulla croce” (che poi era uno scudo crociato ma tu non avresti comunque capito la differenza), altrimenti andavi all’inferno. E non credo che ci sia minaccia peggiore dell’inferno per una pia donna degli anni cinquanta. Era un ordine e tu eseguivi. Così come regalavi la fede di tuo marito quando qualcuno ti gridava “Oro alla patria!”. Si tratta sempre di manipolazione della gente e se non la capivi allora, nonna, non la capirai nemmeno adesso che è tutto talmente accattivante da non sembrare nemmeno una minaccia. Adesso vanno di moda le promesse di un nuovo messia: meno tasse per tutti (a casa mia siamo freschi freschi di dichiarazione dei redditi: abbiamo risparmiato l’esorbitante cifra di SETTE EURO rispetto allo scorso anno), città più sicure, pensioni più dignitose. Chissà quanta dignità in più avrai trovato nella ultima busta dell’imps. Solo quella però, perché di soldi in più neanche l’ombra. Ti basta leggere l’importo in lire per credere d’aver preso di più. Ci vuole così poco a plagiare menti acritiche che si affiderebbero anche a Lucignolo pur di conservare la speranza di una vita migliore che non hanno ancora mai visto. Certo è tutta colpa di quel bruttone che va in giro in bicicletta: quel Prodi… l’euro è tutta colpa sua. È colpa sua se prima compravi il pane e il latte a millecinquecento lire e adesso lo paghi due euro e gli stipendi statali dei tuoi nipoti insegnanti son rimasti uguali. Però sai nonna, se non c’era Prodi forse a quest’ora stavamo a far compagnia allo zio Gavino di Buenos Aires che è rimasto in mutande dopo una vita d’onesto lavoro. Si nonna, lo zio Gavino che parla mezzo spagnolo e mezzo napoletano. E l’unica cosa che capisci dalle cartoline che t’arrivano a Natale e Pasqua è “accà es no bueno! Venite a pigliarme!”. Non le capisci queste cose, nonna? Peccato! Infatti due domeniche fa l’hai messa lo stesso la croce sulla bandiera dell’Italia, sperando che ci fosse quel bel ragazzo del Del Piero che parla agli uccelli, il San Francesco minerale del secondo millennio. Ti piace quasi più delle telenovelas su rete 4.. eh sì perché la tua televisione non prende altri canali. Manco avesse un satellitare apposito per dirigerti là dove c’è il faccione di Emilio Fede (spesso corredato da bava post elettorale calcificata). No, nonna, non hai votato per l’Italia. Quella croce l’hai messa sul partito del re dei giullari. Hai fatto il tuo dovere e forse il nipotino Fedele e i suoi amichetti verranno a mangiarsi la lasagna che gli hai preparato con tanto amore domenica prossima, puntuale alla mezza come tutte le brave famiglie.
