14/07/2008
Se Dio non avesse voluto che ci toccassimo ci avrebbe fatte con le braccia più corte

Oddio non è che adesso che ho esordito con la citazione inneggiante all’onanismo selvaggio, rubandola ovviamente da uno dei manualetti di sopravvivenza con cui mi sono sollazzata nella toilette durante l’ultimo calvario postuniversitario (l’unico posto dove mi sono concessa letture scelte da me medesima che non avessero nulla a che vedere con la didattica delle lingue e letterature straniere) io mi senta meglio. La vecchiaia avanza. Sono sui trenta e mezzo e il tre davanti ai dati anagrafici comporta un certo cambiamento di stile. Nel senso che: 1) sudo di più perché la pressione è più bassa di prima. Conseguenza: inno popolare a San Condizionatore (in pentametri giambici per deformazione professionale), patrono di tutte le creature invernali che mal tollerano i climi torridi 2) la vista non è più quella di una volta e quindi gli occhiali mi servono per mettere a posto le lettere come si fa nei cassetti dei calzini e collant (io da brava ossessiva compulsiva li tengo tutti in fila in ordine per gradazione decrescente di colore). I bei tempi in cui potevo permettermi di tenermeli qui accanto al mouse e di inforcarli solo per pose sexy da segretaria semitroia o per controllare se i miei gatti stessero mordicchiando cavi fondamentali all’apparato telematico sulla lunga distanza sono ahimè terminati. 3) quello che la piattaforma ha fatto al mio blog nel corso degli anni mi impedisce di riconoscerlo e di farmi tornare la voglia di curarlo.
Allora … ragioniamo. La parte nostalgica si appresta a festeggiare i cinque anni di blog. A quei tempi non ci voleva la laurea in informatica con specializzazione sul settore html per mettere una foto tua e personalizzare questi orribili template preconfezionati. In verità ero già andata sul sito di tor vergata a vedere se mettevano il corso online perché effettivamente il titolo mi manca, ho ancora un paio di spazi vuoti sulla parete-angolodelsecchione del mio studio work-in-progress, e il senso di vuoto lasciato dalla SSIS dopo due anni di martirio pseudointellettuale è di per sé incolmabile. Meno male che la gente che mi circonda mi guarda perplessa quando prendo queste iniziative. Soprattutto quando le porto avanti. È che fondamentalmente non mi va (grazie a Dio ho desistito). Potrei emigrare su splinder e ricominciare da capo. Ma questo porterebbe alla chiusura definitiva di questo spazio, che avevo lasciato fondamentalmente a posto e mi son ritrovata peggio della casa di Dorothy in Kansas dopo opportuno intervento di tornado e strega dell’ovest in azione congiunta. E cazzo non ho le scarpette rosse. Cioè ho rispolverato un paio di sandali Regina Schreker fondamentalmente scarlatti che usavo una ventina di chili fa, ma non posso farci tre passi senza sottopormi al letale rischio di rovinose cadute, ridicoli traballamenti e vene varicose. Io sono ampollosa e prolissa con le parole (sto citando la mia prof di italiano della prima media… Dio abbia in gloria i suoi capelli color carota, la sua vocina stridula e monotono e i pasticcini che ci offrì quando andammo a casa a trovarla perché le avevano sfilato la safena dall’inguine… ed era tutta colpa nostra). Appunto lo sono con le parole, ma lo sfondo lo voglio scarno, chiaro, minimalista, sostanziale. Posso concedere al più una delle mie fatine color pastello a fare da cornice.. ma mi serve il codice, e devo inserirlo in una teoria di lettere e simboli che sembrano il mio msn quando i gatti saltano sulla tastiera e chiacchierano con i miei netfriends o i libri del mio ex ex ex ex ex fidanzato ingegnere (che mi ha ovviamente mollato alle soglie dell’altare anche per la mia intrinseca incapacità a decifrarli). Insomma le scarpette non funzionano, ma voglio tornare a casa! Non so che scrivere perché a parte la cellulite e le solite pippe sul mio aspetto, che avevo anche una vita fa quando ero il clone di anna falchi (tette originali), sono davvero felice. E soprattutto sono serena. E non pensavo che questa cosa l’avrei mai detta. E neanche pensata. Né qui sopra né altrove. Non so nemmeno spiegare cosa è successo. I problemi non sono certo finiti. Quelli ci sono sempre e non se ne andranno mai. Il template con cui mi presento al mondo anche fuori dal blog è effettivamente degenerato in una cosa che agli occhi non è bella da vedere, se paragonato a quello che c’era prima. Eppure se mi guardo non vedo più il chirurgo attento e folle che imbraccia i suoi arnesi tagliuzzanti verso la mia lingua o l’interno cosce (tanto per citare quelli di cui mi sono più pentita) e inneggia a qualche parola che finisce sempre con suffisso –one (mutilazione, glottoasportazione, liposuzione ecc…). Vedo una versione di me sorridente e calma, senza logorrea, amenorrea e diarrea. Mangio a tutti i pasti (o quasi). Se mi concedo un gelato non va a finire nel cesso di casa. Se mi devo sputtanare soldi continuo a prediligere il sushi, ma penso anche che c’è da andare da Ikea a vedere il tavolo della cucina perché gli spaghetti si mangiano seduti (seduti Valeria… i cuscini a terra non valgono) e la bolletta di fastweb da pagare. Di Lui non parlo. Non sono pronta. Se qui sopra ho detto peste e corna di quasi tutti gli imbecilli di cui mi sono circondata nel corso della mia vita so con certezza che Lui qui sopra non c’andrà a finire. E io non ho abbastanza credibilità per parlare della gioia. Anche quando smette di essere muta e ha qualcosa da dire. Certo che mi parla, ma lo fa sussurrando piano piano perché le mie orecchie sono delicate quanto la mia bocca è aggressiva. Non ho rimpianti su nulla. Ho amato moltissimo e sono stata amata altrettanto. Ho avuto dalla mia vita tutto quello che ho sempre spasmodicamente ricercato: amori impossibili e tormentati, di quelli per cui si scrivono fiumi di parole; indimenticabili flirts che hanno pompato la linfa nel mio corpo altalenante e mi hanno fatto girare sulle montagne russe, mi hanno mandato in paradiso e poi all’inferno e poi in punizione e poi in visibilio. Mi hanno dato tutto quello che cercavo: passione, instabilità, tormento, notti insonni, incubi, lacrime gridate e lacrime sommesse. Insomma cose di cui scrivere pagine adolescenti che non smetterò mai di amare. E che non mi pentirò mai di aver concepito. La cosa fica è che l’amore adulto non perde nulla di tutto questo, ma assume una qualità che a tutto quello che c’è stato finora è mancata come il coperchio sulla pentola in cui lessi il cavolfiore (lo mangi ed è buonissimo ma ti puzza tutta la casa): la sicurezza, la certezza, l’assenza totale di pippe mentali. L’amore adulto ti prende in una mano, ti ci racchiude anche se pesi sette quintali e sei due metri e ti culla al ritmo che stabilisci tu. Ti consente di cacciare le palle ed uscire fuori dal guscio quanto ti pare, ma non smette di essere un morbido giaciglio in cui cercare riparo, conforto, amore per se stessi o anche il semplice riposo. Eh sì… finalmente ho imparato a dormire in due. A vivere in due. A condividere veramente senza desiderare di fuggire da nessuna parte. E non ho dovuto seguire nessun corso accelerato per corrispondenza. È successo e basta. E se sto zitta è solo perché un po’ rosico che tutti mi dicano che questo mio status di serenità dipende dalla sua presenza. È ovvio che è vero. E non sono più il finto supereroe che fatica ad ammetterlo. Ho fatto pace con la mia umanità molto più di quanto io stessa sia disposta ad ammettere in pubblico. Ma la novità è che probabilmente per la prima volta in vita mia ho incontrato una persona che non ha avuto solo pretese, ma che mi ha concesso finalmente lo spazio di amarmi e Dio solo sa quanto avessi disimparato a farlo. E una volta ripreso a voler bene a me so che non smetterei anche se lui se ne andasse (devo scrivere un manuale di autoaiuto: “donne che amano troppo la pastasciutta: come sopravvivere al trauma abbandonico, superarlo ed essere felici”. Non ho ancora capito bene come funziona perché mi sono rifiutata di razionalizzare per principio, però ora so che l’amore che posso offrire da quando mi voglio bene è di qualità infinitamente migliore. Non ci