Vabbè usciamo dal sarcasmo e facciamo i seri. Ho scritto questa cosa perché stamattina il capo del governo ha fatto una sortita destinata a permanere a lungo nei libri di storia (come le corna, il fatto del kapò ed altre genialate di repertorio). Nella fattispecie ha scandito a chiare lettere che l’unico motivo che giustificasse in qualche modo il calo di Forza Italia alle europee fosse la palese contraffazione delle schede elettorali in suo favore, ad opera di una manica di manipolatori scientifici della volontà popolare. Il premier si riferisce agli scrutatori di opposto schieramento politico, che egli stesso definisce "un esercito di professionisti del centrosinistra ai danni dei nostri dilettanti, che puntualmente vengono fatti fessi". Ecco… io sono una di queste persone. Sono stata tre giorni rinchiusa dentro il tribunale della mia minuscola città di cui s’ignora quasi l’esistenza, almeno dalla linea gotica in su, e sono stata addetta proprio alle schede annullate di provinciali ed europee. Un seggio piccolo, solo 900 elettori. Ho cercato di essere super partes e di non farmi influenzare dalle mie convinzioni politiche. Ma il dato che mi è saltato agli occhi è stato lampante. Su un campione di 500 votanti su 900 elettori almeno il 40% erano persone di età superiore ai settanta, istruzione di base inesistente, tasso di alfabetizzazione da capogiro. Al momento dello spoglio la maggior parte delle schede in contestazione esprimevano effettivamente una preferenza per Forza Italia. E ora ne spiegherò anche i motivi. Quello che ho notato io: in tutti i casi di preferenze espresse verso la lista di Uniti nell’Ulivo, Di Pietro, Rifondazione Comunista (che pessimo nome per un partito.. perché io mi occupo di Russia da otto anni e credetemi.. il comunismo non lo rifonderei…) la volontà dell’elettore era espressa in maniera chiara e sufficientemente corretta. Gli errori più comuni sono stati D’Alema senza apostrofo, Santoro con la d al posto della t (testualmente: Sandoro, frequentissima sonorizzazione delle consonanti sorde T=>D, tipica del linguaggio parlato del centro-sud: scheda valida poiché la preferenza dell’elettore è chiarissima), qualche svista che esprimeva preferenza al parlamento europeo con i nomi di politici candidati invece alla provincia (in questo caso la scheda non è nulla, ma si dà solo il voto di lista al partito), e un paio di casi di voto disgiunto (una croce sui Comunisti Italiani e un’altra su Rifondazione, schede ovviamente annullate). Ma in generale l’elettorato di sinistra mi è parso formato da gente in grado di esprimere chiaramente la propria preferenza e faccio questa deduzione attraverso semplicissimi dati: grafia chiara ed impersonale, grafemi in stampatello standard, nessun segno particolare che potesse in qualche modo differenziare la scheda dalle altre. Da ciò deduco che gli elettori di sinistra posseggono almeno un’istruzione di base che gli consente di ricopiare pedissequamente un nome che hanno letto sul tabellone cinque minuti prima di entrare in cabina. Per quanto riguarda le schede del centrodestra le cose che saltavano alla mente erano altre: grafie corsive, palesemente redatte da persone anziane che sanno a malapena vergare il proprio nome di battesimo, scritture riconoscibilissime, tipiche di chi ha frequentato i corsi di calligrafia secoli fa (e poi è andato a lavorare nei campi per sessant’anni tenendo a mente solo i rudimenti di tale apprendistato), croci enormi e mai centrate entro l’ambito a loro destinato (si sa che gli anziani non vedono, spesso ci chiedevano di andare in cabina con loro per indicargli dove dovevano segnare; richieste ovviamente respinte), nomi dei candidati storpiati in una maniera davvero esilarante. Mi è parso d’intuire una maggiore alfabetizzazione tra gli elettori di Alleanza Nazionale. Qualche Giamfranco (Fini) con la M e tratti grafici demodè, ma vergati con sicurezza, probabilmente opera dei dieci signor Benito, classe 1928, presenti nell’elenco degli elettori maschi destinati il mio seggio, esponenti di famiglie secolarmente di destra “seria”, non come quella di adesso che si definisce destra moderata, dove la locuzione “destra moderata” è una contraddizione in termini. Ma nell’ambito delle schede per Forza Italia s’è visto di tutto. Mi sono trovata io stessa costretta ad approvare una scheda con su scritto Bellucone, (in corsivo e con una speciale vergatura di caratteri discendenti che toccavano il simbolo del partito sottostante), il che penso sarà oggetto di una fruttuosissima aneddotica politica nella storia della mia famiglia. Le varianti comunque sono state molteplici: Perluccone, Perluscone, Bellusconi, qualche scritta pressoché indecifrabile che è stata poi filologicamente ricostruita dalla nostra equipe come corrispondente a Pelucane. E così via discorrendo per ben 22 schede. C’è da dire che la maggior parte di queste schede sono state ritenute comunque valide e sono state regolarmente conteggiate sin dal nostro primissimo scrutinio. Noi del seggio ci siamo limitati a fare un verbalino delle schede che ritenevamo degne di contestazione e a scaricare la patata bollente in mano alla magistratura. Insomma, i voti di lista e le preferenze espresse anche in questa maniera così sui generis sono stati comunque assegnati subito. Abbiamo annullato solo le schede palesemente non valide: quelle contenenti numeri o altri segnali distintivi, volontariamente apposti per rendere la scheda riconoscibile, e le numerosissime schede di voto disgiunto: in tantissimi hanno apposto la croce sia su Forza Italia, indicando Berlusconi (sempre ribattezzato con divertentissimi surrogati del suo nome), sia su AN (prediligendo Fini agli altri candidati della lista). Abbiamo sentito spesso telefonicamente tutti gli altri presidenti di seggio per farci confermare di aver agito tutti secondo un criterio d’annullamento comune, perfettamente in linea con le guide esplicative ufficiali nazionali, fornite insieme a tutto il materiale elettorale, che abbiamo consultato in sede di spoglio. Quindi l’unica cosa che mi viene da pensare è che questo presunto annullamento di schede valide di cui siamo accusati dal presidente del consiglio sia opera delle solite toghe rosse che s’infiltrano tra i magistrati quando c’è Berlusconi di mezzo. Poverino. È sempre perseguitato.. se non dalla legge, lo è senz’altro dalla sfiga. Ma com’è possibile che con tutti i cavolo di processi che ha il gentiluomo becchi sempre spietati giudici di sinistra, tutti comunisti, stalinisti e stacanovisti? Se fossi in lui mi cercherei una buona fattucchiera per farmi togliere la macumba. Ma Berlusconi non ha bisogno nemmeno dei maghi dell’ultimora. Lui le magie se le fa da solo (ricordate… è il fautore del nuovo miracolo italiano no?). infatti quando i giornali domani titoleranno queste sue dichiarazioni a caratteri cubitali, stando attenti a non cambiare nemmeno una virgola nella sua singolare sortita, il nostro beniamino dirà che è la solita mistificazione comunista per fraintendere tutto ciò che dice e per perpetuare l’opera di denigrazione che da sempre si attua contro di lui. Dirà che i giornalisti hanno capito male e che lo fanno apposta per screditarlo agli occhi della nazione. Cito in proposito un passo di un articolo tratto da la repubblica.it che domani sarà di certo oggetto di crucifige da parte del premier:
“È il solito numero berlusconiano delle accuse sparacchiate a raffica contro chi ha osato batterlo, un numero nel quale ricompaiono i pezzi forti del suo repertorio (la sinistra "illiberale e autoritaria", i giornalisti che gli hanno teso "un agguato preordinato", la stampa che gli nega il meritato trionfo, la libertà in pericolo, "il futuro dei nostri figli" eccetera), ma con due importanti novità. Una è la divertente spiegazione del meccanismo della truffa. Solo uno che non abbia mai messo piede in un seggio elettorale (e ignora l'incancellabilità della matita copiativa) può accusare qualcuno di "cancellare" i voti a un partito per assegnarli a un altro. Non si può. La storia dei brogli è piena di preferenze aggiunte e di schede annullate, ma il trasferimento del voto di lista non è mai riuscito a nessuno (salvo che nelle visioni berlusconiane). La seconda novità è che il capo di Forza Italia, leader della Casa delle Libertà e presidente del Milan ha evidentemente dimenticato cosa sta facendo in questo momento: il presidente del Consiglio. Se l'è scordato dieci giorni fa, quando ha violato la legge elettorale con il suo comizio in pieno seggio. E se l'è scordato ieri, denunciando brogli immaginari che - se fossero accaduti davvero - avrebbero dovuto essere avvistati, impediti e puniti proprio dal governo. Cioè da lui. Qualcuno lo avverta (o almeno gli mandi un sms)”.
(cfr. testo integrale)
.