sono ragnatele, né pantani (non il ciclista, parlavo come sempre da bravo cigno dei soliti acquitrini stagnanti). Non ho più bisogno di contorcermi e strisciare per sopravvivenza. So volare ora. Non avevo mai smesso di farlo e non me n’ero accorta. L’avevo scordato perché ero troppo occupata a punirmi o a farmi del male per colpe che ora so di non aver mai commesso. È come se mi avessero concesso un premio bonus dopo tutto sto dolore di cui io mi sento in buona parte responsabile, anche se ho avuto un valido aiuto dalle paranoie delle persone che ho avuto accanto. Ho smesso di sognare una vita color pastello perché ce l’ho già e l’ho sempre avuta. E posso finalmente avere a che fare con tutta la tavolozza di colori senza paura. Non temo il vermiglio del sangue, il marrone della terra e nemmeno il bianco panna delle nuvole e degli abiti da sposa. Li so gestire. Mi hanno inserito una funzione definitiva nell’hard disk interno e non può crashare perché c’ho lavorato sopra e non smetterò di farlo. So che ho scritto l’ennesimo papiello che poche persone avranno voglia di leggere. Probabilmente qualcuno lo riterrà noioso più del solito perché la suspance della sofferenza è più divertente da leggere delle morbide ed ovattate e fresche onde della quiete. Ma io che ho sputato qui tanti dei casini che hanno colorato di fosche tinte la mia adolescenza, ci tenevo almeno a postare a tutte le persone che hanno diviso questa roba con me il più tenero e sereno dei sorrisi.
Valeria (che del cigno non ha quasi più bisogno)
17:35
Scritto da: ilcantodelcigno@v
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Commenti
azzz, hai postato... e si che hai postato..ora leggo e poi ti dico, aspetta per le foto ti mando blue, artista, marina e qualche altro che ne sa più di me, però non dovrebbe essere difficile, ma hai visto mai!!!
Scritto da: halya | 14/07/2008
Io l'ho letto, e fino in fondo.. ne dubitavi? Splinder è terra straniera per chi come noi due di myblog ha fatto una casa con giardino, non hai bisogno di luaree per capire come mettere una foto, o come funziona, devi solo eliminre quei commenti che fanno tantanto come si dice pubblicità, una pulitina alle ragnatele che afffiorano qua e la, o se hai trovato la serenità, bhe mi sembra giusta che dedichi un pò di tempo alle faccende domestiche, quindi prendi scopa e paletta, e scopettino per le ragnatele, una bella rinfrescata alle pareti e VAIII. Inaguriamo una nuova stagione, alcuni sono ancora qui, altri li scopriremo man mano, e che mica siamo donnine che hanno paura? Qui abbiamo messo radici e i germogli ce li portiamo ancora dentro, qui abbiamo riso e pianto, in verità più riso, me le ricordo ancora le conversazioni a tre... anni e non ci siamo ancora stufate vorrà pur dire qualcosa o no?
Scritto da: halya | 15/07/2008
bentornata Valeria. Leggerti è come entrare in un labirinto: è difficile trovare una via di uscita...se poi, invece di trovare te trovo quell'imbecille di artista del 69, perdo tutta la poesia. Salutoni a quella COZZA di Halya
Scritto da: mario | 16/07/2008
Bentornata Valeria e bentrovato al mio caro Mario.Ti conviene sterilizzarlo subito il Mario.Lui è un nanetto simpatico e biricchino (come Berlusconi)che si attacca ai blog delle femminucce,o meglio ci si "arrampica".Basta poco,cancellare i suoi noiosi commenti ed il "piccolo diavolo", da un metro e basta, sparisce.Riguardo te,mi auguro di rileggerti presto.Qui dentro c'è bisogno di "ilarità".
artista1969
Scritto da: artista1969 | 16/07/2008
Visto che non cambia mai niente?
Scritto da: halya | 17/07/2008
Vito che non cambia mai niente qui? Le COZZE restamo indigeste ai più, soprattutto ai piccolo ominidi.
Scritto da: halya | 17/07/2008
Ominidi: Famiglia dell’ordine dei primati comprendente l’uomo moderno (Homo sapiens) e tutte le forme fossili aventi un rapporto diretto o collaterale con la linea evolutiva che ha portato fino a esso. Ne fanno parte, quindi, oltre a Homo sapiens, le altre specie del genere Homo (Homo erectus, Homo habilis e Homo floresiensis) e tutte le forme del genere Australopithecus.