Messo alle strette davanti alle registrazioni della sua dichiarazione, Berlusconi se ne uscirà con uno dei suoi più splendidi trucchetti da mago zurlì: s’impettirà per guadagnare dieci centimetri d’altezza, tirerà fuori tre o quattro colpi di tosse per ricordare alla gente che il suo tumore è sempre in agguato (speriamo di no.. lo farebbero martire), sfodererà il più smagliante dei suoi sorrisi da telemarketing e dirà, placido e tranquillo: “Io? Non l’ho mai detto!”. Allora qualche rarissima testa pensante che l’ha votato arrotolerà la bandiera tricolore e la userà stasera per tifare contro la Bulgaria. La mia manina lobotomizzata e a quanto pare stalinista, si mette un abito lungo fino ai piedi e si lascia scappare un irrefrenabile gesto dell’ombrello. Quello che non ho potuto fare in sede di seggio elettorale. Ma ce l’avevo proprio qui nel cuore. A sinistra
18:22
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IL POTERE DEL RICORDO
Ancora una volta la parola soffoca in un delirante mutismo. Parlerei se sapessi cosa dirti. Ma in momenti come questo vorresti solo che le mani accorressero in tuo aiuto a carezzare i pensieri dell’altro, ad accoglierli senza sprecare suoni, a sfiorarli dolcemente senza toccarli. Ma non ho mani qui. Ho solo la mia voce e le mie parole e finora me li sono fatti bastare. Ancora una volta saprò cosa farne. Sarò parsimoniosa ed essenziale.
Mi limiterò ad allentare in fretta i passanti della cintura per fare del mio grembo un comodo giaciglio in cui potrai liberare i fantasmi. O gridare se occorre. O stare zitto se il silenzio è tuo desiderio. O nessuna di tutte queste cose. Tutto quello che posso fare è preparare la cintura attraverso un abile lavorio di passamaneria. Non ho altro. Ho la mia pancia e la mia morbidezza, ho cosce possenti, tanto avvezze al sapore salato dei dispiaceri altrui. Ho le mie orecchie, qualora avessi voglia di parlare. Non ho altro. Se la vita si prenderà ancora gioco di te i capelli di fuoco spargeranno ancora essenze mitigate sul tuo capo chino. Il loro aroma presuntuoso ti anestetizzerà e forse non ti farà pensare. Questo è il mio unico potere. Perché questo è il potere del ricordo e perché questo è il destino che spetta il creatori di magie come noi.
01:00
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20/06/2004
BUSH-A-PORTER
Una donna è capace di fare un sacco di cose quando ci si mette. Il dramma è che le piace farle per bene. Che si tratti di manicure o di sterminio ha poca importanza. A lei piace farlo in maniera impeccabile, senza sbavature. Avremmo potuto mostrarvi la signorina in questione mentre era dal parrucchiere in posa scultorea, o mentre si dedicava alla sua attività più prolifica e meno innocua per gli altri esseri viventi: un forsennato quanto meticoloso gardening. Mentre invece abbiamo deciso di mostrarvela al meglio di sé, mentre si dedica alla sua più divertente passione… a giudicare dal sorriso che sfoggia per l’occasione. Accanto alla signora non c’è un dolce di panna e cioccolato come si converrebbe alle misure estasiate di quel sorriso. C’è un uomo chiuso in un sacco di plastica. Ha la bocca aperta e probabilmente puzza. Ma la signora non sembra farci caso. Ebbene sì signori miei, Miss Sabrina Harman ha deciso di abbandonare la sua ridente villetta bifamiliare con le cascate di glicini che fanno corona ad un limpido ruscelletto da giardino made in USA, per venire a dedicare la sua splendida dentatura nella sua interezza ad un umile lillà iracheno senza vita dentro il carcere di Abu Ghraib. La soldatessa pare davvero felice di aver chiuso il nemico nel sacco di plastica da cui non uscirà mai più. È contenta e soddisfatta di sé. Ha applicato alla lettera ciò che le è stato insegnato dal suo esimio presidente, che da sempre ama dilettarsi nel dare la morte alla gente nelle desolate lande texane. Miss Sabrina Herman ha portato i suoi bei riccioli color miele fino in Iraq, e lì ha sfoggiato il suo nome da regina, sopracciglia depilate e una perfetta manicure nascosta dai guanti anticadavere di gomma verde. “In Iraq vincerà la democrazia!” tuona l’assassino mentre smonta dalla sua mountain bike nel suo ranch di Crawford. È indubbio che questo sorriso agevolerà facilmente il clima festoso di quest’affermazione, perché a nostro avviso è proprio la strada giusta per una sana e fervente democrazia. Accidenti e pensare che per farlo fuori basterebbe un salatino!