Ciao COZZA, Ominida, ma sempre COZZA!
PS. Te lo prometto, Valeria, non lo faccio più.
Scritto da: mario | 17/07/2008
uhm quanto fervore e manco so arrivata. si si su dai litigate. il mio trasloco è noioso. non c'è niente di bello in tv e non mi va di leggere. su su pigliatevi a capelli e fatemi ricordare come ci si diverte qui. lotta nel fango zum zum zum
Scritto da: Valeria (sempre quella) | 18/07/2008
uhm quanto fervore e manco so arrivata. si si su dai litigate. il mio trasloco è noioso. non c'è niente di bello in tv e non mi va di leggere. su su pigliatevi a capelli e fatemi ricordare come ci si diverte qui. lotta nel fango zum zum zum
Scritto da: Valeria (sempre quella) | 18/07/2008
Non vale,Mario ha il parrucchino!
artista1969
Scritto da: artista1969 | 18/07/2008
Sai che non ho avuto mai problemi a leggere i tuoi papielli, l'ho fatto anche quando sei andata via e credevo che non scrivessi più. Invece qualche volta tornavi e io leggevo. Se mai quello che mi inquieta è il tuo parlare di template, hard disk e crashare (che vor dì?)Sono passati cinque anni, è vero, la piattaforma di tanto in tanto cambia, ma i miei progressi rimangono pari allo zero. Per fortuna trovo sempre qualche simpatica amica/o che mi aiuta. E poi... chissene della tecnica. Anche per me contano le parole e se non sono prolissa (o lo sono?) è solo perché non voglio stancare. Per il resto, bentornata a te (piccolo accenno nel mio post di oggi), spero ti fermerai un po', magari per i prossimi cinque anni.
Scritto da: setteparole | 18/07/2008
vieni cigno bello che ti faccio vedere che uomo neh!!!
Scritto da: ilnanomario | 18/07/2008
a me piacciono i piselli
Scritto da: mario il nano | 18/07/2008
Meno male...smetterò di cercare candide piume su Lungotevere.
Scritto da: Liminare_206 | 19/07/2008
Quando si parla di femina
mi sbraccio per essere il primo
ma oppongo a discorsi sull'anima
il mio solito sguardo bovino
Scritto da: ilnanomario | 30/07/2008
ma si può sapere chi cazzo sei, ilnanomario?
Hai la poetica di un rappista: se la metti in musica SPACCHI!
Va bene così Valeria, ti sto divertendo?
Scritto da: mariocandido | 05/08/2008
è passato un anno da questo scritto e mi rendo conto solo adesso di quante tempo è trascorso senza mettere piede su my blog. E tutto sommato mi sento più libera di prima e meno vincolata a me stessa. Sono felice di averti letto in colori pastello rosa ed azzurro, spero che tutto questo cielo sia rimasto intatto. Ti chiamerò. Ti chiamerò. Una strega qualunque
Scritto da: unastrega | 17/07/2009
Ciao Cigno,
cercavo su google un video di Troisi e mi sono felicemente ritrovato (metaforicamente) tra le tue braccia. Devo dire che questa è stata una delle rare volte (se non l'unica) che ce l'ho fatta a leggerti tutta. Mi fa immensamente piacere che la vita ti va bene (a parte il clone di Anna Falchi che come dici è andato a farsi fot****), ma vogliati bene che il resto viene da se.
Vedo che nonostante sia passato un bel po' di tempo il posto è ancora frequentato dai "vecchi" blogger e se mai ci ripassi di nuovo lasciane traccia che tornerò a trovarti.
Ciao tesoro, un bacione con grande affetto.
Scritto da: softbear | 20/09/2009
Accidenti ne prendo due con un colpo solo! Per Cantodelcigno: un caro saluto ovunque tu sia.
Per Softbear: ti avevo anche linkato nel mio blog su splinder, anche se ho perso le tue tracce nel 2005. L'ho fatto per vecchia amicizia, per mantenere vivo il ricordo di un tempo lontano, ora quel link da circa due mesi non porta da nessuna parte, è stato privatizzato. Pensavo tu avessi definitivamente lasciato, evidentemente mi sbagliavo, io mantenevo il link e tu mi avevi da anni dimenticato.
haffner
Scritto da: haffner | 28/06/2010
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