02:32
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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17/06/2004
CONOSCIAMOCI MEGLIO
1. Che ore sono? Che ve lo dico a fare? Lo sapete che sono le 4 di mattina no?
2. Nome che c'è nella tua carta di identità : Valeria
3. Nomignolo/i: Cigno
4. Numero di candele che avevi sulla tua ultima torta di compleanno: 26
5. Data in cui di solito spegni quelle candele? 21 novembre
6. Animali "domestici": un gattaccio pelosissimo più incazzoso di me
7. Colore degli occhi: verdi
8. Numero di scarpe: 39-40
9. Profumo: Tresor di Lancome
10. Occhiali: media miopia con puntine di astigmatismo tendenti al rialzo causa pc
11. Piercing: vari sulle orecchie ben nascosti dai capelli e uno antico all’ombelico, da tempo in disuso (ah i bei tempi quando potevo uscire a panza da fuori)
12. Tatuaggi: per carità
13. Quanto ti piace il tuo lavoro: ad avercelo un lavoro!
14. Luogo di nascita: il centro del lago dove cantano le sirene (stonando)
15. Residenza attuale: indefinita, se Roma non mi dà asilo politico
16. Hai già bevuto un cuba libre: io vodka (nota costruzione sintattica serbocroata)
17. Ti sei già ubriacato?: ho studiato russo
18. Ti sei già innamorato?: Io? Vi risulta? Io sono incapace di amare
19. Hai amato qualcuno al punto di piangere? Cazzo e adesso come li spiego tutti quei fazzoletti lì!!!
20. Hai già avuto incidenti in macchina? Ho un rapporto psicotico con le lamiere e ho i miei motivi
21. Che macchina possiedi? Alzi la mano chi non sa della cinquecento fucsia sempre in giro per l’Italia
22. Porte? Tre.. ahimè.. basta solo essere un po’ atletici
23. Sprite o 7up? Acqua
24. Coca cola o pepsi? Coca cola light (vecchie paranoie sulle calorie)
25. Lemonsoda o Oransoda? Limone batte arancia dieci a tre (tranne nella mia marmellata selfmade)
26. Caffè normale o con panna? Con panna ma a parte (perché l’“a parte è fondamentale nella vita”)
27. Coperta o piumone? Entrambi se la finestra aperta (ovvero sempre)
28. Lasciare o essere lasciati? Essere lasciati. E quei sensi di colpa dove li metti poi!?!
29. L'insalata che più ti piace? Valeriana, rucola e mandorle tostate
30. Colore delle calze? Nere a volontà. Colorate a tinta unita da abbinare a codini e t-shirt (altra fissazione ai limiti della paranoia)
31. Numero favorito? 8
32. Perchè? Perché c’ha la pancia. Anzi due!
33. Ti piace essere baciato? Dipende … è una questione di salivazione
34. Film preferito? Prima dell’alba.. se proprio ne devo dire uno
35. Parola d'ordine? Rifletti e sta zitta
36. Computer o Ps? Computer io? Mai usato. Se arrivo alla play station chiamate il 118
37. Che ne dici dei film porno? Che se non ci fossero gli uomini scoperebbero molto meglio. Al meglio suscitano un’interessante ilarità
38. Giorno della settimana? Quello in cui nessuno mi rompe le scatole
39. Canzone preferita attuale? Animal instinct dei Cranberries
40. Programma della televisione? In tv guardo solo Dawson’s creek e E.R. (oddio e i gialappa’s?.. le iene?… e la pubblicità del galbanino? sgrunt)
41. Hai già nuotato nudo al mare o in piscina? Che le fanno a fare le calette isolate per i cigni allora!
42. Meta turistica preferita? Il mio letto e un po’ di resto del mondo
43. Ristorante preferito? Quello sotto casa mia
44. Fiori preferiti? Rose blu e orchidee bianche bordate di viola
45. Materia meno interessante? Economia e giurisprudenza (vade retro)
46. Bevanda alcolica? Ho studiato russo (vedi sopra)
47. Posizione preferita? Entrambi appesi ad una liana in salotto, appositamente acquistata, con lui vestito da tarzan e io che ballo il lago dei cigni ogni volta che lui mi gira. (ovviamente a letto con un sacco di cuscini)
48. Alimento preferito? I pallantoni rossi di lindor
49. Quando fai l'amore sei silenzioso? Non troppo ma non sopporto chi grida perché quasi sicuramente finge, come tutti quelli che fanno casino nella vita
50. Alimento afrodisiaco per te? Che domande? La nutella!!!
51. Cena a lume di candela o luce piena? Chi è stato a casa mia sa che vivo circondata da candele
52. Ristorante o fast-food? Ristorante, ma mai troppo elegante
53. Quando è stata l'ultima volta che sei stato all'ospedale? Lasciamo perdere vah!
54. Di che colore è il tappeto della tua stanza? Lo scendiletto è celeste come le lenzuola
55. Che nome aveva il tuo pupazzo preferito da bambino? Le mie bambole Matilde e Agnese
56. Quante volte hai fatto l'esame per la patente? Guido da quando avevo 15 anni
57. Come ti vedi da qui a 10 anni? Serena, morbida, tanti figli nel marsupio in giro per le città del mondo
58. L'ultime due e-mail che hai ricevuto? Se lo dico poi l’anonimo si esalta con la fantasia
59. Sei stato condannato per qualche crimine? Tutte le mie colpe sono crimini per i quali mi punisco già abbastanza da sola
60. Il negozio che sceglieresti per spendere i soldi? Tutto ciò che esalti la mia vanità: principalmente libri e creme in profumeria
61. Cosa fai quando ti senti giù? Prendo la chitarra
62. Qual è la parola o frase che dici più volte? “Glub” (tipica deglutizione cignesca sonora)
63. Nome dell'amico che vive più lontano da te? Il mio cervello. Risiede spesso in separata sede dal resto però sotto sotto ci vogliamo bene. Beh in passato mi scrivevo con uno di Vladivostok.. ma da qui a chiamarlo amico…
64. Cosa che ti fa più arrabbiare? Me stessa
66. A che ora vai a dormire? Perché io dormo?
67. Qual è la persona che meno probabilmente ti risponderà a questa mail? Non so nemmeno se la manderò
68. Che ore sono? È sempre notte. L’alba arriva sempre al momento sbagliato nella mia vita. E non la so riconoscere
69. Una cosa alla persona che ti ha mandato questa mail? Grazie karamellina ke mi segui sempre anke se non ho mai fatto nulla per te. Sto vincendo persino le mie storike resistenze sulle k
70. Chi ti risponderà a questa mail? Perché la manderò a qualcuno? (Vedi sopra). Ci puoi scommettere!
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Nota bene:
ringrazio KARAMELLA per la splendida immagine che ha scelto per me e per la faticaccia che ha fatto ad andare in giro per tutti i miei link ad annunciare la pubblicazione del mio “conosciamoci meglio” (mi sono sentita un sacco vip e non credevo che questa cosa potesse dare una certa soddisfazione). Già che sto qui ne approfitto per pubblicare un’importante
Se e quando tornerò sulla chat di piazza Virgilio mi collegherò esclusivamente con il nick
ilcantodelcigno. Chiunque si presenti con altri nick affini e voglia farvi credere di essere me è un impostore.
15:50
Scritto da : ilcantodelcigno@v
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